Pontebassa, di Giorgio Stella

I

La rapina del cero sull’asse di reame
È chiara al vento del regime di fassa nella betoniera di Marco Aurelio
Dove l’avanti-regina possa una corona degna del nome di Nostro Signore
Anche quando la fede del concime coincide
Con la marcia su Roma città di maschera in costume flettile

La dogana avanza l’oratorio [e] la clessidra di mirra dove
Le stanze alte non hanno la provvida sequenza dello schema alveare
Come l’emergenza della classica musica sinfonica
Nel baldacchino del cuore
Amato da Dio

Poi passa la paura e avanza la misura e anche
Se queste fossero sussidiarie al mappamondo a sé medesimo
L’agorà al crocco di mischia
Specchia l’alata vetrina della sfera di pugnale
Con gli occhi di specchio nel vetro che muore

Non regge più mai la [maorj] sfatta in clandestinità
Dove la candela misura il vento
Della fiamma

Il regime di potere nell’avere un Rosario
A ruota di cemento
Con

        Dentro il cruccio didascalico dell’anfetamina 
                  Metrica ala bersaglio

Quando ancora c’era la branda positiva della ringhiera in maschera
E [in maschera] si regge la dilettante cosa strana
Non dalla paura ma nella paura per sé postuma

All’incrocio dei venti morenti
Il fiume della rosa
Profuma di radice come era allora la candelina sfattta sulla torta
Acerba di nebbia breve di fossa oscura del teatro postumo
Alla croce dei venti e non alla rosa dei tarocchi

Tutto il nobile teatro nell’arco del bove
Antico di nobile in breve
Fossile sequenza sterile di forze
Disordinate dal picco della questua

Dall’avventura di una rettoscopia
All’evasione nobile di una clessidra flettile
La bara delle danza
Vanta il fiocco di neve alla corvina-cerva
E poi ritorna una vettura fragile alla
Alla postura della prostata in calore
Di addio per calore melograno
Una dizione di preservativi nani
Nei giardini dell’ottavo vaso creta e così si sappia la torre
Melogranna alla sfinge porcivendola

II

Al picco dell’ala la sfinge per dogana di eclisse
Rimembra ancora
La maschera da sparo sulle ossa antiche
Di foto nel forum del fato

Era classica la porcaia
Della fioraia nel fiore che sboccia denti cariati
In smalti di rossetti graffiati dagli stessi occhi
Uncinati e riflessi
Alla bara non del morto ma del sepolto vivo

Quante bastonate nelle culle in fiore
Se l’amore ha l’utriaca della bussola
Il timone va a remo nel mare fossile di terza seconda prima ultima carta
Con i chiodi nei pompelmi tricolori
Delle merci di canoa
L’alto ebbro latitante scongiura la presenza clandestina
Dell’immobile presepe fossile
Quando l’arco dell’amore è il tirocinio dell’avanzata bellica

I pomodori colti col vaso di celeste crepa di betoniera
Flettile all’individuo stato essere
Perché ciò che separa non divide ma somma
La sottrazione moltiplicata

Turba della conca di mirra sidro d’amore
Per coccio di bersaglio per seta mosso
Dal principe & e la principessa della sera
Riflessi in un ramo oscuro al vetro del faro

Retta a tradimento la parola passa il bacio
Nella dimora della bocca flettile di betoniera mobile
Con l’arco del cerchio in

                        Fede ai diamanti clandestini di balocchi arati

Li hai visti tu che cerchi i porci
Le ali dannate
Nella betoniera dell’arco del cerchio
Come se i teatri in maschera fossero i fuochi del primo dell’anno nel carnevale della
Simmetrica lontana futura alla betoniera e alla fassa sua

III

Dalla gavetta d’ottone l’anello stringe l’arco
Del cerchio della betoniera
Polivalente agli escrementi in bocca pisciati
Dai vivi nei morti perché
La veste da sposa non è la fede del cilindro di un pellegrinaggio
Scavato nell’arco del cerchio della betoniera
Remota al fiume del male nel mare del bene e il proprio affluente
Che se gira la palla la neve casca la sabbia

Poi la rosa dell’arco del cerchio nella betoniera
Possiede il tarocco dell’asso
Nel mazzo filtrato e poi svenato
Quando il deserto non ha labirinto

Mi mucca non ha un uomo mi mucca
La bava
Del pesce arco del cerchio
Quando la clessidra del nulla ha il tempo
Di nessun niente

La betoniera sfrutta i coriandoli
Delle mascherine nelle orge dei triangolo di seta
Se la terra su cui cammini è quella dove vai
L’asso del mazzo a fiore di mattatoio
Ovile stabile stabilisce
Le regole del tarocco
Avanti la betoniera nell’arco
Del cerchio di clessidra
Su un deserto di stelle che si aprono e si chiudono come il buco del culo

Compro-oro argento e mirra
Per la Pisside devota
Alla divisione cristica il niente
Allo smeraldo portato come
Officina da messaggio [nella bottiglia]
Nella spilla presa a balia cullantemente

Lo spessore del volto
Ha gli occhi di specchio
Maturo bastone della vecchia adolescente
Sulla betoniera ferma di fassa e cerchio dell’arca

IV

La morte della tomba
Vanta l’arcipelago
Della dottrina inevasa
Dalla sotterranza propria
All’archivio del becco nel nido
Se celeste è alba sottoterra

Il minatore della fioraia
Avanza lo strutto bicolore o bilocale
Col frutto acerbo nel nucleo
Del seme non venale
Il minatore
Fossile scudo dell’elmo in armatura di grembo da fare

        L’arco del cerchio nella farfalla

Che avanza piano
La sua lunga luce


14 febbraio, notte fonda.

Un pensiero su “Pontebassa, di Giorgio Stella

  1. Gentile Luigi Maria Corsanico, quando mi donerebbe una dizione sua ovvio il testo a Lei.
    scusi la sfacciatagine.
    giorgio stella

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