La manipolazione imperante

di Giampaolo Centofanti

L’identità da sola può diventare chiusura. L’incontro da solo può diventare un eticismo omologante che svuota le persone e le rende meri isolati consumatori manipolabili. L’identità non può venire ridotta a vago omologante solidarismo perché per esempio il cristiano ha bisogno di essere formato alla luce di Gesù in tutti gli aspetti del cammino di crescita.

La scuola se non vuole spegnere nell’appiattimento i giovani deve stimolare la loro libera vissuta ricerca identitaria a tutto campo. Il cristiano venire formato da insegnanti cristiani, il buddista da buddisti, l’ateo da atei e poi avere anche congrui momenti di scambio e di incontro con gli altri, di religioni e filosofie diverse. Almeno nei tempi e nei modi adeguati orientarsi in questa direzione. 

Rileviamo dunque due estremismi e non solo uno come qualcuno vuole far credere: l’identitarismo chiuso e il solidarismo omologante. Quando ci si vuole imporre anche con leggi e minacce, con i due pesi e le due misure, con l’uniformismo asfissiante dei media e della cultura, si rischia lo scivolare verso una dittatura soft che porta al crollo della società, privata di vita, di consapevole partecipazione. La gente si sente sempre più estranea ed estraniata da tutto questo. Il problema dunque non è solo la crisi economica. Anzi anche questa è appunto una lettura tecnicista, da pensiero unico, di una realtà invece di svuotamento, di isolamento, di manipolazione, delle persone. Di estraniazione da un sistema autoreferenziale che alimenta solo sé stesso.

Siamo ad un punto decisivo: o l’educazione resta nelle mani di pochi potenti, travestita più facilmente da civismo globalizzato. Nel qual caso si rischia il definitivo sfacelo; o finalmente torna nelle mani del popolo, dei legittimi detentori di questa libera personalissima scelta identitaria e nello scambio con gli altri, di diversi orientamenti. E allora si può sperare in una graduale rinascita. Anche nel superamento dell’intellettualoide, della guida isolata da una crescita variamente condivisa. Nel superamento delle fasulle elites. Vecchie e nuove.

Se il soggetto viene ridotto ad automa, crescente sarà la competizione con la tecnologia. La maturazione invece favorisce una complementarietà in una società rinnovata nello sguardo di un umano integrale. 

Questa autentica vissuta formazione stimola l’uscita dall’intellettualistica scissione della persona in ragione astratta, spirito disincarnato e resto pragmatico. Magari variamente giustapposti tra loro. Si può tornare alla coscienza spirituale e psicofisica, ossia al cuore, nella luce serena che scende a misura, come una colomba, su ciascuno. 

Si riaprono le porte della vita a rischio definitiva chiusura nelle spire del razionalismo, intrinsecamente tecnicista. Il giovane può rientrare in contatto col suo cuore semplice, libero, che riconosce naturalmente il dono della fede quando gli viene donata. Non lasciandosi più confondere da mille inceppamenti pseudoscientifici. Da cerebralismi che Gesù chiamava, nel greco dei vangeli, διαλογισμοι.

Impariamo a non preparare prima le nostre risposte, ossia in modo schematico, astratto, prefabbricato ma a discernere sempre vissutamente, dal vivo, in modo personale, nell’ascolto dello Spirito, di ognuno, di ogni cultura. Tendenzialmente senza lasciarci ingabbiare da strutturazioni fasulle. In un continuo rinnovamento. Sempre più vicini alla comprensione profonda, integrale, di ciascuno, dei suoi bisogni, delle situazioni specifiche. Una sempre più matura, viva, consapevolezza del cuore. Orientata a cogliere ogni sfumatura.

Maria ha detto poche densissime parole: “Alla fine (dunque forse, tra l’altro, dopo varie oscillazioni tra astrattismo, spiritualismo, pragmatismo, che aiutano a cercare un oltre invece di bloccarsi di volta in volta in uno dei distorcenti riduttivismi del razionalismo. Ndr) il mio cuore immacolato trionferà”.

