Frammenti di Cinema # 21

Visitando il Museo del Cinema di Torino si può ammirare, in uno spazio dedicato a Ettore Scola, l’abito (acquistato all’asta dall’istituzione per 22.500 euro) indossato da Sofia Loren in una Giornata particolare (1977), da lei interpretato con Marcello Mastroianni. Per la precisione, si tratta di una vestaglia, a fiori, mai dai colori spenti, che il regista disegnò personalmente. Per interpretare Antonietta, la Loren dovette sottoporsi ad una dieta che svuotò del tutto le sue prorompenti forme femminili. E’ diventò così l’immagine di una femminilità mortificata e oscurata, ma non per questo annientata, che Gabriele, malgrado la sua omosessualità, saprà far rifiorire proprio grazie alla delicatezza e alla libertà.

“Se dimagrisci ancora, finirai per scomparire”, gli ripetono continuamente. Ma Trevor, in L’uomo senza sonno (2004), non li ascolta. Egli è completamente risucchiato dentro il vortice della propria insonnia, perseguitato dal senso di colpa. Christian Bale, insieme a Robert De Niro, è l’attore che più di tutti ha messo a dura prova il proprio corpo. E non solo svuotandolo come in questo film di Brad Anderson. Ma anche riempiendolo come in America hustle (2013) di David O. Russell e The Vice (2018) di Adam Mckay. Solo l’attore italo-americano, tuttavia, è riuscito a farlo contestualmente nello stesso film, Toro scatenato (1980) di Martin Scorsese, interpretando il pugile Jack La Motta, sul ring, prima, e nel ristorante dove si era ritirato a fine carriera.

Un vero e proprio apologo sul corpo quale presidio di diritti e libertà è Hunger (2008) di Steve Mcqueen, che racconta la storia del leader dell’IRA, con Michael Fassbender nella parte di Bobby Sands. In carcere il leader irlandese si sottopose ad un letale sciopero della fame per rivendicare il riconoscimento dello stato di prigioniero politico. Molti di questi attori, nel corso di queste prove estreme, hanno rischiato veramente di farsi del male. E’ proprio quello che è capitato a Bale, ma anche a Tom Hanks per girare Cast away (2000) di Robert Zemeckis, al suo secondo dimagrimento dopo le riprese di Philadelphia (1993) di Jonathan Demme. Al contrario, Matthew McConaughey, dopo aver perso quasi trenta chili per interpretare Ron, l’operaio appassionato di rodei e ammalato di aids, in Dallas Buyers Club (2013) di Jean-Marc Vallée, ha addirittura verificato di essere più lucido e sereno, e di aver bisogno di meno ore di sonno.

 

Meno memorabili sono i ruoli per i quali l’attore è dovuto ingrassare. A parte quelli già citati, Vincent D’Onfrio ingrassò di 35 chili per interpretare Palla di Lardo in Full Metal Jacket (1987) di Sanley Kubrick; e Renée Zellweger di 13 ne Il diario di Bridget Jones (2001) di Sharon Maguire. E’ probabile che l’ingrassamento sia meno mitico perché non associato alla sofferenza e può essere effetto di trucchi scenici (prima dei progressi informatici), da meritarsi l’Oscar, come per Eddy Murphy ne Il professore matto (1996) di Tom Shadyac.

“Se dimagrisci ancora, finirai per scomparire”. Forse la chiave di ciò sta in questa frase, che rivela che il dimagrimento può essere per un attore la prova regina del trasformismo interpretativo. Diventare invisibili.

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