A occhi aperti, di Jean Aquaviva

Estratto del libro “A occhi aperti”, di Jean Aquaviva, Zona editrice, 2019.

Sinossi: “Il critico d’arte di origini còrse Daniel Sinclair, che vive nel quartiere milanese di Brera, è uno studioso della pittura post-impressionista. Impegnato nella scrittura di un saggio su Van Gogh, si reca a Copenaghen in compagnia di Sonia, la sua amante. Qui incontra lo scrittore francese Pennac – il cui nonno paterno è còrso – e l’amico psicoterapeuta David, grazie ai quali il ricordo delle radici famigliari assume il carattere di una vera e propria riconciliazione con il passato. Daniel si sposta poi in Francia, a Tolosa e ad Albi, ospite degli amici Andrea e Sara, per approfondire lo studio di Toulouse-Lautrec: ma l’artista basca Marika spariglia le carte in tavola. Una serie di avvenimenti porterà Sinclair a vedere il volto feroce, senza veli o deformazioni, delle sue relazioni con l’altro. Su tutta la vicenda si riverberano i quadri dei due artisti prediletti, quasi numi tutelari che accompagnano il protagonista nel suo percorso catartico, di maturazione e consapevolezza.”

L’arte degli angeli

Entrati alla Cinemathèque, ci sediamo a metà della sala, Marika al centro, io alla sua destra e Andrea a sinistra. Con il passare del tempo ho la sgradevole sensazione di sentirmi di troppo, perché Marika e Andrea confabulano a lungo tra di loro in attesa che inizi il film.

Poi, d’un tratto, Marika si scosta da lui e finalmente, quando iniziano i titoli di apertura, si rivolge a me: “Vedrai, è un capolavoro. Se non ti piace nemmeno questo, non ti parlo più!” E tira fuori la lingua, facendomi una smorfia, come una bambina dispettosa; quindi, si gira subito verso il grande schermo, tanto che non faccio in tempo a mostrarle il mio sorriso. M’immergo nel film.

“Quando il bambino era bambino…” è una fiaba, questo film è una fiaba per bambini. Ecco gli angeli. Cassiel è più distaccato, Damiel – che nome simile al mio! – è più empatico, s’innamorerà, lo sento. I bambini li vedono, certo, non poteva essere altrimenti. Il bianco e nero: la vita senza il tempo è grigia. Squarci di colore. L’angelo ha trovato la porta d’accesso al tempo: la trapezista. Eccola, entra nella roulotte e lui la segue… Damiel sente i pensieri di Marion – che espressione sul viso di Bruno Ganz! Non la dimenticherò – : “Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia?” Proprio così: il tempo è la dimensione dell’essere, la vita ne è la forma. E l’arte? … Ci sarà posto per l’arte nel film?

Altri pensieri della trapezista: “Come devo vivere? Forse non è per niente questo il problema: come devo pensare?” L’angelo ora non può non innamorarsi. È entrato nel nucleo più intimo della donna: o proverà imbarazzo o si innamorerà. E non è detto che l’imbarazzo non sia il primo passo verso l’amore.

“Hai mai incontrato un angelo?”

La domanda di Marika mi fa sussultare. 

“Non saprei… Io non credo nell’esistenza concreta degli angeli.”

“Ne sei proprio sicuro?” 

“Sì, potrei forse crederci senza accorgermi?”

“Perché no?”

“…”

“Ci sono angeli fatti di carne e ossa, persone che si affacciano nella tua vita e senza conoscerti bene sanno sentire ciò che provi, darti coraggio… Pare che siano in grado di prendersi cura di te senza sforzo, accompagnarti nel tuo viaggio.”

Come una scintilla che scocca, a queste parole fa breccia nella mia mente il discorso di Dagmar, di quasi due anni fa, sul trovarmi una donna che sia anche un angelo, una guida verso me stesso.

Rispondo: “Non so se ho mai incontrato una donna così.”

“Io ho parlato di angeli, non di donne!” Mi sussurra Marika, con tono più forte, all’orecchio. E poi, scandendo bene le sillabe: “Tu vuoi innamorarti!”

Mi volto e la guardo negli occhi. Lei mi fissa da vicino e continua: “E se non hai ancora visto un angelo, vuol dire che non tieni gli occhi bene aperti.”

“Però ho provato a innamorarmi…”

“Sensazioni, emozioni, sentimenti: sono moti interiori che passano, se prima non hai visto bene.”

Marika mi prende la mano e la stringe con calore. 

“Quando vedi un angelo, permettigli di entrare nel tuo guscio, lascia che ti prenda per mano, e seguilo, troverai una strada che ha un’anima.”

