Viale dei silenzi di Giovanni Agnoloni

Il padre, questo sconosciuto

di Riccardo Ferrazzi

Atmosfere rarefatte, quelle di “Viale dei silenzi”, ma niente affatto cimiteriali. Atmosfere in cui si muove un protagonista impegnato in una sciarada, un’indagine, una ricerca molto concreta, che lo condurrà a una soluzione sorprendente. Eppure, al termine del percorso, quella soluzione risulterà la migliore, non soltanto dal punto di vista logico ma soprattutto in termini di sentimenti.


Roberto è un uomo in crisi: da poco è stato abbandonato dalla moglie, sua madre ha scelto di tagliare i contatti col mondo per vivere in solitudine e, per colmo di sventura, senza dare spiegazioni, il padre ha improvvisamente abbandonato la famiglia, gli affari, la città di origine, tutto.
È questo padre, che pure nel romanzo non compare mai in prima persona, il vero protagonista, motore dell’intera vicenda. La narrazione gira intorno alla scoperta delle imprese, ma soprattutto del carattere, di questo protagonista elusivo e sfuggente. Roberto, suo figlio, è di volta in volta costretto a sospettare che il padre sia stato un truffatore, un fedifrago, un seduttore e un irresponsabile.
Una donna che sembra interessarsi a lui appare, scompare e ricompare senza spiegazioni convincenti: potrebbe forse essere una sorella?
Roberto segue le tracce del padre in Polonia, in Germania, in Irlanda, fino a un piccolo villaggio in riva all’Oceano. Scoprirà che le colpe di questo padre, certo non convenzionale, non possono essere giudicate con il Codice Penale. Chi ne ha fatto le spese non cerca vendette. La vita deve continuare. E continuerà secondo il desiderio del vero protagonista.

Agnoloni conduce la narrazione con grande maestria. La situazione in cui si viene a trovare il figlio potrebbe dar luogo a un infinito piagnisteo, invece Roberto sa reagire da persona matura. Il suo matrimonio è fallito? Era una conclusione inevitabile e Roberto non se lo nasconde. Sua madre si è isolata, si è chiusa in se stessa e non vuole più avere a che fare con il mondo intero? È una decisione evidentemente in rapporto con la sparizione del marito. Dunque Roberto deve agire, e parte alla ricerca del padre.
L’abilità consiste nell’evitare i meccanismi del giallo senza rinunciare agli snodi narrativi. Agnoloni imbastisce la ricerca del padre dentro a un’atmosfera sospesa, nella quale l’indagine è continuamente contrappuntata dallo stupore del figlio, costretto a confrontarsi con una realtà sfuggente. Roberto non è un investigatore privato alla Raymond Chandler e non è neppure uno psicanalista. Ciò che l’autore mette in scena è la presa di coscienza di un disorientamento. Agnoloni arriva a far dire al suo personaggio: Il mondo era tornato ad apparirmi come un corpo estraneo, e perfino io mi sentivo separato da me stesso. E questa sensazione di separazione, se non addirittura di scansione dell’io, è messa in risalto dai ricordi di una Firenze (niente affatto turistica) che affiorano mentre Roberto si aggira nelle vie di Varsavia, Berlino e Dublino, o in mezzo ai panorami struggenti di infinito del nord Irlanda.
Chi ha apprezzato la struttura distopica della precedente opera di Agnoloni (la Quadrilogia della fine di internet), non potrà che apprezzare la nuova versione, nella quale le insicurezze della contemporaneità sono proiettate sullo sfondo di una certezza che non può mai venir meno.

Giovanni Agnoloni – Viale dei silenzi – Arkadia Editore

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