La parola autunno

di Stefanie Golisch

a quelli che non possiamo conoscere

La prima volta, l’ho visto davanti alla stazione, lunghi capelli
grigi, valigia scalcinata, ombrello rosa pallido sotto il braccio,
lentamente si stava incamminando per non so dove, io avevo
appena perso il treno o forse non avevo perso il treno, ma la
parola autunno, il che suona più poetico e quindi c’è da
insospettirsi immediatamente,

la verità è che per qualche
motivo che non ricordo, in quel giorno, mi ero trovata in
stazione dove avevo notato un uomo mai visto prima con
un naso molto lungo che mi aveva dato l’impressione di essere
venuto non per caso, ma per un motivo ben preciso, infatti,
il giorno dopo l’avevo trovato seduto sul Ponte dei Leoni,
disegnando con la punta dell’ombrello dei cerchi nell’aria, mi
ricordo di aver pensato eccolo! prima di continuare per la mia
strada, una sera, invece, l’avevo visto frugare nella spazzatura,
avrei potuto offrirgli degli spiccioli, ma non volevo offenderlo
con la miseria della mia carità, almeno è questa la motivazione
che mi piace ricordare, gli avevo dedicato poi una poesia nella
quale, a un certo punto, mi ero seduta accanto a lui, sempre
in stazione, per salutare tutti quelli che sarebbero arrivati
e tutti quelli che sarebbero partiti e tutti quelli che erano
sempre indecisi, sempre sulla soglia,
come diceva quella
poesia, tutta falsa, perché, in realtà, non mi sono mai seduta
accanto a lui, a un certo punto, semplicemente, non l’avevo
più visto, è vero, però, che di tanto in tanto mi sono ricordata
di lui, così come distrattamente ci vengono in mente delle cose
del passato che non c’entrano niente e ci imbarazzano pure o
delle questioni che forse abbiamo risolto con delle risposte
troppo facili come per esempio quel finale poetizzante, il
punto è che bisogna lasciare stare le cose e gli uomini, sono
quelli che sono e non quelli che noi vogliamo che siano,
quindi dei perfetti sconosciuti, la storia di quell’uomo dal
naso molto lungo, comunque, non era ancora finita, ma
questo l’ho capito soltanto l’altro giorno, quando, dopo tanti
anni, mi è capitato di rivederlo, invecchiato, eppure con aria
serena, seduto su una panchina in mezzo a tante valige colorate,
posso dire che mi è sembrato che anche lui mi avesse notato,
ma non sono sicura, la verità è che non so assolutamente chi
sia e cosa c’entri con la mia vita, eppure non posso fare a
meno di associarlo, in qualche modo, alla parola autunno

2 pensieri su “La parola autunno

  1. Pingback: La parola autunno — La poesia e lo spirito | l'eta' della innocenza

  2. Laura

    Mi piace molto sempre e mi ispira dolorosamente quello che scrivi.
    Questo agosto che per me era già autunno in una città del nord della Spagna invece per davvero mi sono seduta su una panchina davanti ad un uomo anziano steso sul marciapiede con il carrello del supermercato parcheggiato ai suoi piedi tornata io indietro dopo aver intercettato un suo sguardo azzurro e disperato per una via elegante residenziale semideserta che discendeva dalla rocca in cima alla quale si vedeva il mare e le terre circostanti.
    Pochi secondi per decidere cosa dire, perché volevo toccarlo, con troppa impazienza, quello sguardo.
    Una scelta quasi infame o perlomeno davvero dura, la mia:
    ‘Que quieres?’
    il suo petto ha cominciato a muoversi velocemente dentro e fuori, io incredula e fredda.
    ‘Denaro?’ in una lingua assurda e ancora più infame.
    Ci guardavamo e lui ha scosso le braccia ‘vattene, vai oltre, lasciami’, diceva.
    infatti era inutile e stupida la mia domanda e in lui c’era tutta la vita che ben conosco e tutto il desiderio negato e l’amore ed era calligrafico il momento e la mia presenza vuota.
    Pure il mio petto allontanandomi ridiscendendo si era infiammato ma in mano avevo niente solo l’emozione di aver scosso un cane moribondo.
    Perbacco se ero io il cane e lui l’uomo.
    Me lo hai ricordato e l’ho scritto qui per non dimenticare.

    "Mi piace"

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