Un altro tempo. Wystan Hugh Auden 

traduzione Nicola Gardini

ed. Corriere della Sera

a cura di Barbara Pesaresi

***

Appoggia, amore, il tuo capo assonnato…

Appoggia, amore, il tuo capo assonnato

umano sul mio braccio senza fede;

in cenere riducono le febbri

e il tempo la bellezza individuale

dei bambini pensosi, e la tomba

mostra quanto sia effimero il bambino:

ma fino all’alba dentro le mie braccia

che la viva creatura s’abbandoni,

colpevole, mortale, ma per me

quella che sola ha intera ogni bellezza.

L’anima e il corpo limiti non hanno:

agli amanti, quando sono distesi

sul loro incantato e docile declivio

nella loro consueta tenerezza,

grave manda Venere la visione

d’una sovrannaturale armonia,

d’amore e di speranza universali;

mentre un’astratta intuizione sveglia,

in mezzo ai ghiacciai e tra le rocce,

dell’eremita l’estasi carnale.

La certezza, la fedeltà trascorrono

al rintoccare della mezzanotte

come le vibrazioni di campane,

e i pazzi levano secondo l’uso

il loro uggioso grido pedantesco:

il costo fino all’ultimo centesimo,

tutte le carte temute predicono,

sarà pagato, ma da questa notte

non un solo bisbiglio o un pensiero,

non un bacio, uno sguardo sia perduto.

Beltà, visione e mezzanotte muoiono:

possano i venti dell’alba che soffiano

soavi intorno al tuo capo sognante

mostrare un tale giorno di dolcezza

che l’occhio e il cuore scosso benedicano,

trovino sufficiente questo mondo

mortale, aridi meriggi ti vedano

nutrito dai poteri involontari,

notti violente ti lascino illeso

proseguire con ogni amore umano.

Musée Des Beaux Arts

Sul dolore la sapevano lunga,

gli Antichi Maestri: quanto ne capivano bene

la posizione umana; come avvenga

mentre qualcun altro mangia o apre una finestra o se ne va a zonzo spensierato;

come, quando gli anziani aspettano riverenti, con fervore,

la miracolosa nascita, debba sempre esserci

qualche bambino che non l’avrebbe voluta e pattina

su un laghetto alle soglie del bosco:

non dimenticavano mai

che anche l’orrendo martirio deve compiere il suo corso

comunque in un angolo, in un sudicio luogo

dove i cani fanno la loro vita da cani e il cavallo del torturatore

si gratta l’innocente didietro contro un albero.

Nell’Icaro di Brueghel, per esempio: come ogni cosa ignora

serena il disastro! L’aratore può

aver udito il tonfo, il grido desolato,

ma per lui non era una perdita grave; il sole splendeva

come doveva sulle bianche gambe inghiottite dalle verdi

acque; e la ricca ed elegante nave che doveva aver visto

una cosa incredibile, un ragazzo cadere dal cielo,

aveva una meta e via passava placida.

Un altro tempo

Per noi come per gli altri esiliati,

come per gli incontabili fiori che non sanno contare

e tutti gli animali che non devono ricordare,

è oggi che viviamo.

Tanti provano a dire Non Ora,

tanti hanno dimenticato come

si dice Io Sono, e si sarebbero

persi, se avessero potuto, nella storia.

Per esempio, chinandosi con grazia tanto antiquata

alla bandiera giusta nel posto giusto,

borbottando come vecchi mentre s’arrampicano per le scale

del Mio del Suo o del Nostro e del Loro.

Proprio come se il tempo fosse quel che volevano

quando ancora era dato in dono e in possesso,

proprio come se avessero torto

a non desiderare più d’appartenere.

Nessuna meraviglia se tanti muoiono di dolore,

tanti sono così soli quando muoiono;

nessuno ha ancora creduto o gradito una bugia:

un altro tempo ha altre vite da vivere.

Il Cittadino Ignoto

A JS/07/M/378

LO STATO DEDICA

QUESTO MONUMENTO MARMOREO

L’Ufficio Statistico attesta

che mai fu fatta contro di lui querela,

e rapporto sulla sua condotta non si dà

che non lo giudichi un santo nel senso moderno di un termine antiquato,

perché in ogni atto egli servì la Comunità.

Tranne che in Guerra, finché andò in pensione

lavorò in una fabbrica e mai fu licenziato,

ma piaceva ai padroni, Fudge Motors Inc.

Eppure non era un crumiro, né aveva idee bizzarre,

perché il Sindacato attesta che pagava le sue quote

(e ci è attestato che il Sindacato non mente)

e i nostri Assistenti Sociali hanno rilevato 

che era popolare tra i suoi compagni e beveva di gusto.

La Stampa è convinta che comprasse ogni giorno un quotidiano

e che non reagisse alla pubblicità in modo strano.

Le polizze a suo nome mostrano che era assicurato a vita,

e il suo Libretto Sanitario prova che fu in ospedale una volta ma ne uscì guarito.

Le varie Ricerche di Mercato dichiarano

che sapeva usufruire  dei Piani Rateali

e che aveva tutto quanto occorre all’Uomo Moderno,

un grammofono, una radio, un’auto e un frigo.

I vari Sondaggi d’opinione rilevano soddisfatti

che aveva l’opinione giusta al momento giusto;

quando c’era la pace, voleva la pace; quando c’era la guerra, partiva.

Era sposato e accrebbe di cinque figli la popolazione, 

numero perfetto secondo il nostro Eugenista per un padre della sua generazione,

e i nostri insegnanti riportano che non ostacolò mai i loro programmi.

Era libero? Felice? Che domande assurde:

se qualcosa non avesse funzionato, di certo ne saremmo informati.

In memoria di W. B. Yeats

gennaio 1939

2

Eri come noi sciocco; il tuo dono sopravvisse a tutto:

alla parrocchia delle ricche dame, al declino del corpo,

a te stesso; la folle Irlanda ti ferì facendoti poeta.

L’Irlanda conserva la sua follia e il suo clima,

ché la poesia non fa accadere niente: sopravvive

nella valle del suo dire dove i funzionari

mai vorrebbero mettere mano; scorre a sud

dalle tenute della solitudine e delle assidue pene,

spoglie città in cui crediamo e moriamo; sopravvive,

un modo di accadere, una bocca.

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