25 pensieri su “La manipolazione imperante

  1. Parallelamente a “la questione di fondo”, inconfutabile, condivisibile, incontrovertibile, sopratutto per la questione “identitaria” e “libertaria” (potere esercitare la scelta di scegliere)!!!…

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  2. Non so se ho capito bene, la proposta è questa?

    “Il cristiano venire formato da insegnanti cristiani, il buddista da buddisti, l’ateo da atei”

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  3. L’identità da sola rischia di diventare chiusura, l’incontro tra le culture da solo, senza aiuto allo sviluppo anche delle identità, diventa un neutralismo omologante che spegne il cuore, la libera ricerca delle persone. Sono importanti entrambi. Ognuno possa liberamente crescere in ciò in cui crede, anche imparando dagli altri, dalle altre culture e religioni. Ci si può orientare in tale direzione nei modi e nei tempi adeguati.

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  4. Nella laicissima Francia si dà ampio spazio alle scuole ispirate dalle varie culture e religioni. Io, anzi, credo che sia necessario trovare anche ampi spazi di incontro e di dialogo per condividere, per imparare gli uni dagli altri. Dunque l’identità senza incontro con gli altri può condurre alla chiusura. Ma anche l’incontro da solo svuota le persone. Vi è una laicità attenta alla libera scelta dei cittadini e alla loro condivisione pacifica. E una laicità che vuole imporre a tutti un proprio neutralismo che spegne ogni libera ricerca. Per esempio, in Francia, questa visuale è stata superata da tempo. Comunque, per l’appunto, che ognuno possa esprimere la propria opinione, rispettando quella degli altri; nel giusto limite, appunto, del rispetto reciproco.

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  5. “Il cristiano venire formato da insegnanti cristiani, il buddista da buddisti, l’ateo da atei e poi avere anche congrui momenti di scambio e di incontro con gli altri, di religioni e filosofie diverse. Almeno nei tempi e nei modi adeguati orientarsi in questa direzione”. No, perché cristiani adulti, buddisti adulti, atei adulti, etc. lo si diventa dopo che una formazione laica (non laicista), cioè aperta a tutte le opzioni della realtà, avrà avuto corso. Io sono credente, ma ci sono arrivato attraverso l’insegnamento morale di mio padre (ateo) e di professori di cui ignoravo l’orientamento religioso, ma coltissimi. Altrimenti, è l’opzione settaria, da testimoni fi Geova…

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  6. Dunque, secondo lei, un ragazzo deve venire formato dallo stato e non può scegliere la propria formazione, certo anche con congrui tempi di condivisione, di confronto, con le altre identità. Cosi, però, mi pare non gli venga data la possibilità di crescere in ciò in cui crede, magari potendosi vissutamente accorgere di aver preso una pista da poter modificare, anche scegliendo un nuovo percorso filosofico o religioso. Rispetto la sua opinione, ma che chi la pensa diversamente da lei possa esprimere la propria. Nel quadro appunto del rispetto reciproco.

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  7. Dunque, chi vuole affidare la propria educazione allo stato, lo faccia. Chi vuole margini di libertà di scelta, certo, anche nella condivisione con gli altri, possa farlo. O almeno, se il popolo preferisce poter scegliere, gli venga riconosciuta questa possibilità. Se preferisce farsi educare in toto dallo stato, sia così.

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  8. Non esiste lo Stato come educatore, perché non viviamo in uno stato etico quale era quello fascista, con libri di testo unici e pensiero unico. Il popolo è nella scuola pubblica, vi è sempre stato, senza che questo fosse un limite alla identità di nessuno.

    La scuola pubblica è la scuola di tutti, quella che ha sempre permesso la convivenza e il rafforzamento delle diverse identità, quando le identità avevano un senso.

    In realtà le parole d’ordine più sbandierate sono quelle che più evidenziano un problema non risolto: in questo caso una identità a rischio, e il problema non si risolve con le scorciatoie, come è una scuola per ogni identità, e tante scuole quante sono le identità.

