La violinista che applaude con i piedi, due volte. Conversazione tra Anna Rollando e Guido Michelone

Anna Rollando è una giovane violinista spezzina che attualmente vive e lavora a Roma, dove si dedica all’attività di concertista sia nella musica classica (Mozart Sinfonietta, Orchestra dell’Accademia d’Opera Italiana, Universe Orchestra, Nova Amadeus. Orchestra Le Muse, Orchestra Filarmonica d’Opera di Roma, Roma Sinfonietta) non disdegnando di collaborare con i divi del pop italiano come Jovanotti, Gino Paoli, Amedeo Minghi, Andrea Bocelli, Massimo Ranieri. Per lei, in parallelo, resta fondamentale l’attività di docente sia di viola e violino, sia di pianoforte per i più piccoli sia ancora di teoria musicale.


Offre infatti una didattica rivolta tanto ai bambini (valorizzare le specifiche abilità individuali, per lo studio dello strumento e per lo sviluppo armonioso della personalità) quanto agli adulti (recuperare studi compiuti in precedenza o studio della musica e dello strumento quale ampliamento del proprio bagaglio di conoscenze). Da tutte queste esperienze nascono due volumi, nel giro di pochi mesi, ben presto divenuti un autentico caso editoriale, grazie alle indiscusse doti affabulatorie dell’Autrice durante le presentazioni in librerie, biblioteche, centri culturali.
A parlare di Applaudire con i piedi. Segreti e curiosità della musica colta e Applaudire con i piedi 2. Il difficile e meraviglioso mestiere della musica (editi entrambi da Graphofeel) è la stessa Anna Rollando con garbo, precisione, raffinatezza.

Anna, anzitutto come ti definiresti? Musicista/scrittrice o viceversa? O altro ancora?
È una domanda interessante, ma in realtà non saprei, non mi sono mai davvero chiesta come definirmi. Penso di essere più che altro musicista, suono da quando sono una bambina. Però leggo da sempre voracemente, i libri mi sono sempre piaciuti, ne ho la casa piena: posso dire senza dubbio che la musica e i libri vadano di pari passo nella mia vita.

Come ti è venuta in mente l’idea di scrivere un libro come Applaudire con i piedi?
Un insieme di circostanze: io insegno musica da molto tempo, e ho sempre cercato di spiegare ai miei allievi, ragazzi e adulti, non solo l’aspetto pratico e teorico della musica, ma anche la Bellezza che produce, e tutto quello strano mondo che gravita intorno. Inoltre mi piace portare ad ascoltare concerti e opere gli amici non musicisti che talvolta pensano di non essere ‘in grado’ di ascoltare il repertorio classico, introducendo le performances in maniera semplice e scherzosa: è sempre stata mia ferma convinzione che non sia necessario avere una preparazione specifica per apprezzare la musica classica e per ascoltarla, basta esserne curiosi e non avere preconcetti. Chi poi desidera approfondire lo può naturalmente fare in un secondo momento, ma l’emozione e il coinvolgimento nascono solo dalla disponibilità a farsi ‘attraversare’ dalla Bellezza.

E perché questo strano/buffo titolo per un libro?
In realtà non è un mistero, lo spiego in entrambi i libri. Si tratta semplicemente di quello che facciamo in orchestra: quando vogliamo applaudire ma non possiamo farlo, perché abbiamo ovviamente le mani impegnate dagli strumenti, applaudiamo battendo i piedi sulle assi del palcoscenico. Ho voluto in questo modo sottolineare come tutto quello di cui parlo nei due libri sia raccontato dal mio punto di vista di musicista, quindi una visuale un po’ diversa da quella a cui si è abituati.

E perché un sequel con lo stesso titolo?
Per lo stesso motivo: mi piace molto questo titolo, e ho visto che ha avuto successo e che è rimasto in mente con facilità; inoltre mi è parso che la modalità di scrittura e il punto di vista fossero gli stessi in entrambi i libri, così l’ho mantenuto. Sono i sottotitoli a cambiare, e sono loro che spiegano le differenze.

Vuoi parlarci di questi due libri? Iniziamo ovviamente dal primo?
Sì, nel primo ho voluto soprattutto raccontare di come la musica classica sia dentro le nostre vite anche se non ne siamo consapevoli: di come sia più semplice di quanto sembri appassionarsi alle opere, ai grandi compositori del passato. Invito tutti a non spegnere i telefoni, ma ad utilizzarli con intelligenza cercando in Rete gli esempi che suggerisco, così da scoprire subito la loro bellezza. Ho fornito anche una playlist per formarsi una prima idea dei grandi classici, e un piccolo glossario per aiutare a capire alcune delle parole della musica. Perché, non dobbiamo scordarlo, le parole della musica sono tutte italiane, le abbiamo inventate noi! C’è poi un capitolo sulle donne compositrici, che la storia ha voluto dimenticare, uno sulla musica classica al cinema, sui mestieri della musica, sulle malattie legate alla musica, sui castrati, sul ruolo dei Teatri nel tempo, e altro ancora…

