20 libri per il 2020

di Guido Michelone

Ogni anno, durante le vacanze natalizie, mi piacere commentare brevemente i libri, usciti nel corso dell’anno, che mi hanno via via coinvolto a livello culturale, passionale, umorale, intellettuale, spirituale, non necessariamente in quest’ordine e con percentuali d’approccio variabilissimo a seconda del libro medesimo. Anche l’avvicinamento alla lettura di un testo, per me comprende esperienze assai variabili. Non mi considero un fruitore onnivoro, bensì un amante dei buoni libri, curioso e interessato, seppur condizionabile dalle deformazioni professionali.

Mi spiego meglio: dovendo essere di continuo aggiornato, quale critico musicale e sopratutto come docente universitario di storia del jazz e della popular music, non posso esimermi dal ‘frequentare’ i libri che quasi giornalmente escono sull’argomento. 

Per ragioni professionali, dunque, navigo in rete, quotidianamente, per informarmi sulle novità editoriali, per selezionare ed eventualmente leggere i titoli più interessanti. Ho anche numerosi contatti con gli uffici stampa degli editori che, grazie alle loro newsletter, riescono a informarmi con rapidità sulle uscite imminenti. Ma per tradizione o abitudine sono pure un instancabile frequentatore di librerie: appena capito in una media o grande città, trovo sempre il modo per trascorre il mio tempo nei grandi spazi dei franchising o nei sempre più rari negozi storici, che da decenni o secoli restano un bel riferimento per la cultura italiana. Anche nella mia piccola città, le quattro librerie (un grosso franchising e tre piccole private) appaiono, ai miei occhi, un luogo caldo, ameno, familiare, per incontrare amici e conoscenti che mi aggiornano sugli imminenti acquisti o su recenti letture. 

Quando posso, organizzo presentazioni dei miei libri proprio in libreria (o nelle biblioteche pubbliche e scolastiche); amo essere in mezzo ai libri altrui anche e soprattutto quando parlo dei miei; e per inciso, mi sento sempre più lontano dall’idea di affrontare discorsi sui libri in luoghi pubblici (come bar, circoli, osterie) dove gli avventori estranei all’iniziativa sono indifferenti, antipatici e spesso rumorosi. Quando so di un incontro in libreria con un ‘collega’ vado spesso a sentirlo, per farmi un’idea se comprare o meno il libro, perché è anche dalla capacità di comunicare la propria arte per la fiction o competenza per la saggistica che si può dedurre quasi subito il valore di un testo.

Detto questo, passo a segnalare 20 libri, tanti quanti l’anno appena cominciato. Ne scelgo, per le suddette ragioni, ben sette di musica (di cui due, però, miei) a cominciare da un paio di autobiografie particolarmente riuscite, per meriti opposti: da un lato, infatti, Me Elton John. L’autobiografia di Elton John, è quanto di più oggettivamente dettagliato, preciso, sincero si possa immaginare attorno alla vita pubblica e privata di una rock star; dall’altro The Beautiful Ones di Prince è al contrario il classico lavoro incompiuto (per la morte più o meno improvvisa dell’autore), fermo ai primi successi, ma contrassegnato dalla tipica genialità del folletto soul, in particolare nel rapporto fra testo e immagini. 

Passando ai saggi, La filosofia dei Sex Pistols, di Giovanni Castellani, rientra in una bella collana dove le stelle del pop, del rock, del jazz vengono brevemente discusse attraverso la lente dell’azione speculativa , in questo caso per la migliore punk band in assoluto, partendo dall’ossimoro “Chiunque può farlo, fallo tu stesso!”, frasette ripetute in diverse canzoni provocatorie. Fargo Rock City di Chuck Klosterman ha due sottotitoli: La Storia del glam rock e Un’odissea Heavy Metal nel Nord Dakota Rurale per far capire, in questo ironico memoriale, i due cardini su cui si svolge una disamina fra kitsch ed effimero, non senza spunti di critica sociale. Parole intonate di Franco Capacchione presenta venti abbinamenti fra letteratura e musica pop, analizzando l’influenza di grandi scrittori su altrettanti celebri folksinger, cantautori, popstar per un concept album, alcune canzoni o un pensiero filosofico, come ad esempio Collodi per Bennato, Lee Masters per De André e via dicendo.

Per quanto riguarda i miei due recenti lavori, senza la minima idea di incensarmi o farmi pubblicità, dico solo che affrontano due temi per nulla battuti o dibattuti in Italia a livello di saggistica: con Il jazz e le arti prendo in esame la storia dei rapporti fra diverse realtà estetiche in ambito figurativo e performativo (pittura, abbigliamento, design, cinema, teatro, danza, cartoon, danza, eccetera) e il sound afroamericano con interessanti riscontri: con Musica e politica 1958-1978, partendo ogni anno da un politico (Kennedy, Che Guevara, Mao, Luther King, Malcolm X, Nixon, eccetera) arrivo a comporre il quadro di un ventennio che rivoluziona la musica soprattutto pop, rock, blues, soul, jazz, interagendo con le ideologie correnti o creandone addirittura di nuove.

Passando ai libri di cinema, consiglierei due testi antitetici come approccio culturale, ma entrambi riusciti nei propri intenti: il primo è Il cinema dello sguardo a cura di Federico Pierotti e Federico Vitella, dove attraverso la disamina di 45 pellicole lungo un secolo, dai primi traballanti film Lumière di pochi secondi al fantascientifico Matrix dagli incredibili effetti digitali, viene tracciata un’inedita storia del cinema inteso quale arte dello sguardo, grazie ad altrettanti esperti di vario orientamento metodologico. Il secondo Chi si firma è perduto di Jonathan Giustini è una lunga intervista a Ennio De Concini, grande sceneggiatore del cinema italiano, attraverso il quale passa mezzo secolo di storia europea, nonostante una sincera ritrosia al punto che ama definirsi ‘uomo antipatico’e ‘fallito di successo’.

