Andrea Leone. Lieder

1.

Voi infiniti specchi scritti, ritratti esatti, voi date entusiasmate dalla martellante arte attuale, voi infinite lingue antiche, ferite dove sto per fiorire. Voi sismi e stemmi e nomi, monologhi, metronomi, libri ebbri oggi, cieli di epicentri battenti, racconti dei compiti e dei corpi, lettere perfette dell’incidente di sempre, Dèi dove crei e sei, letterature di tutte le notturne nature distrutte, formule e fortune, scosse sconosciute. Voi individui indicibili, volti vinti, verbi visti, celebri cieli vivi dei pericoli infiniti, accecanti acciai apparsi, contagi contemplati, compleanni dei cieli immutabili. Voi soli sconvolti dei corpi, sussulti eccelsi, alti traumi salvi, nomi di spasmi e armi, strati delle stragi. Voi perfette potenze delle partenze, voi guerresche discipline delle energie, scene dell’eccezione, cattedrali dei diari straordinari. Voi ondate di date inaudite, aquile dell’immagine immutabile, antiche amiche, vette delle vite, date aristocratiche nell’atlante uguale ed esaltante dell’istante. Voi trame del nume tutelare ritornate ad entusiasmare il giorno geniale.

2.

Continuo il Dio giovanissimo. Dico il nuovissimo spettacolo, calcolo, il beato massacro, il miracolo assaltato, il mio esercito esatto. Di capitolo in capitolo, di millimetro in millimetro, di ritmo in ritmo scrivo la storia del mio delitto, scrivo il gemello festivo. Metro dello spavento ritmo il bellissimo attacco elettrico, secolo. Intero anniento il genio geometrico. Creo il ciclo, divido il Dio in cui vivo. Cielo violento divento le storie salvate, le battaglie matematiche, l’idea incessante. Incendio l’identico cielo al centro del corpo, spavento il demone per essere le carneficine eccelse, le cronache elettriche. Delitto divino demolisco, esordisco fulminee contee delle idee, giornali militari, linguaggi centrali. Mi avvento al movimento, verbo ebbro eredito l’esercito del segreto, tutto ininterrotto interpreto l’implacabile trionfo di trame, folgorate dall’arte. Eccedo esordio e incendio, assedio l’episodio, ordino e sconvolgo i millenni dei mattini, il ritratto e il romanzo, l’unico spettacolo, oso il fuoco, irrompo logico, conosco l’oro del corpo. Intervengo incessantemente vette del getto di sangue battente, eterne lettere terrene, mese di febbre perenne, emorragie emerse, storia per la prima volta, vertigine di ingegnerie ed energie. Assedio il preludio, architetto l’attacco, abito all’infinito il palazzo del linguaggio, dico il definitivo castello di Nymphenburg. Formo il furioso accesso del giorno, intuisco l’antico prossimo parossismo, recita lucida, sentenza segreta. Pronuncio il corpo, contemplo lo spavento, splendo scandendo le fortezze e le scienze, le platee e le idee identiche dell’erede. Registro lo straordinario discorso del disastro, primo prodigio scandisco lo spartito dell’organismo, allestisco l’antico cielo dello spavento, corpo dell’impeto. Interpreto l’enciclopedico attimo dell’accesso, leggenda delle stragi, leggenda dei contagi, perfette tempeste, tutte le potenze di ciò che esiste, inflessioni infinite, trincee delle idee, diamante della mente. Splendo dell’estremo shock elettrico, metro ebbro inondo me stesso del miracolo e dello spavento, invento il segreto, creo il ritratto sosia della storia, sosia della vittoria, fluviale nume tutelare, marchio inciso a fuoco sulla carne, storia dell’arte del sangue, genealogie delle energie, giardino infinito del desiderio realizzato, battito incantato, cielo al centro del concerto geometrico, cielo al centro del secolo perfetto. Voglio il moto e il dono, contemplo il corpo logico,rivelo di foglio in foglio, di millennio in millennio il disegno elettrico discendendo al palcoscenico. Folgoro il volto, penso lo spavento, nascendo incendio il verbo al centro del cielo del cervello. Batto di atto in atto, di quadro in quadro, di movimento in movimento l’alfabeto matematico. Oso il tesoro spaventoso, appaio al compito, scopro l’eco che sono, trovo il cielo in tutto il corpo.

3.

