Dove viene il regno di Dio

di Giampaolo Centofanti

“Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: «Eccolo qui», oppure: «Eccolo là». Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!” (Lc 17, 20-21).

Qualche decennio addietro nella comunione osservavo nella Chiesa un certo possibile astrattismo, poi notai forse un passaggio verso un qualche spiritualismo.

Ora vedo l’eventuale rischio di un pragmatismo dell’incontro. Si può finire per sorreggere un sistema che si sta svuotando da solo svuotando drammaticamente anche il paese. E nonostante questo salvifico sostegno  magari non avere la consapevolezza, magari il polso della situazione, per andare sia pure nei tempi e nei modi adeguati a toccare il punto fondamentale della libera scelta della formazione nella vissuta identità ricercata e certo anche nello scambio con le altre.

L’incontro da solo omologa, spegne, fa comodo al pensiero unico alla fine consumista che ha devastato il paese. Un sistema che riesce a imporsi anche quando messo in minoranza alle elezioni. E poi persino accusa come immatura la ribellione della gente, certo proprio per le cause succitate talora istintiva ed usata da nuove oligarchie. Non si sviluppa adeguatamente l’obiezione di coscienza ma la si esalta o la si perseguita semplicemente secondo la mente dell’apparato.

Quasi sembra chiudersi il cerchio delle oscillazioni tra limiti diversi: spiritualismo, moralismo, poco incarnato; razionalismo identitario, ideologico; vivere variamente pragmatico. E ciò può aiutare. Perché non cercare umilmente il dialogo, il buono gli uni degli altri? Si potrebbero modulare in modo nuovo tante sfumature. Ma se si vuole imporre le proprie vedute si teme la ricerca sincera del vero con l’aiuto di tutti, non secondo formali, anche teleguidati, ruoli, competenze. Chiudendosi in vacui schematismi culturali. Persino quando nei proclami si caldeggia la sinodalità. Che può divenire solo una nuova parola d’ordine.

Fino a che punto è giusto preoccuparsi di chi non dialoga per costruire ma per distruggere l’altro e dominare? Occorre imparare, aiutarsi, a gestire con equilibrio questi problemi. Altrimenti con essi si spegne anche la vita, la partecipazione, la profezia, costitutivamente trinitaria. Si resta al bianco o nero. Le cordate, il potere, possono imperversare anche nella Chiesa con il rischio, già sperimentato, del decadimento. E progressivamente di una pesante manipolazione esterna. Troppo fortemente condizionati dalla geopolitica del tempo. Proprio quella manipolazione che una fittizia compattezza vorrebbe magari alle origini evitare. Il potere e i denaro di pochi. La gente riconosce con gioia l’amore che la comprende nei suoi bisogni, l’aiuta a crescere con semplicità, gradualità, per le sue sincere vie. Ma in questa fasulla uniformità civile, anche col disprezzo, le minacce, le persecuzioni, in questo burocratismo, viene variamente svuotata, tecnicizzata, isolata, estraniata. La solitudine si diffonde. La società corre verso un possibile vario crollo senza che nessuno trovi il modo di rallentare, di cambiare direzione. Vi è poi la legge del mercato che può sconsigliare anche chi teoricamente si professa rinnovatore di favorire la notorietà di un altro pure se vicino alla propria linea. Una più diffusa maturità potrà in molti modi aiutare.

Scoprire i doni degli altri, i propri limiti, entrare in un sincero, non forzoso, falsante, cammino con ciascuno, cogliere il bene ovunque sia, non meramente in riduttive strutturazioni pseudoscientifiche. In ogni caso aspetti che potrebbero far riflettere invece che giudicare. Dunque cercare la crescita, considerare le possibili difficoltà, senza condannare le persone. Imparare così a vivere le differenze, le divergenze, con una nuova, gradualmente diffusa, accoglienza di fondo. I pastori possono talora imparare meglio a lasciare sviluppare i carismi semplicemente cercando di aiutare la crescita comune. Che per queste vie può avvenire in modo più ricco, vicino, familiare, nello scambio delle esperienze concrete. Certo tenendo conto della maturazione nella fede. Anche le piccole, realmente possibili, aperture di ciascuno sono semi di vita rinnovata.

Almeno gradualmente, scelta personale dell’educazione scolastica nella vissuta identità, religiosa, filosofica, liberamente cercata e nello scambio con le altre. E di qui tra l’altro nuova partecipazione, a cominciare dall’informazione. Fuori di ciò anche movimenti antisistema che giungessero al potere costituirebbero senza alcuna valida attenuazione solo nuove forme di dominio di pochi. Necessita prima possibile avviare questo sviluppo dal basso perché la tecnologia nelle mani di pochi potrà sempre più diffondere solo la propria manipolazione a tutto campo. Bisogna riappropriarsi del potere prima che una fasulla globalizzazione ci renda del tutto automi schiavizzati. 

2 pensieri su “Dove viene il regno di Dio

  1. …. PERCHÉ NON CERCARE UMILMENTE IL DIALOGO, IL BUONO GLI UNI DEGLI ALTRI? …

    Perché? Semplice,
    Perché il dialogo invita ad un attento ascolto, invita ad un confronto, indica un rispetto, una relazione …. Il dialogo aiuta a comprendere i propri limiti…
    Il dialogo, invita a rispettare i tempi di ascolto prima di parlare … il dialogo ricorda che la mia libertà finisce dove inizia la libertà dell’altro….

    ….Il dialogo richiama ad un reciproco ascolto….
    … IL DIALOGO IMPLICA UN CAMBIAMENTO …
    … Dialogare significa scendere dal trono dove risiede L’io….

    SE INCONTRATE IL DIALOGO, AVVISATEMI. LO RAGGIUNGERÒ OVUNQUE ESSO SI TROVA…😊😊

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