Il poeta perennemente innamorato. Rainer Maria Rilke nella traduzione di Raffaela Fazio


Da “Rainer Maria Rilke. Silenzio e Tempesta. Poesie d’amore a cura di Raffaela Fazio” (Marco Saya Edizioni), di prossima pubblicazione.

«[…] L’amore, secondo Rilke, è l’opera suprema di cui le altre non sono che la preparazione, la più alta testimonianza dell’uomo. Massima sfida tra le sfide che la vita presenta, esso comporta la disponibilità ad assecondare il movimento che lo rinnova incessantemente, e richiede un continuo lavoro sulla propria interiorità. Spirito e carne, indissociabili in questo processo, partecipano allo stesso mistero, un mistero che pervade ogni cosa e ogni creatura e che va al di là di qualsiasi morale.

Il dono di sé, l’abbandonarsi a un altro non è quindi il punto di partenza dell’amore, ma il suo approdo: la ricompensa di un lungo percorso, che forse l’uomo non è ancora in grado di completare. L’incompiutezza del cammino, invece di frustarne lo slancio, ne rafforza la tensione, proprio come avviene nella ricerca di Dio, questo “illustre amato” che ha “la prudente saggezza […] di non mostrarsi mai”, secondo le parole stesse di Rilke nella lettera del 1909 indirizzata a Elisabeh Schenk. L’amore per Dio e l’amore per un essere umano hanno in comune l’intensità di un desiderio che non si esaurisce e che non può essere convogliato in rigidi canali. Il desiderio apre uno spazio di libertà e rende l’uomo capace di riconoscere nei segni provvisori dell’esperienza terrena la presenza reale e vivificante, seppure sfuggente, dell’amato […]»

So milde wie Erinnerung 

duften im Zimmer die Mimosen. 

Doch unser Glaube steht in Rosen, 

und unser großes Glück ist jung.

Sind wir denn schon vom Glück umglänzt? 

Nein, uns gehört erst dieses Rufen, 

dies Stillestehn auf weißen Stufen, 

an die der tiefe Tempel grenzt.

Das Warten an dem Rand des Heut. 

Bis uns der Gott der reifen Keime 

aus seinem hohen Säulenheime 

die Rosen, rot, entgegenstreut.

(Da Dir zu Feier)

Delicato come la memoria,

nella stanza il profumo di mimose.

Ma la nostra fede è nelle rose,

la grande gioia giovane ancora.

Il suo splendore già ci circonda?

No, a noi spetta questo chiamare,

sostare immobili sui bianchi scalini

con cui confina il tempio profondo.

Ai bordi dell’Oggi ci spetta l’attesa

fino a che il dio dei semi maturi

dal colonnato dell’alta dimora

ci sparga davanti, rosse, le rose.

*

Mein Leben ist wie leise See:

Wohnt in den Uferhäusern das Weh,

wagt sich nicht aus den Höfen.

Nur manchmal zittert ein Nahn und Fliehn:

aufgestörte Wünsche ziehn

darüber wie silberne Möven.

Und dann ist alles wieder still. . .

Und weißt du was mein Leben will,

hast du es schon verstanden?

Wie eine Welle im Morgenmeer

will es, rauschend und muschelschwer,

an deiner Seele landen.

(Da Dir zu Feier)

Mare calmo, la mia vita: il dolore

ha dimora in case costiere,

non si arrischia fuori dai cortili.

Solo a volte, più vicino, più lontano, 

un tremolio: come argentei gabbiani

passano in alto, turbati, i desideri.

Poi ogni cosa torna alla quiete…

Sai dirmi che vuole la mia vita?

Lo hai già potuto indovinare? 

Carica di conchiglie come un’onda

del mare mattutino, rumoreggiando,

alla tua anima vuole approdare. 

*

Der Abend ist mein Buch. Ihm prangen

die Deckel purpurn in Damast;

ich löse seine goldnen Spangen

mit kühlen Händen, ohne Hast.

Und lese seine erste Seite,

beglückt durch den vertrauten Ton, –

und lese leiser seine zweite,

und seine dritte träum ich schon.