Spavento, tu sei adesso la musica che eseguo, la frase che creo, il libro che leggo, il trauma che ritma e ama, l’arma che parla, la perla che mi forma, la stella che mi inscena, la scossa che racconta, la scossa che mi esalta. Spavento, tu sei adesso la terra che interrogo, il pieno che invento, il grado che invado, la casa in cui appaio, il corpo a cui parlo, le statue del sangue, il vertice di recite, la legge che incido, l’eccidio che individuo, il prodigio dove costruisco. Spavento, tu sei adesso l’abito indossato, lo sguardo aumentato, lo specchio in cui vedo, l’anno d’acciaio che abbraccio, il passo che sto muovendo, gli occhi e i sensi che sto dischiudendo, l’eco e alfabeto che sto scandendo. Spavento, tu sei adesso il segreto, la sontuosa epopea esplosa, la quota che canto tutta in una volta, l’anima che mi nomina, l’arma che mi ricorda, la forma che mi guarda, il paesaggio che sto osservando, il metodo in cui sto vivendo. Spavento, tu sei adesso la fortezza in cui entro, il volto che riconosco, il mondo che inondo, la porta che sto aprendo, il livello a cui sto salendo, l’oro che ricordo.

4.

Nascere nella geniale, marziale Beethovenstrasse delle infanzie, scene simultanee folgorate, arti drammatiche, caste entusiaste, ere dell’allarme diventate arte, ere dell’allarme fulminate dalla frase musicale. Diventare l’incessante sangue fondamentale che assale. Divinità spietate incarnare l’immagine incalcolabile. Sterminate anime armate ardere algebre e araldiche del carattere inenarrabile, nate per creare, nate per annientare. Ereditare l’eccezionale fuoco divorante, Linderhof abbagliante, Linderhof implacabile, Linderhof dell’esaltante teatro di corte, Linderhof date drammatiche del diamante dominante, Linderhof incendi ignoti, Linderhof lucidi shock tellurici, Linderhof attuali suoni sovrani, eventi reggenti, istante di tempeste energetiche, istante di scariche elettriche, nate per costruire, costruite per nascere. Sacre gare efferate, statue e splendore, fiume di furie, fervore di storie, trovare tutte le infanzie della scienza essenziale. Casate spietate, frustate estatiche, staffilate straordinarie, febbre di fiabe, fondare la stagione teatrale del tema natale.

5.

Sto festeggiando tutto l’attacco all’attimo d’acciaio. Sto sterminando lo scandalo. Sto anticipando ogni antenato. Sto trasformando il vero inverno in giorno. Mi sto arrischiando all’onda del corpo del mondo, secondo splendido specchio, puro strumento. Sto illuminando lo spettacolo del discorso, lo spettacolo del linguaggio. Sto raccontando, perfezionato dall’entusiasmo, l’unico romanzo. Sto ritrovando un altro teatro. Sto risvegliando tutto il diario nel mio esatto, illuminato canto armato. Sto ricordando ciò che accadrà in questo attimo. Unica musica lucida, unica partitura compiuta, sto spaventando questo linguaggio: io non parlo e tu, battito, stai ritornando il corpo e il canto.

6.

Adesso, nel martello, io sono i corpi legali, i massacri creati, gli assalti innati, i drammi matematici calcolati, le armi raggianti, gli istanti, i soldati, disfatti tutti i romanzi, disfatti tutti i contagi. Adesso, nel martello, io sono la leggenda del linguaggio, il mondo quando è creato, costruito infinito edificio vivo, l’esecuzione capitale delle scene, l’adolescente diamante battente, la piazzaforte di partiture, l’aquila della regola, la fredda forza e festa, l’aritmetica frenetica, tutte le fortune della salute e chi distrugge. Adesso, nel martello, io sono l’epoca che dimentica, l’epoca che annienta, l’intera algebra ebbra, la durata spietata, la data massacrata da un’ algebra esatta, l’allarme dell’arte, l’allarme dell’istante, le beate età della strage, le pagine della mia immagine, le algebre salve, i fortunati giornali ritrovati, il luminoso dio sismico che ospito, il ciclo preciso che ascolto, il nuovo corpo del capolavoro. Adesso, nel martello, io sono i nuclei energetici tellurici, gli specchi principeschi, i sorprendenti musei genetici, l’opera d’arte dominante, le caste innate illuminate, le patrie penetrate, le vette e le veglie, i felici e feroci ferri e fiori, il sisma di scene, gli assalti esaltanti, gli attacchi incessanti degli entusiasmi, gli epicentri dei corpi, gli alfabeti perpetui, gli alfabeti perfetti, gli splendidi incidenti. Adesso, nel martello, io sono gli animali degli annali, i diari drammatici, gli infiniti felici, i palcoscenici dei secoli, chi ho scritto sin dall’inizio, una febbre di feste concrete, una febbre di regole perfette, una febbre nel celebre cielo di idee dell’essere, le mie scene segrete, le mie prime enciclopedie degli incendi, l’estasi di esempi, tutti gli spaventi adolescenti, e gli Dèi che hanno amato ancora una volta.

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