    Questa proposta è estremamente pericolosa, così arriviamo non ai muri di Salvini e di Trump, ma alla guerra dei campanili, anzi alla guerra porta per porta come nella ex Jugoslavia.

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  9. In Francia non vedono le identità come cause di odio ma come invece vie autentiche, personali, non omologate, di maturazione. Proprio per questo ho anche io osservato che sarebbe secondo me meglio che non vi fossero scuole separate, ma nella stessa scuola tempi per lo sviluppo delle identità e tempi per la condivisione tra tutti. Che le persone siano libere di crescere in ciò in cui credono e nello scambio con gli altri mi pare un aiuto ad una civiltà piena di stimoli positivi, mentre una scuola dove le identità vengono messe tra parentesi può spegnere la ricerca personale, rendendo le persone meri consumatori. Chi vuole la scuola statale vada in quella, ma se la maggioranza vuole scegliere questa nuova via sarebbe bello potesse essere libero di farlo. E comunque rispetto le opinioni altrui.

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  10. Apprezzo, e ringrazio, per il rispetto delle opinioni altrui, che in questo caso però è solo formale, perché ripeto che la posizione rischia di essere molto pericolosa, ed evidentemente è un segno dei tempi, che ci pensano più di quanto noi non riteniamo. Il danno che fanno i Salvini e i Trump è anche questo, ripetere e ripetere fino a diventare pervasivi e persuasivi e lasciare tracce nelle coscienze.

    La questione identitaria posta in questi termini non trova riscontro né negli esempi più grandi della storia della chiesa né nelle migliori esperienze del cattolicesimo dell’ultimo secolo, che hanno ritenuto necessario “un rapporto di collaborazione fra uomo e uomo, fra civiltà e civiltà, fra cultura e cultura. La cultura della pace diventa così la modalità fondamentale di ogni cultura umana che voglia essere adeguata alla sfida storica attuale” (Ernesto Balducci).

    Certamente né don Milani né Francesco d’Assisi pensavano alla questione dell’identità, anzi, al contrario, quando c’è la missione, come insegna Francesco, si può anche fare a meno dell’abito.

    Io stesso mi sono formato in un periodo e in una scuola in cui le diversità erano esaltate e ho tratto beneficio da coloro che la pensavano diversamente da me tanto quanto da quelli che la pensavano come me.

    Capisco che l’identità diventi qualcosa a cui aggrapparsi quando la si sente minacciata, ma la paura non produce nulla di buono.

    Semmai è da domandarsi perché le identità oggi sono così deboli, tutte le identità: perché?

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  11. E’ pericoloso costruire muri, abbiamo visto nella storia che non ne nasce nulla di buono.

    Se la fede è data per realizzare in pieno l’umanità, non può essere un ostacolo all’umanità.

    Il nemico dell’identità cristiana non è l’ebreo o il buddista, che esistevano prima ancora che nascesse Cristo, va cercato altrove.

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  12. A me sembra che l’articolo non parli affatto di muri, ma indichi una via nella quale gli studenti possano essere veramente seguiti, mentre quando ci sono persone di estrazione molto diversa si rischia di appiattirsi su un progetto educativo facilmente superficiale. L’idea, dunque, sarebbe buona, nonostante le evidenti difficoltà di realizzazione. L’essenziale è non impedirsi di capire il pensiero dell’altro con posizioni ideologiche sterili. La scuola dovrebbe sempre mirare a una vera formazione, perché no, anche dell’identità, oggi demonizzata per motivi che sarebbe lungo elencare. Da sempre la persona è chiamata a lavorare su se stessa per costruirsi una identità sana. Ben vengano le innovazioni educative che promuovano questo progetto, l’unico adatto a favorire un reale incontro tra le persone.

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  13. È una soluzione forzosa e banalizzante, e dopo tutto irrealizzabile, poiché ogni fede non è così monolitica da poter fare una scuola cristiana o buddista o musulmana.

