ERCOLE PATTI. Tutte le opere

di Massimo Maugeri

Ogni libro contiene un mondo, ma all’interno del monumentale volume “Ercole Patti. Tutte le opere” (La nave di Teseo, 2019) curato da Sarah Zappulla Muscarà e a Enzo Zappulla c’è un intero universo: quello “sgorgato” dalla penna di uno dei grandi protagonisti della letteratura italiana del Novecento, Ercole Patti (Catania, 16 febbraio 1903 – Roma, 15 novembre 1976).
Bisogna essere grati a Sarah Zappulla Muscarà (ordinario di Letteratura Italiana all’Università̀ di Catania) e a Enzo Zappulla (presidente dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano) per aver consegnato alle stampe questo preziosissimo volume dedicato all’opera omnia di Ercole Patti: il più recente, in verità, dei tanti gioielli letterari e culturali che i due valenti saggisti e curatori letterari ci hanno offerto in questi anni come frutto della loro intensa attività di studio e ricerca. Potremmo ricordare, sempre per i tipi de La nave di Teseo, la pubblicazione (siamo nel 2017) del prezioso volume illustrato “I Pirandello. La famiglia e l’epoca per immagini. Ediz. illustrata”. Nel 2014, per Bompiani, è uscito l’altrettanto bellissimo volume “«Si dubita sempre delle cose più belle». Parole d’amore e di letteratura” di Federico De Roberto e Ernesta Valle.
Sarah Zappulla Muscarà, in passato, per Bompiani e per Avagliano, aveva curato le edizioni di alcuni dei romanzi di Ercole Patti (oggi raccolti all’interno di questo volume/universo), così come – sempre per Bompiani – “Il giudizio della sera” di Sebastiano Addamo. Per Sciascia editore, è uscito “Nel tempo della lontananza (1919-1936)” di Luigi Pirandello e Stefano Pirandello.
E come non ricordare la scoperta dello stesso Stefano Pirandello (figlio di Luigi), con la pubblicazione (nel 2011) del romanzo “Timor sacro” (per Bompiani) e, sempre per Bompiani, di “Tutto il teatro”. Un’intensa attività saggistica e di curatela editoriale, dunque, che raggiunge il suo apice proprio con questo gargantuesco “libro-universo” di quasi 3400 pagine incentrato sulla scrittura di Patti.

La prima parte del volume consta di tre saggi introduttivi firmati dai due curatori che – di fatto – danno origine a un interessantissimo ed eccellente “volume nel volume” di almeno 150 pagine (colme di analisi, considerazioni, informazioni e quant’altro su Ercole Patti, sulla sua vita e sulle sue opere). Il primo saggio si intitola “Un lungo viaggio autobiografico” e fa riferimento, appunto, alla vita di Ercole Patti (concentrandosi sui momenti più salienti della sua attività). Il secondo saggio è dedicato all’attività cinematografica di Patti e si intitola “Il cinema, la più meravigliosa delle arti?”. Il terzo saggio (ricco di riferimenti e di spunti epistolari) è più strettamente legato alla vita e alle opere; si intitola, infatti “La vita e l’opera”.
Seguono le varie sezioni del volume. La prima è dedicata ai “Racconti”, a partire da “La storia di Asdrubale che non era mai stato a Bellacittà”. Seguono la sezione dedicata ai sei romanzi e quelle relative ai “Testi teatrali”, ai “Testi radiofonici”, alle “Recensioni e interventi cinematografici”.
Chiude il volume la sezione “apparati”, anche questa frutto dell’intenso lavoro svolto dai curatori: “Elenco delle recensioni e degli interventi cinematografici”, “Elenco dei film”, “Filmografia”, “Bibliografia”, “Indice dei nomi dei testi dei curatori”, “Indice dei nomi che ricorrono nelle recensioni e negli interventi cinematografici”. E poi c’è la parte centrale arricchita da un corredo iconografico che raccoglie, ordinate in sequenza temporale, moltissime foto che ritraggono Ercole Patti in vari momenti e situazioni della sua vita.

Fra Catania e Roma i suoi luoghi dell’anima (Catania gli diede i natali, a Roma esalò l’ultimo respiro) Patti svolse la sua poliedrica attività di narratore, commediografo, giornalista, sceneggiatore, critico cinematografico (fu inviato speciale e collaboratore di autorevoli testate quali: “Gazzetta del Popolo”, “Il Messaggero”, “La Stampa”, “Corriere della Sera”).
A Roma fu tra i protagonisti della dolce vita della capitale frequentando Brancati, Flaiano, Bartoli, De Feo, Cardarelli. Alle atmosfere catanesi e siciliane dedicò gran parte della sua attività di romanziere.

