Andrea Leone. Lieder

1.

Voi infiniti specchi scritti, ritratti esatti, voi date entusiasmate dalla martellante arte attuale, voi infinite lingue antiche, ferite dove sto per fiorire. Voi sismi e stemmi e nomi, monologhi, metronomi, libri ebbri oggi, cieli di epicentri battenti, racconti dei compiti e dei corpi, lettere perfette dell’incidente di sempre, Dèi dove crei e sei, letterature di tutte le notturne nature distrutte, formule e fortune, scosse sconosciute. Voi individui indicibili, volti vinti, verbi visti, celebri cieli vivi dei pericoli infiniti, accecanti acciai apparsi, contagi contemplati, compleanni dei cieli immutabili. Voi soli sconvolti dei corpi, sussulti eccelsi, alti traumi salvi, nomi di spasmi e armi, strati delle stragi. Continua a leggere

Il passato

A volte siamo più realisti del re: ci maceriamo nel ricordo del passato, che appesantisce il cuore. Gesù dice a Gabrielle di evitare questo errore, di gettarsi fiduciosa, così com’è, spontaneamente, tra le Sue braccia, per gustarne la gioia. E aggiunge: posso darti altro?

EMILY BRONTË, il potere dell’immaginazione

a cura di Barbara Pesaresi

da Emily Brontë – Poesie
ed. Einaudi
a cura di Ginevra Bompiani

Sono felice quanto più lontana
sospingo la mia anima dalla casa di argilla
nella notte spazzata dal vento e dalla luna,
e per mondi di luce l’occhio vagabonda –

Quand’io non sono e nessuno accanto –
né terra né mare né cieli puliti –
ma solo spirito che erra nell’aperto
e percorre l’immenso, l’infinito.

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Pensieri

La vita dipende dai pensieri, dicevano i Padri. Per questo raccomandavano di chiedere sempre: sei dei nostri o sei dell’avversario? Anche il Cristo dice alla Bossis: abbi solo bontà nei tuoi pensieri, i tuoi atti saranno migliori. È quella che il Vangelo chiama vigilanza: la vita dipende dai dettagli, ci vuole molta cura.

Nella NOBILI. Ho camminato nel mondo con l’anima aperta. A cura di Maria Grazia Calandrone

 

Una morte dolce

 

Da questo desiderio di morte

Chi mi libera – Signore.

Ho sentito per la strada

Qualcuno che mi chiamava. Continua a leggere

Il Padre

Siamo un po’ intimiditi dal Padre. Lo confida Gabrielle a Gesù, il Figlio per antonomasia. Il quale la rassicura: tutto ciò che il Figlio ha fatto, lo ha voluto il Padre. Chi è amico del Figlio, chi lo ama, ama anche il Padre. Notizie che, come un balsamo, scendono nell’anima.

Ornithology 55. Apollinaire

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Il pavone


Tocca terra con le piume
e sembra, se fa la ruota, più bello
ma in verità mostra implume
il sedere questo uccello.

 

Le paon


En faisant la roue, cet oiseau,
Dont le pennage traîne à terre,
Apparaît encore plus beau,
Mais se découvre le derrière.


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Il pensiero di Cristo

La sindrome di Marta è l’affannarsi per molte cose. È una forma di mondanità. Gesù dice a Gabrielle di prestare attenzione a questo rischio, di non tornare al mondo se diventa mondana, perché non avrebbe più il Suo pensiero. Noi abbiamo il pensiero di Cristo, scriveva san Paolo, che aveva capito molte cose.

La poesia della settimana. Wisława Szymborska

Ad alcuni piace la poesia

Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dov’è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace –
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come all’ancora d’un corrimano.

Wisława Szymborska, Elogio dei sogni, Milano, Corriere della sera, 2011, p. 175.

Semplice

Gesù insiste molto con Gabrielle sul fatto di rivolgersi a Lui in semplicità. Pensiamo, spesso, di doverlo fare con un linguaggio mediato, in forme preconfezionate. Ci convinceremo del contrario, prima o poi: Gesù tiene più di quanto immaginiamo al nostro affetto.

Fuori dal tuo sonno

di Stefanie Golisch

Fuori dal tuo sonno ti ho atteso, eri non laddove pensavo che
fossi, ma nemmeno laddove non pensavo che fossi, sapevo
che non ti avrei trovato da nessuna parte, non aveva senso
continuare ad aspettarti ovunque, ma speravo che un verso
come fuori dal tuo sonno ti avrebbe chiamato in vita, eppure,
mi sono sbagliata, non ci si trova dentro un verso se prima
non ci si trova fuori, laddove, appunto, noi due non ci siamo
mai trovati, a dire la verità, sono stata io ad inventare quella
persona da attendere fuori dal suo sonno, non suona male,
vero? perché fa pensare al sonno come la condizione naturale
del nostro essere uomini, e, se fosse davvero così, se davvero
potessimo essere stanchi senza sentirci in colpa, troppo stanchi
per combattere, per chiacchierare, per chiarire le cose una volta
per tutte, se davvero fosse la stanchezza la cosa più bella di te,
di me, allora forse non avrei atteso invano dentro e fuori dal
tuo, dal mio sonno, non avrebbe avuto nessuna importanza,
saremmo stati insieme così leggeri da non accorgerci
nemmeno

L’immagine è di Fritz Winter

Il Centro

Gesù vuole l’escusiva: nessuno deve fargli ombra. Che pretese, potremmo obiettare. In realtà, solo se il centro della persona è Lui la nostra vita ha un senso. Altrimenti, saremmo nel paese lontano in cui il figlio prodigo sperimenta la carestia e la solitudine.

(misure, attestazioni)

Dover annullare le misure
tutte del tempo, minuti secondi
mesi secoli anni ore settimane,
null’altro rimane
che il nudo tempo primordiale
eterno, senza ritorno,
pesante e insistente macigno
presente, il buio
e il chiarore, il giorno col sole
e la notte, con la luna
o nessuna luce, solo
l’alba del giorno che viene, la sera
la notte e il giorno
seguente.
(15 novembre 2019)

Camminando tra i volti dei tanti,
mio padre, Lillo, il giovane
Massimiliano, nonni, zii,
ciascun compaesano che sorride
o che motteggia, mi rassicura
nel senso del coraggio. Così
la voce corposa e corale
dei morti, una voce
tutta soleggiata, non la immagino,
la certifico, il paesaggio
me la attesta, giuro,
da Ciappazzi alla Montagna, al mare,
alle Calabrie del Continente oscuro.
(24 novembre 2019)