    Ma la cosa principale è che si basa su una concezione della fede come indottrinamento, mentre la fede non è indottrinamento, è un’esperienza, basata quindi sul confronto con la realtà e sull’esercizio della libertà.

    È come nell’innamoramento: posso avere relazioni con varie persone, ma questo non mi impedirà di innamorarmi. E preferisco l’innamoramento ai matrimoni combinati.

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  14. Non è irrealizzabile, e non è banale, al punto che le scuole paritarie sono previste dalla Costituzione. L’indottrinamento spesso, è opera della scuola statale, dove capita che si insegnino come verità idee che possono non corrispondere, per esempio, alla visione antropologica cristiana. La fede è il contrario: è appunto quell’innamoramento che nel linguaggio della mistica si chiama estasi, cioè uscire dal proprio io e perdersi nell’altro, in una unione di tutta la persona. Dunque ben venga la possibilità di essere educati in base a una scelta, giustamente garantita dallo Stato.

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  15. La globalizzazione può condurre al drammatico dominio di pochi potenti su tanta parte del mondo. Anche tra i cristiani è importante porre estrema attenzione a che vi sia un grande pluralismo su tutti i loro media e anche nella scuola. Bisognerà cercare di dare il più possibile campo anche in tal senso. Ma nel pluralismo delle fedi e delle filosofie cui accenna anche S&R sarà certo più facile ad ogni livello evitare il pensiero unico.
    Se non si alimenta la libertà di scelta in questa era così tecnologica la manipolazione potrà toccare livelli esasperati a tutto campo. Tutto rischia di divenire di cartapesta, orchestrato da sparuti gruppi di ricchi, mentre la gente è spogliata, estraniata. E a rischio anche di non potersene nemmeno più avvedere. Un’oligarchia che mangia e beve (Lc 17, 27) sta portando il mondo al crollo. Un percorso di svuotamento tecnicistico e manipolativo che ha alla radice proprio il potere del più forte. Un pericolo incombente circa il quale anche grandi filosofi atei ci hanno avvertito.
    Non si lascia scegliere a ciascuno, ma si vuole imporre agli altri. Invece chi vuole la scuola statale possa sceglierla, chi sente il bisogno di crescere non con teorie fatte passare per neutre (cosa in realtà impossibile) ma alla luce della propria fede, filosofia, sia libero di scegliere tale educazione. Certo dando spazio concreto anche all’apertura, alla condivisione con gli altri, alla serena socialità. http://gpcentofanti.altervista.org/la-fabbrica-mediatica-del-consenso-e-il-popolo-che-sempre-meno-se-la-beve/

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  16. Che si indottrini nella scuola statale è un’affermazione gratuita e pregiudiziale, e potrebbe essere un’offesa se l’affermazione non fosse preceduta da “spesso”. Io insegno nella scuola statale e vi ho incontrato insegnanti “spesso” corretti e scrupolosi nel loro lavoro. Non escludo che nella scuola statale qualcuno possa indottrinare così come anche all’interno della chiesa si trovano persone indegne.

    Indottrinare non è comunque il programma della scuola statale, che è la scuola di tutti e ha formato anche grandi cristiani, mentre è il programma della scuola che qui viene proposta.

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  17. La questione dell’indottrinamento non è stata sollevata da me, dunque, se mai, l’eventuale offesa proverebbe da altrove. Ma qui si spera che nessuno voglia offendere né venire offeso. Si tratta di una discussione civile, laica, libera, come oggi se ne vedono poche, purtroppo. È questo che costruisce una società aperta e solidale.

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  18. L’ultimo intervento di d. Giampaolo Centofanti entra nel merito della vera manipolazione, appena mi sarà possibile ci ritornerò.

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  19. Sono in partenza e non riesco a intervenire.

    Anche il Natale è diventato occasione di manipolazione consumistica, che è quella che annulla le identità e le differenze.

    Auguri di un buon Natale sobrio e sereno.

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