Dal punto di vista della sua produzione narrativa/editoriale, in linea generale, e in maniera molto sintetica, possiamo dire che Ercole Patti cominciò a farsi notare con “Il paese della fanciullezza” (1924) e con “Ragazze di Tokyo” (1934). Si affermò tuttavia con il volume “Quartieri alti” (1940), pungente ritratto della borghesia sotto il fascismo.
La Roma pigra, futile, a tratti perversa è tratteggiata nelle opere: “Un amore a Roma” (1956), “Cronache romane” (1962) e “Roma amara e dolce” (1972). Le atmosfere siciliane (gravide di passioni, sensualità, erotismo) emergono dalle pagine di: “La cugina” (1965), “Un bellissimo novembre” (1967), “Graziella” (1970). Opere, peraltro, tutte caratterizzate da una grande abilità stilistica.

Chiudiamo con una “carrellata pattiana” invitando i lettori attenti e esigenti ad approfondire la conoscenza di questo grande autore.

* * *

Gli inizi
Patti nasce a Catania il 16 febbraio 1904 da Luigi, avvocato, e da Mariannina Nicolosi, proprietari terrieri originari del paese etneo Trecastagni. Oltre ai fratelli minori, Vito e Lalla, è molto legato allo zio poeta e scrittore, Giuseppe Villaroel, che lo inizia agli interessi letterari e lo introduce, adolescente, all’interno degli ambienti colti siciliani.
Potremmo dire che l’esordio assoluto di Ercole Patti risale all’anno 1918, quando, all’età di 15 anni mentre e malato di febbre spagnola, invia al “Corriere dei Piccoli”, diretto da Silvio Spaventa Filippi, la novellina Il chiodino, corredata dai suoi disegni, che apparire dopo quattro settimane ma con illustrazioni di Bisi. Con la pubblicazione di questo raccontino riceve il suo primo compenso: 25 lire.
Ben presto, però, decide di abbandonare l’attività di disegnatore (peraltro esordisce come illustratore di poesie di Villaroel, di testate di romanzi di appendice che escono a puntate sul “Giornale dell’Isola” di Catania, di copertine di libri di giovanissimi poeti).
Il primo “lavoro importante” risale al 1921 (quindi all’età di 18 anni), anno in cui invia al direttore del “Giornale dell’Isola”, che ne pubblica alcuni brani nei numeri del 3 gennaio e del 4 luglio, “La storia di Asdrubale che non era mai stato a Bellacittà”, racconto umoristico, con i disegni di Mario Bazzi, ripubblicato poco tempo dopo, per i tipi della casa editrice Alpes di Milano, diretta da Cesare Giardini.

Roma
A Roma giunge appena diciassettenne (intorno al 1920): innamorato del centro storico, degli odori dei vicoli, delle fanciulle romane – quelle «ragazze, necessarie, alla vita come l’aria, la luce, il pane» (E. Patti, Quartieri alti, Milano 1973, p. 195) –, inizia a frequentare il Caffè Aragno e il Caffè Greco, dove stringe amicizia con Vincenzo Cardarelli, Bruno Barilli, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Ardengo Soffici: «L’aria leggera e un poco frizzante di Roma coi suoi giornali con le firme degli scrittori famosi che abitavano vicino e che desideravo conoscere, mi dava come una leggera ebbrezza e mi spingeva a lavorare» (Roma amara e dolce, cit., p. 24).
Nel luglio 1925, si laurea in diritto internazionale, ma decide di abbandonare la professione forense per dedicarsi interamente alla scrittura e far ritorno a Roma, nel 1926, dove lo attendono i siciliani Brancati, Antonio Aniante (Antonio Rapisarda) ed Elio Vittorini. Qui, accolto fra i collaboratori del Tevere, diretto da Telesio Interlandi – che gli affida anche il settimanale umoristico Il Caffè –, cura con successo per quattro anni una vivace rubrica quotidiana di costume e cronaca, firmata con lo pseudonimo dickensiano Il signor Pott, le cui prose confluiscono successivamente nel volume Due mesi di vita di un giovanotto (Napoli 1933). Di lì alla prima pagina il passo è breve.

I viaggi
Inizia pure il decennio dei lunghi viaggi nel mondo: primo Paese su incarico del Tevere è l’India, nel 1930. Seguono: Giappone, Russia, Turchia ed Egitto, per la Gazzetta di Ermanno Amicucci, cui dedica la raccolta di servizi fatti in Oriente (Ragazze di Tokio. Viaggio da Tokio a Bombay, Milano 1934; poi, ampiamente rivisto, con il titolo Un lungo viaggio lontano, 1975).

