La questione di fondo

di Giampaolo Centofanti

Si può rilevare nella Chiesa un oscillare tra vari orientamenti. Alcuni più vicini ad un certo razionalismo, fino ad assumere criteri in parte ideologici. Altri che non si riconoscono in tale astrattismo ma non trovando il sostegno di una cultura rinnovata si rifugiano spesso in due limitate tendenze variamente distanti anche tra loro. Una di queste si focalizza su una crescita prevalentemente spirituale demandando il vasto campo dell’umano concreto alla cultura intellettualista vigente. Vista con vario sospetto ma anche senza conosciute alternative. Si finisce così nello spiritualismo, in un considerare un cammino solo delle intenzioni profonde ma con forti rischi di schematismo, di poca incarnazione. L’altro invece è un orientamento pragmatico che cercando di non restare impelagato nelle astrazioni del razionalismo e dello spiritualismo si getta nel vissuto senza trovare però più distintamente riferimenti alternativi. La cultura di fondo, pur vista con sospetto anche qui, resta quella in varia misura dei ragionamenti a tavolino.

Un esempio tipico di questa dipendenza delle suddette tendenze dallo pseudoscientismo imperante è la perplessità con la quale si può talora per esempio nella Chiesa guardare alla psicologia contemporaneamente dando forte credito, meglio una forte, anche scaricabarile, delega ad essa in tanti discernimenti concreti. Lo psicologo cristiano oggi magari in quanto cristiano vive e trasmette una fede variamente astratta e in quanto psicologo affronta il paziente in modo intellettualistico, tecnico. Talora dunque al più fede e psicologia anche nello psicologo cristiano risultano non poco accostamenti meccanici di questi schematismi. Quando si sostiene che vi è un incontro di storiche tendenze magari non ci si avvede delle giustapposizioni di aspetti riduttivi, parziali, dell’umano.

Non è l’amore a misura, dal vivo, non è il discernimento, la consapevolezza, del cuore, la via. 

Non di rado non si è appunto ancora trovata più nitidamente la strada della coscienza spirituale e psicofisica nella luce serena che scende con delicatezza, dove accolta, nella vita di ogni specifica persona. Qui sta forse la chiave decisiva di ogni questione odierna. Si nota proprio nel complesso delle riduttive tendenze sopra citate il desiderio di cogliere l’umano mancante ma anche la difficoltà a non finire in un nuovo limite proprio anche a causa di una strutturazione generale razionalista.  

Il corso della storia stessa della Chiesa col suo alternarsi di orientamenti stimola ad uscire dalle proprie schematiche sicurezze imparando a crescere nella condivisione. Nella vita insieme, nella accoglienza, nel venirsi incontro, si possono percepire tanti stimoli positivi.

Ma anche posti in un più profondo ed equilibrato centramento nel cuore nella luce serena sempre si tratterà di un infinito cammino di crescita con ciascuno. In tale percorso potrà gradualmente maturare una cultura rinnovata a tutto campo nella quale si assimileranno nel quotidiano nuovi più vivi ed equilibrati paradigmi. In realtà più semplici perché più naturali, meno cervellotici, meno astratti.

I fondamenti essenziali del discernere quando radicati in tutta una cultura appaiono come ovvi anche dove riduttivi e in varia misura distorcenti. Anche quando si sentono comunicare visuali nuove le si interpreta inconsapevolmente dalla propria vecchia griglia di riferimento. È una grazia aprirsi al nuovo venire di Dio, anche, come visto, tramite i contributi delle altre persone.

In vario modo ideologismo, moralismo, pragmatismo vitalista, sono tendenze che troviamo anche nella società e che mostrano le vie per le quali pochi potenti possono teleguidare il mondo tramite gli schematismi della cultura e degli apparati. Tali astrazioni tendono a spegnere i cuori, il vivo, sincero, discernere, anche facilitando tante false giustificazioni.

Il tempo sembra portare tendenzialmente al pettine questi nodi. In un crescendo la società sembra a rischio di crollo a tutto campo dovuto al tecnicismo imperante. Esso non viene agevolmente superato da orientamenti che non aprono a concrete più adeguate, integrali, soluzioni. Solo una visione meglio centrata dell’uomo, dell’uomo vivo, specifico, potrà più pienamente stimolare una ripresa della vita anche civile

(https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2019/03/05/news/la-dittatura-di-un-pensiero-unico-che-non-ammette-repliche-1.33685450 ). E ciò sarà difficile senza favorire fin dalla scuola la formazione nella identità liberamente cercata e nello scambio con le altre. Senza il libero contributo di ciascuno si potrà sempre imporre qualche gruppo di potere, anche antisistema, che si arrogherà il diritto di decidere per tutti l’educazione da impartire. Spegnendo gli stimoli ad un’autentica crescita personale, comunitaria, intercomunitaria, base di ogni più matura conoscenza, di ogni più maturo discernimento, in ogni campo. 

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