E per quanto riguarda Applaudire con i piedi 2?
In questo secondo, invece, il focus è soprattutto sul mestiere del musicista: da molti, ancora oggi, purtroppo il nostro mestiere è considerato solo un hobby divertente e non altro. Non è così, e ne parlo ampiamente: come si impara, come si insegna, come si lavora con la musica. Perché il nostro è senza dubbio il lavoro più bello del mondo, ma non è così semplice come si potrebbe credere. Racconto aneddoti accaduti a me e ai colleghi, o anche ai miei allievi grandi e piccoli (perché si può imparare anche da adulti, sappiatelo!). E poi ancora: le trame e le curiosità delle opere più famose, per andare a teatro preparati, una piccola e scorrevole storia della musica, dalle origini ai nostri giorni, compreso il difficile rapporto con la musica del Novecento, e anche la musica nei campi di concentramento (non dobbiamo mai dimenticare: non solo i lager nazisti, ma anche i gulag e i campi cinesi), e il rapporto della classica con il pop e il rock con il progressive, senza contare i plagi e le citazioni di ogni tipo. Un po’ di tutto, ma sempre, io mi auguro, raccontato con leggerezza e con il sorriso.

Nelle molte presentazioni dei tuoi libri, c’è qualche domanda ricorrente tra pubblici anche diversi da città a città?
Soprattutto nelle presentazioni del primo libro mi veniva chiesto spesso di parlare delle mie esperienze personali di musicista, e proprio da queste domande ho preso spunto per il secondo libro. Un altro argomento che creava curiosità e riflessioni è quello sulle donne compositrici che non troviamo sui libri di storia, e con il nuovo libro anche sulla musica nei Lager. Poi in realtà ogni volta mi fanno domande diverse, magari in relazione agli argomenti che affronto nelle singole presentazioni: come dico sempre, ogni tipo di performance non si crea da soli, ma si produce nell’interazione con il pubblico.

Anna chi è oggi il musicista classico nell’era di Internet?
Internet ha influenzato enormemente le nostre vite sotto ogni punto di vista: e la musica non ne resta certo immune. Non affronterò in questa sede i limiti e i pericoli della Rete, ritengo che però Internet possa essere una buona possibilità per esplorare nuovi territori e confini. Internet collega musicisti lontanissimi, mette a disposizione registrazioni ed eventi musicali in diretta in ogni parte del mondo, divulga immagini e filmati preziosi che un tempo erano difficili da reperire, offre tutorial per insegnare a suonare ( ma che non possono sostituire il Maestro!), permette di ascoltare in ogni momento tutto quello che desideriamo e di pubblicizzare i nostri eventi velocemente e ovunque. Il musicista dovrebbe riuscire a trovare il modo di usare tutto questo per migliorarsi: non una sorta di pigrizia, ma di ricchezza incredibile, la possibilità di confrontarsi e di crescere in ogni momento. Mi auguro solo che la Rete non diventi un surrogato degli eventi dal vivo, che a mio avviso restano comunque il modo migliore e più coinvolgente di vivere la musica: perché la musica si fa insieme, pubblico e musicisti.

Dove sta andando la musica classica almeno in Italia?
Si tratta di un argomento molto complesso. Adesso siamo di fronte ad alcuni musicisti che, in alcuni casi, seppur definendosi ‘classici’, a mio avviso producono più che altro musica commerciale, di facile ascolto, magari eseguita con strumenti classici ma priva di quella complessità che la musica classica ha nel suo Dna. Una musica dedicata al consumo e alla vendita, ovviamente, e che di fatto arriva a tutti, ammiccando alla ‘musica colta’ per strumentazione o citazioni. È allo stesso modo vero che nel mondo classico esiste un filone troppo intellettuale e difficilmente alla portata di tutti, che richiede competenze elaborate e non permette un ascolto distratto, e che spesso allontana il grande pubblico spaventandolo e facendolo sentire inadeguato. Tra questi due estremi mi sento di dire che esistono, per quello che so, una quantità di musicisti non manipolabili dal mercato che portano avanti i loro pensieri musicali, sia lavorando, per esempio, nel settore della musica da film, sia magari insegnando nelle istituzioni musicali, e che hanno linguaggi per nulla banali e molte cose da dire. Peccato che il mercato dei media si rivolga a personaggi più commerciali: io credo che il successo di tanti ‘presunti’ musicisti classici, che i media propongono come star, nasca dal bisogno della gente di ascoltare musica classica con maggiore semplicità e senza timore di sentirsi ‘inadeguati’, e quindi abbia il desiderio e la voglia di scoprire un mondo per molti versi inesplorato. Bisogna avvicinare tutti alla musica, e investire nell’educazione musicale dalla scuola dell’infanzia in poi: non può che farci bene.