(Da Dir sur Feier)

La sera è il mio libro. Un vermiglio

bagliore di damasco la riveste;

ne disserro i dorati fermagli

senza fretta, con mani fresche.

Leggo la prima pagina scoprendo,

lieto, il suo tono familiare,

più sottovoce leggo la seconda,

la terza l’inizio già a sognare.

*

Du Dunkelheit, aus der ich stamme, 

ich liebe dich mehr als die Flamme, 

welche die Welt begrenzt, 

indem sie glänzt 

für irgend einen Kreis, 

aus dem heraus kein Wesen von ihr weiß. 

Aber die Dunkelheit hält alles an sich: 

Gestalten und Flammen, Tiere und mich, 

wie sie’s errafft, 

Menschen und Mächte – 

Und es kann sein: eine große Kraft 

rührt sich in meiner Nachbarschaft. 

Ich glaube an Nächte.

(Da Das Stunden-Buch / Das Buch vom mönchischen Leben)

Da te provengo, oscurità: 

ti amo più della fiamma che dà

confine al mondo

mentre risplende

per non so quale circonferenza 

di cui, fuori, nessun essere ha coscienza.

Ma tiene l’oscurità ogni cosa in sé:

figure e fiamme, animali e me,

così ci afferra,

potenze, uomini tutti. 

E, sì, lo può: una gran forza

si agita nelle mie vicinanze.

Io credo nelle notti.

*

Gott, wie begreif ich deine Stunde, 

als du, dass sie im Raum sich runde, 

die Stimme vor dich hingestellt; 

dir war das Nichts wie eine Wunde, 

da kühltest du sie mit der Welt. 

Jetzt heilt es leise unter uns. 

Denn die Vergangenheiten tranken 

die vielen Fieber aus dem Kranken, 

wir fühlen schon in sanftem Schwanken 

den ruhigen Puls des Hintergrunds. 

Wir liegen lindernd auf dem Nichts 

und wir verhüllen alle Risse; 

du aber wächst ins Ungewisse 

im Schatten deines Angesichts.

(Da Das Stunden-Buch / Das Buch vom mönchischen Leben)

Dio, come può essere da me capita

la tua ora, quando, volendola compiuta

nello spazio, ponesti a te dinanzi la tua voce?

Il Nulla era per te una ferita;

ad essa con il mondo desti pace.

Tra noi, pian piano sta guarendo.

I tempi trascorsi hanno bevuto

le molte febbri del malato;

e noi sentiamo già, in lieve moto,

il polso quieto di ciò che sta sul fondo.

Sul Nulla adagiati, gli diamo conforto, 

veliamo quello che è squarciato;

tu cresci però verso l’ignoto,

all’ombra del tuo volto.

*

Der Tod der Geliebten

Er wußte nur vom Tod was alle wissen:

Daß er uns nimmt und in das Stumme stößt.

Als aber sie, nicht von ihm fortgerissen,

nein, leis aus seinen Augen ausgelöst,

hinüberglitt zu unbekannten Schatten,

und als er fühlte, daß sie drüben nun

wie einen Mond ihr Mädchenlachen hatten

und ihre Weise wohlzutun:

da wurden ihm die Toten so bekannt, 

als wäre er durch sie mit einem jeden

ganz nah verwandt; er ließ die andern reden

und glaubte nicht und nannte jenes Land

das gutgelegene, das immersüße –

Und tastete es ab für ihre Füße.

(Da Der neuen Gedichte anderer Teil)

La morte dell’amata

Sapeva della morte ciò che è noto a tutti:

che ci afferra e scaglia nel silenzio muto.

Ma quando lei, non strappatagli d’un tratto,

no, piano dal suo sguardo allontanata, 

scivolò via verso ombre forestiere,

e in quelle lui avvertì, come una luna,

il sorriso di ragazza e la maniera

che lei aveva di fare il bene,

gli divennero i morti familiari,

come se fosse ognuno suo congiunto

grazie a lei; lasciò che parlasse la gente,

non credette, chiamò quel paese buono,

di eterna dolcezza. E tastandone il suolo 

vi andò cercando dell’amata le impronte.

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