5 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini. 6

  1. Colui che tiene in pugno il potere immenso
    di lasciarmi vivere verrà alla mia porta
    con l’arroganza del giusto.
    Entrerà in casa valuterà la mia vita
    separerà quel che ha un prezzo da quel che non vale.
    Ignorerà legami, sentimenti e desideri
    perché non sa che il loro prezzo si paga con monete
    che non possono tenersi in tasca.

    VERSI STUPENDI.
    COLPISCONO LA MENTE E ARRIVANO DIRITTI AL CUORE.
    … IN UN APPROFONDITA RIFLESSIONE.

    GRAZIE.

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  2. Marcello Comitini
    Il lamento del sognatore ©2019

    Lettura di Luigi Maria Corsanico

    J.S.Bach – Suite No. 5 in C minor, BWV 1011 – Prelude
    Stephane Tetreault, cello

    Immagine: L.M. Corsanico

    ~~~~~~~~~~~~~~~~~~

    Marcello Comitini – Il lamento del sognatore ©2019

    Colui che tiene in pugno il potere immenso
    di lasciarmi vivere verrà alla mia porta
    con l’arroganza del giusto.
    Entrerà in casa valuterà la mia vita
    separerà quel che ha un prezzo da quel che non vale.
    Ignorerà legami, sentimenti e desideri
    perché non sa che il loro prezzo si paga con monete
    che non possono tenersi in tasca.
    Lo guardo
    dal basso verso l’alto come un pesce boccheggiante
    in una bolla d’acqua marcia.
    «Amico – mi dirà col volto serio
    come una muraglia – forse non sai che rovisterò
    nella tua anima e porterò via
    ogni pensiero, ogni ricordo e la tua esistenza».
    Oh, lo so! Porterà via tutto chiuso nel sacco
    colmo di parole usate. Parole ormai scadute,
    che hanno il suono di un lamento,
    di singhiozzi soffocati sulla federa tiepida
    di un cuscino solcato da rondini
    all’ombra dei templi dove sono nato.
    Fuggono
    verso climi più ospitali
    verso cieli d’un azzurro intenso
    dove anche le nuvole sono bianche
    profumate di zagara, gelsomini e mandorli.
    Sono fuggito come le rondini
    segnando senza badarvi il mio destino
    d’evocare invano la felicità. Ma ora
    con le ali ferite il mio viaggio sarà
    in quel sacco sigillato
    da una cerniera arrugginita e forte
    come la catena che in fondo al mare
    tiene immobile il relitto di un vascello.
    Affondato da più di settant’anni
    miglia e miglia lontano dal suo porto
    con i pennoni spezzati e le vele lacere
    a ogni mutare di stagione ha visto
    attraversare liberi nell’aria
    migliaia di stormi migratori.
    Forse una corona di fiori senza profumo
    si strapperà dalle ali delle rondini
    galleggerà trasportata da un’onda
    che inconsapevole la lascerà
    a marcire sulla spiaggia sorvegliata dai templi
    e dal dio che riderà
    della mia esistenza e del tentativo
    vano e caparbio di sopravvivere
    equivocando l’evocare con l’esistere.

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