Per la critica d’arte ho un solo titolo, ma può bastare visto che il Duchamp di Marco Senaldi supera le 630 fitte pagine, dove vengono ribaltate le solite teorie su uno dei maggiori artisti provocatori dell’intero Novecento: il legame fra pittura, scultura, estetica sperimentale, ricerca psicofisiologica assume in questo saggio i connotati della scienza dell’arte, come avverte pure il sottotitolo. Anche per la Storia un solo titolo, L’aula vuota, di Ernesto Galli della Loggia, dove l’insigne politologo ed editorialista del Corsera racconta come l’Italia abbia distrutto il proprio sistema scolastico, con le pseudoriforme del centrodestra, dalla Moratti alla Gelmini, che non fanno altro che peggiorare la situazione.

Sono due invece i testi di buona divulgazione: il primo Questione di chimica di Mai Thi Nguyen-Kim riguarda proprio la chimica da parte di una giovane divulgatrice tedesca di origini vietnamite: bestseller in Germania è un libro alla portata di tutti su una materia che i letterati considerano estranea ma che qui permette di comprendere come essa possa spiegare il dentifricio, lo smartphone, il caffè, il sonno, l’amore e mille altre realtà. Il secondo, Oracolo manuale per scrittrici e scrittori, di Giulio Mozzi vede il romanziere padovano ‘impegnato’ a costruire un gioco, dove, anche con l’aiuto dell’impaginazione grafica e degli inserti visivi, vengono elargiti consigli per chi si trova in difficoltà con la prosa o durante la stesura di un libro.

Il testo di Mozzi consente di introdurre la letteratura a partire da tre libri di poesia italiana: Luci e ombre, di Antonino Sciarrone, segna il debutto di un giovane autore alle prese con problemi esistenziali; Bestiario metamorfosi, di Paola Silvia Dolci, è un diario di prose liriche di una giovane già matura poetessa; Il dettato dell’immaginazione di Francesca Tini Brunozzi conferma il valore di un’autrice, al suo quinto volume, tra contenuti sofferti e spessore formale. Un quarto libro, I cani romantici, di Roberto Bolaño riguarda la lirica straniera, con le poesie scritte fra il 1980 e il 1998 del compianto scrittore cileno, quasi ad anticipare le tematiche espresse dai suoi fortunati romanzi. 

Terminando con la narrativa, ecco due italiani: da un lato Pontescuro di Luca Ragagnin è una sorta di favola moderna che inizia nel 1922 in un castello della bassa padana, con la scomparsa della bellissima Dafne Casadio. Dall’altro I gesti bianchi di Gianni Clerici è la ristampa, dopo 23 anni, di tre romanzi, nell’ordine Londra 1960, Costa Azzurra 1950, Alassio 1939, aventi quale comun denominatore il gioco del tennis inteso quale psicomachia, fino a nobilitare lo sport quasi come un genere di prosa a se stante. Per la narrativa straniera, Lacrime bianche di Hari Kunzru è forse il più complesso tra i noti romanzi dell’autore inglese: lo spunto del giovane musicista che accidentalmente registra la voce magnifica di uno sconosciuto in un parco di Manhattan è solo il punto di partenza per un’epica scintillante, impossibile da riassumere in poche parole, ma che invece merita un’attenta lettura, come del resto i 20 libri proposti per questo 2020.

Libri citati in ordine alfabetico:

Bestiario metamorfosi di Paola Silvia Dolci, Gattomerlino, Roma 2019.

Chi si firma è perduto di Jonathan Giustini, Iacobelli, Guidonia 2019.

Duchamp di Marco Senaldi, Meltemi, Milano 2019.

Fargo Rock City di Chuck Klosterman, Odoya Città di Castello, 2019.

I cani romantici di Roberto Bolaño, Sur, Roma 2018.

I gesti bianchi di Gianni Clerici, Baldini+Castoldi, Milano 2018.

Il cinema dello sguardo a cura di Federico Pierotti e Federico Vitella, Marsilio, Venezia 2019.

Il dettato dell’immaginazione di Francesca Tini Brunozzi, Melville, Siena 2019.

Il jazz e le arti di Guido Michelone, Arcana, Roma 2019.

L’aula vuota di Ernesto Galli della Loggia, Marsilio, Venezia 2019.

La filosofia dei Sex Pistols di Giovanni Castellani, Mimesis, Sesto San Giovanni 2019.

Lacrime bianche di Hari Kunzru, Il Saggiatore, Milano 2018.

Luci e ombre di Antonino Sciarrone, Chiado, Roma 2019.

Me Elton John. L’autobiografia di Elton John, Mondadori, Milano 2019.

Musica e politica 1958-1978, Melville, Siena 2019.

Oracolo manuale per scrittrici e scrittori di Giulio Mozzi, Sonzogno, Venezia 2019.

Parole intonate di Franco Capacchione, Cesati, Roma 2019.

Pontescuro di Luca Ragagnin, Miraggi, Torino 2019.

Questione di chimica di Mai Thi Nguyen-Kim, SonzognoVenezia 2019.The Beautiful Ones di Prince, Harper Collins, Milano 2019.

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