Mostrare la faccia

di Stefanie Golisch

Prima di ogni forma di comunicazione verbale è il nostro viso che comunica a chi abbiamo di fronte chi siamo o chi vogliamo essere. La nostra mimica parla prima ancora di aver pronunciato la prima parola. L’innamoramento a prima vista è rivolto a un viso che ancora non conosciamo, ma dal quale, misteriosamente, ci sentiamo attratti. Il nostro viso, più che ogni altra parte del nostro corpo, ci identifica. È il mio viso che racconta la mia storia, che svela, se lo voglio o meno, chi sono.
Infatti, molti modi di dire usano il viso come metafora: si può perdere la faccia e si può salvare la faccia. In tedesco, ma anche in italiano, si può anche mostrare la faccia, che significa prendere posizione, uscire pubblicamente senza nascondersi. Continua a leggere

Perfezionare

Gesù ha bisogno del nostro primo passo: ci chiede di guardarlo, di ascoltarlo. Può non venirci incontro, se lo avvertiamo presente? Conta sui nostri desideri, che sono atti in germe. Ha bisogno della nostra adesione, anche imperfetta: sarà Lui a perfezionare. 

Semplice

Essere più santi di ieri: è questo il nostro compito, giorno dopo giorno. La grazia dona e noi le andiamo incontro, con il libero arbitrio. La vita cristiana è più semplice di quanto si pensi, ma è la semplicità di Dio, solo Lui può farcene partecipi. 

Intervista a Sara Maria Serafini, rivista Risme

Intervistiamo Sara Maria Serafini, fondatrice e direttore editoriale di “Risme, la rivista che non devi spolverare”.

Sara, visto che voi di Risme lavorate con le parole (e con i racconti), ti propongo un gioco. Partiamo dai luoghi comuni più famosi e parliamo di voi.
Il primo, con cui sicuramente sarete stati tormentati:
In Italia non si leggono racconti, il racconto non vende
In parte è vero, si legge poco e si leggono più romanzi che racconti. Perché hai scelto di fondare una rivista di racconti (e illustrazioni, e anche in questo caso, si lotta per il dovuto riconoscimento)?

Ciao Francesca, innanzitutto grazie per averci coinvolto e dato voce con questa intervista molto originale. Per rispondere alla tua prima domanda, quella del racconto è una dimensione temporale completamente diversa da quella del romanzo. La storia lunga ti coinvolge pagina dopo pagina, il racconto, invece, deve saper catturarti in poche righe. Scrivere è un’arte complessa che, secondo me, deve passare attraverso la narrazione breve. Una rivista di racconti come la nostra, scaricabile gratuitamente dal web, che puoi stampare o leggere su un qualsiasi tablet, avvicina molte più persone alla lettura perché è una lettura da ritagli di tempo (ad esempio tra una metro e un’altra o nella mezz’ora della pausa pranzo), ma soprattutto dà la possibilità a molti autori validi di farsi leggere.

Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala!
Ormai lo sanno tutti, e sul vostro sito, la presentazione del progetto è bella anche da leggere, oltre che per trarne informazioni; ma vale la pena ricordare come nasce Risme. Quando, come e perché avete scelto di… montare in bici e andare? Come si svolge la vostra vita di redazione?

Risme nasce da un mio desiderio nel settembre del 2018. Oddio sono passati già quasi due anni. Incredibile. Era una cosa con cui mi volevo misurare e così mi sono lanciata (che mi sembra il verbo più appropriato) in questo progetto con altre cinque persone che si occupano di scrittura. La vita di redazione è molto semplice: tutti leggiamo tutti i racconti, li valutiamo e editiamo quelli che vengono ritenuti adatti alla pubblicazione tra le nostre pagine. Continua a leggere

ALESSANDRA CORBETTA – tre inediti

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ANNI DOPO

Ridere sarebbe come stare a galla
e un silenzio inseparabile, vietare
di scambiarsi le posate nei giorni di festa.
Sul fondo del bicchiere ritrovare
ciò che prescrive il bugiardino,
non con minore sorpresa. Ridere
al treno che parte con lo zaino in spalla
sottrarsi alla trama del pieno/vuoto:
di solito è 16 o 4 o viola il gioco.

Qualche caramella restata nella tasca
segna l’ora, riporta fino a casa.

