Il futuro secondo Jacques Attali


Brevi riflessioni attorno a un libro di storia

di Guido Michelone

Nel 2016 ritorna in un’edizione completamente aggiornata un libro coraggioso che, alla prima uscita, nel 2005, prima in Francia, poi un tutt’Europa, suscitata ottimistica curiosità e genuino interesse, ma anche imprevisti clamori e feroci polemiche.

Basta quindi che un fatto non previsto – l’aggressività finanziaria sui prestiti agevolati per i mutui sulle case negli Stati Uniti – conduca purtroppo a una crisi mondiale ancora irrisolta, rendendo obsoleti gli sforzi dell’autore – sociologo, economista e firmatario nel 1978 di Rumori, un curioso pamphlet sulla musica mai più ristampato – per descrivere o almeno prefigurare la vita sulla terra nei decenni prossimi. L’ottimismo di prima della crisi – ancora senza la primavera araba poi trasformatasi nel caos aggravato dal terrorismo dell’Isis – viene riscritto da Attali, che si convince a pensare a come possa evolversi la storia dell’umanità sull’intero Pianeta nei prossimi anni fino al 2050, grosso modo, cercando di raccontarne i possibili sviluppi per tre volte, di quindicennio in quindicennio.
Ovviamente il futurologo viaggia per ipotesi, sia pur attraverso una cognizione di causa, a sua volta suffragata da una conoscenza dei dati attuali pressoché totale e infinitesimale (soprattutto sul piano socio-economico-politico); e Attali infatti, per ogni soluzione di un caso specifico, lascia aperte almeno due porte, quando addirittura non specifica che, nonostante una decina di ipotesi, basta una minuscola variabile, a far crollare un’intera teoria. Consapevole quindi del fatto che resta impossibile azzardare previsioni concrete, lo studioso si limita al discorso della credibilità, sulla base sia di quanto accaduto nel passato sia dell’attuale attualità foriera di sviluppi più o meno coerenti, (variabili impazzite a parte).
Detto questo, il libro – forse più di storia che di ogni altra disciplina – si legge con piacevolezza e interesse grazie a uno stile divulgativo brillante, che non rinuncia comunque alla scientificità del metodo: esemplare resta, in tal senso, la rilettura del cammino dell’umanità dalla Preistoria al 2015, che scardina la consueta storiografia impostata sulle vittorie dei poteri militari-politici. Attali, al contrario, pone al centro – o meglio al cuore, secondo una sua definizione – della Storia, l’economia, il commercio, lo scambio, il denaro, il mercato, la finanza, raccontando che i veri motori dello sviluppo e del progresso risultano alcune città portuali, in grado di avere contatti per vendere o acquisire materie prime e lavorate con tutto il mondo: in ordine decrescente Los Angeles, New York, Boston, Londra, Genova, Amsterdam, Venezia, Anversa, Bruges, dall’attuale era tecnologia, giù giù, fino al tardo Medio Evo.

Jacques Attali, Breve storia del futuro. Rivista e aggiornata a dieci anni dalla crisi, Fazi Editore, Roma, pagine 238, euro 17,50.

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