Perché la musica ‘classica’ non solo contemporanea continua a essere ‘elitaria’?
È proprio quanto vado dicendo: non la è e non la deve essere. Come in ogni ambito, ci sono molti modi per avvicinarsi alla fruizione dell’arte: il primo passo è quello di non temerla e di partecipare agli eventi culturali, che siano mostre, performances teatrali o concerti, o altro, con un atteggiamento curioso. Una riflessione: chi andrebbe a un concerto pop senza avere già ascoltato le canzoni del cantante che si va a sentire? Allo stesso modo io credo sia una buona idea essere almeno un po’ informati quando ci si avvicina a degli eventi d’arte, in modo da riuscire a partecipare meglio: magari ascoltare qualche registrazione dei brani che ci aspettano, o delle arie più famose dell’opera. La percezione di un evento elitario può esistere così come esiste in ogni ambito, ci sono ovunque i più esperti, gli appassionati, gli studiosi, perfino i maniaci di qualunque disciplina pronti a cavillare sui singoli dettagli con i più disparati argomenti. Ma non necessariamente ci devono impedire di accedere a concerti o opere anche senza specifiche competenze, solo per la gioia di farlo: privarsi della possibilità di crescere e di gioire con la Bellezza mi sembra davvero un peccato.

Oggi alcuni compositori insistono molto sul linguaggio tonale e su un’idea fondamentalmente consolatrice della musica classica per attrarre nuovo pubblico, dimenticando l’ascolto come impegno civile, se non politico. Sarebbe utile tornare a gente come Luciano Berio, Luigi Nono, Bruno Maderna? Sono datati o persino definitivamente superati?
Il linguaggio dell’arte tutta cambia continuamente, influenzato dal momento storico e dal mercato dell’industria culturale. A mio avviso non si può dire che Berio o Nono o Maderna siano superati, dal momento che sono ormai entrati in un Olimpo che la storia ha loro assegnato. Ma di sicuro il loro linguaggio musicale non può più avere lo stesso impatto dirompente che ebbe nel secolo scorso: la musica elettronica o la dodecafonia hanno suscitato indignazione in alcuni ed entusiasmo in altri, come avviene sovente di fronte ai grandi innovatori, mentre oggi sono ormai parte della storia, seppur recente. Quello che mi sento di dire è che forse ora non siamo in un evidente momento di rivoluzione del linguaggio musicale, ma sono certa che ci sia sempre qualcosa in movimento e che non tarderanno ad arrivare nuove idee.

Come donna ha riscontrato difficoltà o pregiudizi nel mondo musicale che, secondo alcuni giornalisti, è ancora sessista o discriminante?
Come musicista devo dire che ormai non si incontrano più le grandi difficoltà di un tempo, per quanto la mentalità comune spesso preferisca affidare a musicisti di sesso maschile i ruoli-chiave in orchestra anche quando potrebbero essere svolti da donne di pari competenza e talento. Ma la vera difficoltà penso si incontri ancora nel pregiudizio che le donne devono superare in ruoli ’maschili’ come il direttore o il compositore: le cose stanno lentamente cambiando, ma il lavoro da fare è ancora grande. Non dico assolutamente di mettere in atto le ‘quote rosa’, ma al contrario di giudicare effettivamente in base alle reali capacità artistiche e personali evitando i pregiudizi che non aiutano. Come in ogni ambito, del resto.

Cosa ne pensi del fenomeno delle giovani concertiste che esibiscono scollature, minigonne, tacchi a spillo ai concerti, quasi come le dive del pop?
Confesso di non essere molto d’accordo, sia per le donne sia per gli uomini – perché in questo, ebbene, c’è una qualche parità- che preferiscono sacrificare il proprio reale talento di fronte a una ovvia e meno interessante scelta di mercato basata sul loro aspetto o il loro sex-appeal. In alcuni casi vorrei pensare che, per amore di divulgazione, o per coinvolgere i ragazzi che diversamente sarebbero attirati solo da un tipo diverso di spettacolo, o ancora per scuotere gli ignavi e far vedere loro la passione e il divertimento che anche la classica suscita, vada bene anche questo modo di presentarsi. Ma sappiamo che non è così: questi esecutori sono prodotti del mercato, e come tali hanno il loro legittimo pubblico e il loro spazio. Mi auguro solo che magari, tra i tanti, incuriosiscano qualcuno dei loro fan e lo invoglino ad approfondire il repertorio che loro affrontano spesso in maniera spettacolare, scoprendo finalmente il mondo meraviglioso e appassionante della Musica. Quella con la Maiuscola.

3 pensieri su “La violinista che applaude con i piedi, due volte. Conversazione tra Anna Rollando e Guido Michelone

  1. La musica classica non è soltanto un fenomeno culturale da riscoprire, ma una vera cura dell’anima da coltivare.
    Articolo molto interessante, grazie!

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  2. Interessante ragazza, dice cose molto giuste… Ma è lei o il giornalista che scrive che la musica “.. Non LA è e non LA deve essere..”?
    Povera lingua italiana…

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