La seconda porta di Raul Montanari

di Guido Michelone

 

Stavolta il narratore in prima persona, Milo Molteni, quarantenne pubblicitario milanese, ennesimo alter ego dell’Autore nell’umana commedia postmoderna, ha la possibilità di acquistare, a poco prezzo, l’appartamento sopra il suo, al quinto piano di una tranquilla palazzina (‘disturbata’ solo dall’antipatia dell’avvocato Vegezzini). Milo, insomma all’apice della carriera, da tempo diviso dalla moglie, può quindi allargare i propri spazi e le proprie conoscenze, a cominciare, fin da subito, da Vera, l’avvenente architetta (chiamata a ristrutturare il nuovo appartamento) con la quale è subito amore fisico passionale. Ma la conoscenza maggiore giunge inaspettata grazie o a causa della seconda porta del titolo: il diciassettenne Adam entra, da un ingresso seminascosto inutilizzato, nella vita del Molteni come un ciclone, devastandogli l’esistenza, a partire dalla disaffezione verso il proprio redditizio lavoro, tra l’altro impegnato nella pubblicità sociale. 

Per un gioco del destino, Adam è un egiziano giunto in Italia su un barcone con altri clandestini, ma accolto e accudito nella comunità del filantropo Pandoro, dedita agli sgomberi di case: nei vani che sta liberando da vecchi mobili, il ragazzino trova momentaneo rifugio, benché quasi subito pizzicato dal legittimo proprietario. Tra Milo e Adam, nonostante i reciproci sospetti, s’instaura presto una vera amicizia che assume le caratteristiche del rapporto maestro e allievo, o addirittura padre e figlio. È però un feeling destinato a complicarsi quando l’arrivo del buffo Velardi, investigatore privato, rivela al protagonista una situazione tragicamente intricatissima che, svelata in una recensione, toglierebbe di colpo il potere, il fascino, il carisma al libro stesso, per via di una vicenda narrativa che procede, secondo il collaudato stile montanariano, sia per colpi di scena e sia presentandosi anche come romanzo corale, dove spicca, come sempre, almeno negli ultimi libri, la figura maschile dalle molte facce, tra anti-eroe decadente, superuomo post-ideologico, individualista moralisticheggiante. 

Ma a Milo/Raul per farsi notare e valere necessitano validi comprimari ed ecco tirata fuori la tecnica affabulatoria spalmata su almeno quattro risvolti, di cui forse tre un po’ marginali, rispetto al senso dell’opera. Infatti non bastano, via via, Vera per il Milo tombeur des femmes pronto a sottolineare ogni predilezione erotica; Pietro Carminati quale amico/collega, assieme al quale, in maniera antipodica, manda avanti l’agenzia da loro fondata molti anni prima; Pandoro e Velardi che simboleggiano il Milo in dialettica con due istituzioni fra loro parallele e magari incompatibili, comunque assai ben gestite rispettivamente dal tipo bonario e da quello inafferrabile. Non bastano, perché a definire e rifinire il Molteni ne La seconda porta ci vuole l’innocenza, il dolore, la timidezza, il ribellismo di un Adam, nelle cui azioni spesso imprevedibile si può leggere il dramma dei migranti di oggi, Benché il romanzo alla fine si presti a molter altre letture (non ultima la crisi della famiglia e più ancora del single).

 

Cfr.: Montanari Raul, La seconda porta. Romanzo, Baldini + Castoldi, Milano, 2019, pagine 347, euro 18,00.

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