Silvia Belfiore, lo spirito del pianoforte contemporaneo

di Guido Michelone

Esistono figure di artisti in Italia che meriterebbero una diversa attenzione per i valori culturali che esprimono al massimo grado e che vivono sulla loro pelle con intensità, passione, intelligenza. Una di queste è la pianista, musicologa, performer Silvia Belfiore, unica donna in Italia a suonare esclusivamente musiche colte contemporanee, come dimostra un fresco cd giapponese dal titolo Contemporary Piano Works (edito dalla Da Vinci Classics), tutte anteprime mondiali di musiche scritte fra il 1968 e il 2001 di autori come Giacinto Scelsi, Aldo Brizzi, Horatiu Radeluscu, Nicola Cisternino, Ernest Helmut Flammer, di varie scuole riferentesi alla fase della post-dodecafonia, che talvolta flirta con la corrente minimalista spettrale; a parte Scelsi – ormai un ‘classico’ noto in tutto il mondo, su cui Silvia lavora come studiosa sin dall’università -, gli altri compositori appartengono perlopiù alle ultime generazioni, diversi tra loro per cultura, stile, asse spaziotemporale, ma racchiusi in una performance discografica da unicum virtuosistico anche laddove il silenzio agguanta i suoni. 

Silvia è bravissima anche in Sounds And Images (Gauliana, Malta) nell’affrontare dal vivo il repertorio del neoromantico Federico Gozzelino (al quale poi dedicherà un cofanetto di 7 CD dal titolo Suoni e…), in cui riesce persino a migliorare un linguaggio evocativo reiterato dal susseguirsi di spezzoni melodici, ritmi martellanti, sprazzi impetuosi. Le musiche dei 7 CD che Gozzelino compone tra il 1980 e il 2018, si ispirano di volta in volta a pittura, fiaba, poesia, religione, vita quotidiana, universo femminile. Di “Suoni e… Federico Gozzelino integrale dell’opera pianistica”, Silvia Belfiore esegue tutto alla perfezione, offrendo in tal modo la sintesi ideale di un’autentica summa di arte pianistica e musica contemporanea di stile postmoderno e neoromantico, che attinge a Chopin, Debussy e Philip Glass, anticipando persino autori come Ludovico Einaudi, Cesare Picco, Enzo Bosso.

Ma Silvia, da grande artista poliedrica, sfiora persino il jazz con l’album Black Lands assieme al polistrumentista Andrea Morelli (flauto e sassofoni), autore a sua volta del progetto Both People (Claire de Lune), per tre sax, basso e batteria, a rivendicare la stagione del free arrabbiato e dell’impegno civile su un argomento di tragica scottante attualità. Black Lands Tribute To Africa (uscito anch’esso per la cagliaritana Clair de Lune) vede quindi il duo Belfiore (pianoforte) e Morelli (sassofoni e flauto) impegnato a suonare dieci pezzi ispirati in varie maniere al Continente Nero: ci sono gli autori classici autoctoni (Grove, Nketia, Onovwerosuoke, Uzoigwe, Yifrasheva da Nigeria, Sudafrica, Etiopia, Ghana, eccetera), due jazzisti quali Duke Ellington e Abdullah Ibrahim, un insospettabile come John Cage e lo stesso Morelli nel ricordo di Asmara. Gli interpreti insistono giustamente sui valori ritmici e sulla bellezza melodica di ciascun brano, preservandone la singolarità espressiva. 

Che altro si può dire di Silvia Belfiore? Per chi avesse la fortuna di studiare con lei al Conservatorio Vittadini di Pavia o a partecipare a workshop e masterclass in Portogallo, Spagna, Brasile, California, Togo, Costa d’Avorio, Tanzania (ovviamente in Italia dalla Sardegna al Piemonte), si troverebbe davanti a una persona interessata alle più variegate forme di espressività umana e di collaborazione artistica, perché, in fondo, Silvia Belfiore incarna lo spirito del pianoforte contemporaneo.

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