Ora mi lascia la mano, si allontana dal mio viso e torna a guardare il film. La osservo muoversi girando gli occhi, finché non scorgo dietro al suo lo sguardo serio e incuriosito di Andrea. Ci fissiamo per un attimo, poi entrambi torniamo a guardare il grande schermo. Io però sono ormai distratto dal viso di Marika. Continuo a scrutarlo di sottecchi, mentre lei non mi rivolge mai uno sguardo. Sembra molto assorta nel film, ma è difficile notare le sue emozioni… A volte esplode in una risata fragorosa e prolungata, che risuona nella sala quando il pubblico è in silenzio. Ha un originale senso dello humour. Come gli angeli caduti sulla Terra dal cielo di Berlino.

Peter Falk si sta provando i cappelli. È una scena molto divertente. Ma è solo uno sprazzo di umorismo nella malinconica poesia del film. Cassiel non riesce a evitare che un giovane si getti dalla torre dell’Europa Center. NO!!!

Peter Falk avverte la presenza di Damiel: “lo sento che ci sei…”; è un ex angelo, e ha scelto di vivere e di morire. “Mi piacerebbe vedere la tua faccia, giusto per guardarti negli occhi e dirti quanto è bello essere qui… Quaggiù è bello fumare, prendere un caffè… e se lo fai insieme è fantastico.” Poesia del quotidiano e della condivisione. L’angelo che cosa può condividere?

Damiel si decide a farsi uomo: “guardare non è guardare dall’alto, ma ad altezza d’occhio,” dice a Cassiel, ed entra nel tempo. La prima cosa che impara sono i colori. I colori sono solo luce, e la luce entra ed esce dagli occhi. Ora cercherà la trapezista. Gli occhi si riconosceranno. Dove avverrà? A un concerto rock: si canta ‘From her to eternity’, presente Nick Cave in persona. Ecco l’arte come linguaggio del proprio esistere: Damiel ha trovato la strada per l’eternità, e può viverla. Prima si muoveva nell’eternità ma non ne sentiva la grazia. La musica mi avvolge… Voci in lontananza.

“Hei! Vuoi rimanere qui tu a chiudere il cinema?”

Apro gli occhi. Andrea con la solita presenza di spirito mi richiama alla realtà. Stanno finendo i titoli di coda. Quanto tempo sono rimasto a occhi chiusi a sognare gli angeli? 

Andrea: “Daniel, sono stanco morto, andiamo?”

“Andiamo!”

……………………………………

“Vuoi assaggiare?”

Marika è seduta al centro del divano letto, nella penombra, con due bicchieri in mano. A quanto pare, stava aspettando che io passassi dalla sala per offrirmi da bere. Mi avvicino e mi siedo sul bordo del letto, a una certa distanza, girato verso di lei. 

Chiedo: “Che cos’è?”

“Assaggia e basta.”

Sorrido e obbedisco.

“È un liquore, forte… e amaro. Che gusto strano.”

“È l’assenzio.”

“Davvero? E dove l’hai trovato?”

“Me lo ha regalato Ouspensky. Viene dalla Russia.”

“Ho sempre desiderato assaggiare l’assenzio, il liquore degli artisti impressionisti e post-impressionisti! Ti ringrazio!”

“…”

“Quali effetti può avere?”

“Eh eh! Io dico interessanti.”

Beviamo il secondo bicchiere senza parlare. Ci troviamo a fissarci. Nessun pensiero passa per la mia mente, e sento la testa leggera, come sospesa per aria.

“Tu potresti essere il mio angelo… Ma non lo sai.”

Continuo a fissarla, per nulla stupito delle sue parole. Lei mi riempie di nuovo il bicchiere e mi osserva. Bevo d’un sorso questo liquore odoroso e mi ritrovo il suo viso immutato davanti al mio. Sento nella mia testa la sua voce pronunciare: “Mi piacerebbe vedere la tua faccia, giusto per guardarti negli occhi e dirti quanto è bello essere qui.”

Mi avvicino piano a Marika; ecco, ora siamo vis à vis, con le labbra a pochi centimetri. Lei sembra aspettarmi, chiude gli occhi. Le nostre labbra si baciano. Un caldo, umido bacio traboccante di passione. 

Senza motivo, mi alzo, barcollando. Raggiungo la porta della mia stanza. Mi volto. Lei ha aperto gli occhi ma è rimasta immobile, con le labbra ancora semichiuse.

Mi sento dire: “Lo so.”

I suoi occhi cercano i miei, li trovano. 

Quindi, con un movimento lento, abbasso la maniglia e scompaio dalla sua vista.

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