Nicolini. Poesie, porte

oltre-la-soglia

visione cosmica

tra i capelli radi si intravede
la curva della terra
quel piegarsi rotondo dell’orizzonte
che non avevo mai visto

[…]

*

fatica di dio

[…]

gliel’ho fatto portare tanto tempo
a mia madre
dio per me
ma adesso tocca proprio
alla misera cosa di me
fare tempio del sacro
[…]

e comincia così:

col silenzio

*

[…]

non inconcepibile, lo conosciamo già
il niente di noi: tutto quell’esserci del mondo
e non esserci noi, tutta quella storia
tutto quell’altrove che non abbiamo testimoniato,
tutto quel primadinoi che ci ignora

possibile, dunque, e se già stato,
ripetibile: l’universo può,
anche senza noi può, esistere, continuare
– noi di nuovo niente,
riassorbiti chissà a cosa […]

succede già adesso ogni notte che andiamo via,
non siamo e restano di noi i nostri animalia:
lì che la tocchiamo la vita indifferenziata
la parte di tutti e la tutta

[…]

i buddisti per tutta la vita corrodono i confini
affinché l’io si perda nel restotutto e
venga meno il morso della paura
per morire biologici, atomi
casuali senza nome

ma perché così questo frattempo in cui
se chiami il noi
rispondiamo subito: eccoci, sì,
siamo

*

[…]

ma a volte ci sei d’improvviso

e per il tremore lo so
pànico
che sventra alla tua presenza

*

preghiera per mia madre 

se ti prego per questa donna
non è per farne privilegio
o eccezione dentro il mondo
non è perché lei meriti di più
non è perché più brava la preghiera

è solo per una faccenda d’amore
tra lei e me
tra te e me

è per usarti come tu vuoi
per dare a te presenza
e a noi significanza

*

[…]

quando la luna ritardataria
si sfilaccia come bianchissima bambagia
nell’azzurro sbiadito
di un settembre cittadino
potrebbe succedere piano piano
che di trasparenza in trasparenza
andassero via le case le auto
la gente il rumore e
rimanesse solo il mondo – solido di terra
marrone

*

sventramento

a una cert’ora – un’ora circa
prima del tramonto
quando le ombre scavano i volumi
e a forme tondeggianti si gonfiano
le cose ti toccano morbide vive
e casette gialle nelle pieghe in fronte al sole
si accendono isolate come luminarie
e il rumorio del mondo sta di là staccato
con dentro anche te che pensi
e di qua resta solo un corpo che
muove spazio ai suoi passi –
a quest’ora a volte
sei pianeta nell’orbita
filo d’erba al vento
questo sasso che rotola davanti al tuo piede

*

Noi moriamo con quelli che muoiono:
Ecco, essi partono, e noi andiamo con loro.

[Eliot, Little Gidding]

Ho sempre sognato uno di quegli addii
in quiete rispettosa con un dolore trattenuto
amorosamente pensando cosa dovesse sapere
sicura che mi avrebbe letto, sentito

oppure, come peggio
bagnare la garza per le labbra screpolate
tenere la mano, carezzare i capelli
sorridere al velo negli occhi di morfina

invece litighiamo come matti
– e non è un modo di dire

*

Con le poesie di Tre porte ad un padre Milena Nicolini (Modena, 1948) affronta l’esperienza della morte del padre. Lo fa attraversando  l’ interrogazione più propriamente religiosa e filosofica, frontale e inquieta («alla parola degli uomini è dato / potere nominare dio: / non è segno di grandezza / ma bisogno», Prima porta); la riflessione critica più pacata propria dell’età matura («un pensarci dentro»,  quando, citando East Coker di Eliot, con la vecchiaia «il mondo diventa più strano, la trama più complicata / di morti e di vivi», Seconda porta); e infine la rievocazione di quanto in una storia vi è di più irripetibile e contingente e pure tende alla condivisione, con una continua apertura dall’io al noi («Memento mei», Terza porta, che è la parte del libro più ampia e variegata).
Del resto, Tre porte ad un padre intreccia il livello individuale a una dimensione più ampia già a livello di struttura o tessitura, essendo interamente costruito come dialogo tra voci di tempi e luoghi diversi: tutti i testi dell’autrice sono preceduti da frammenti tratti da «Grandi Maestri e Maestre» che, scrive nella nota finale, «sono venuti a parlare con me, anche casualmente, [e] mi hanno permesso di percorrere il dolore».
I Maestri, oltre al già citato Eliot, sono Celan, Bufalino (Diceria dell’untore), Foscolo, i Vangeli, Szymborska, Dickinson, Menicanti… Ma nonostante i numerosi numi e i simbolismi e i filoni religiosi convocati, il percorso si sottrae al rischio di diventare edificante o convenzionalmente letterario: l’esperienza mantiene un suo nucleo pulsante di irriducibile insensatezza e indicibilità. Come leggiamo in una delle ultime pagine: «e poi io non ci credo / non ho mai visto uno morire / neanch’io sono mai morta». Di fronte alla morte ci ritroviamo tutti lapalissiani (in senso comico-tragico, creaturalmente disarmato), e per questo non possiamo smettere di scriverne e leggerne.

*

download.jpg

Milena NICOLINI
Tre porte ad un padre
Rossopietra Edizioni, Modena 2011
104 pp., 12 euro

Immagine: Italo Lanfredini, Oltre la soglia

*

2 pensieri su “Nicolini. Poesie, porte

  1. “l’esperienza mantiene un suo nucleo pulsante di irriducibile insensatezza e indicibilità”, che è ciò che la poesia dovrebbe essere in grado di saper dire. Poesie davvero belle, come bella è la recensione.

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Nicolini. Poesie, porte | Crudalinfa

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