Bompiani
È interessante mettere in evidenza l’inizio del rapporto tra Ercole Patti e colui che sarà l’editore dei suoi grandi romanzi: Valentino Bompiani.

[Il rapporto con l’editore Valentino Bompiani (da epistolario – “La vita e l’opera”): 1932 – 6 luglio]
Valentino Bompiani, da Milano:
Caro Patti, (…)  il suo manoscritto ha il torto di essere troppo riuscito, troppo perfetto, se così posso dire. Lei mi ha dato, cioè, da leggere quel Patti che già conosciamo e apprezziamo, che ha avuto successi meritati, che, insomma, non ha nessun bisogno di me. Le sembrerà un po’ strano questo modo di ragionare, ma non lo è. Per quanto riguarda i giovani io mi sono limitato e mi limito a pubblicare quei loro libri, ma che rappresentino una singolare personalità di scrittore o contengano un tentativo di costruzione eccezionale. Cose Sue che ho letto anche recentemente mi fanno considerare questo Suo manoscritto come un punto di arrivo di una attività passata (di un Patti che è conosciuto e apprezzato così da almeno 5 anni!), dalla quale Ella si andrà a mano mano distaccando. E verso quella nuova attività in germe, più che verso questa vorrei avvicinare la mia attenzione di Editore. Le confido e non mi getti la croce addosso che a tracciarmi il programma che Le ho esposto, mi induce anche una certa civetteria editoriale: mi pare di non poter far nulla, editorialmente, per chi sia già arrivato. Veda in questa mia lettera la cordialità e la stima che Le porto. A parte Le rispedisco il manoscritto.
[Carta intestata “Casa Editrice Valentino Bompiani & C.S.A.”]

Successivamente (siamo nel 1954, dunque ben 22 anni dopo in prossimità della pubblicazione del suo primo romanzo edito da Bompiani, “Giovannino”) Valentino Bompiani scrive: “Non c’e un grammo di troppo nella linea perfetta della pagina di Patti. Quanto alle idee, le riceve su appuntamento: sa prima tutto quello che scriverà come se lo avesse già scritto; e tutto quello che scriveranno i colleghi, come se lo avesse già letto.”

Badogliano e antifascista
Patti è badogliano e antifascista dichiarato. Questo gli costa, dal 1° ottobre 1943, tre mesi di carcere a Regina Coeli, dove incontra Sandro Pertini, Giuseppe Saragat.
La mia insofferenza e la mia lunga avversione per il fascismo non hanno mai avuto un momento di sosta. Si trattava di un sentimento profondo, costituzionale come se si trattasse di una questione di razza. […] Il fascismo ha coinciso con i più begli anni della mia giovinezza e mi ha amareggiato non poco il gusto di vivere”: così Patti nelle pagine iniziali di Cronache romane, in gran parte confluite in Roma amara e dolce, sedici racconti apparsi nel 1972, quattro anni prima della scomparsa.

La sequenza temporale della pubblicazione dei sei romanzi:

1954 – Esce il romanzo “Giovannino” (in cui confluiscono brani di un giovanile romanzo rimasto incompiuto I Barbagallo) che segna l’ingresso dello scrittore nella casa editrice Bompiani, finalista al premio Strega, vinto da Mario Soldati con Le lettere da Capri.

1956 – Pubblica “Un amore a Roma

1965 – Pubblica il romanzo “La cugina”
1966 – Partecipa al premio Strega con La cugina ma si ritira prima del verdetto finale a seguito di voci che indicano il vincitore in Calvino. Il premio sarà assegnato a Michele Prisco per Una spirale di nebbia.

1967 – Pubblica il romanzo “Un bellissimo novembre” che entra nella cinquina dello Strega, poi vinto da Anna Maria Ortese con Poveri e semplici.

1974 – Pubblica il suo ultimo romanzo “Gli ospiti di quel castello” (Mondadori – premio Brancati – Zafferana).

Altri riconoscimenti
Oltre a essere insignito, nell’aprile del 1947, del titolo di cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, Patti riceve nel corso della sua vita diversi premi e riconoscimenti: nel 1969 riceve il Sileno d’oro, nel 1970 il Termoli. E poi: Un libro per l’estate con il romanzo Graziella (Milano 1970); nel 1971 il Selezione Campiello per Diario siciliano; nel 1972 la Targa d’oro Acqui storia per Roma amara e dolce; nel 1974 il premio Brancati – Zafferana Etnea per il romanzo Gli ospiti di quel castello, apparso per Mondadori (Milano 1974).

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