BACÀ

Un libro giallo in mano per schivare lo sguardo
di chi ha provato a incrociarti
tra treno e banchina perché leggere – pensi –
è fare stare tutto in una riga, evitare
gli strappi di chi piange. Dritto e distratto
neghi la paura di un saluto perché – vuoi convincermi –
scrivere è la briciola del non aver vissuto.

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L’affaire Allen

affaire allenIn un gruppo femminista su Facebook una delle membre ha commentato un post su Woody Allen dicendo in difesa del regista: “Io so che Soon-Yi e Allen hanno cominciato una relazione quando la ragazza era maggiorenne ed era figlia adottiva della ex compagna Mia Farrow, ma non di Allen stesso.”
Ci sono una serie di aspetti problematici in questa affermazione, fatta sicuramente in buona fede, che è necessario mettere in luce.

Quando la bambina Soon-Yi ha conosciuto Allen aveva un’età tra gli otto e i dieci anni (la sua data di nascita è solo presunta). Il regista aveva nei suoi confronti un ruolo di adulto predisposto alla protezione dato che era un uomo di quarantacinque anni che aveva una relazione con la donna che era in quel momento l’affidataria alla cura di questa bambina. Che lui avesse una certificazione oppure un obbligo legale o meno nei confronti di Soon-Yi, non cambia molto ai fini di ciò che lui ha rappresentato per lei: la sua figura vista con gli occhi di quella bimba era quella di un co-affidatario. Continua a leggere

La poesia della settimana. Dino Campana

La speranza (sul torrente notturno)

Per l’amor dei poeti
Principessa dei sogni segreti
Nell’ali dei vivi pensieri ripeti ripeti
Principessa i tuoi canti:
O tu chiomata di muti canti
Pallido amor degli erranti
Soffoca gli inestinti pianti
Dà tregua agli amori segreti:
Chi le taciturne porte
Guarda che la Notte
Ha aperte sull’infinito?
Chinan l’ore: col sogno vanito
China la pallida Sorte…
………………………………
Per l’amor dei poeti, porte
Aperte de la morte
Su l’infinito!
Per l’amor dei poeti
Principessa il mio sogno vanito
Nei gorghi de la Sorte!

Da Notturni, in Dino Campana, Il cantore vagabondo, Milano, Corriere della Sera, 2012, p 48.

La gloria

Siamo nati per essere santi. Perciò il criterio-guida è fare tutto per la gloria di Gesù. Nel momento della morte, sarà bello scoprire che quello che abbiamo pensato, detto e fatto è stato a questo fine: saremo nel nostro, anche nell’ultima tappa dell’esilio. 

App e microchip

di Serena Fioris

“Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio.” (Apocalisse 13,16)

Qualche mese fa è uscita la notizia che in Svezia hanno cominciato ad impiantare microchip sotto pelle, per sostituire carte di credito e contanti.

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Piedi 1: i piedi di terra

di Kika Bohr

piede a Castelmella (Bs)


Cinquemila euro! Un bel gruzzoletto! Il cospicuo premio promesso per quel progetto mandato in extremis alla “Brescia Art Marathon” mi sembrò caduto dal cielo. In compenso però dovevo in pochi giorni organizzare, secondo quanto avevo proposto, la costruzione di quattro giganteschi piedi alti tre metri. Un’installazione provvisoria, giusto per il tempo della maratona del 30 aprile 2006. Così parve all’inizio. Poi però quando andai a parlare con loro, questi organizzatori bresciani esternarono le loro esigenze, non volevano qualcosa di troppo effimero come la cartapesta, ad esempio, e mi lasciai allettare molto facilmente quando mi fecero balenare la possibilità, anzi la probabilità, divenuta presto quasi-sicurezza, di un ricollocamento delle sculture (ora dovevano essere “sculture”!) in un parco della città. A patto però che fossero trasportabili, naturalmente, cosa non facile viste le dimensioni richieste… Continua a leggere

Andrea legge nel tubo: il 25 aprile

Un nuovo ciclo di letture, con Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Per celebrare il 25 aprile insieme, anche se virtualmente e con un giorno di ritardo, vi proponiamo la sua video-lettura tratta da La Macchina del Vento di WM1 e initolata Poseidone e il fascismo.
Buon ascolto!

 

25 aprile. Primo Levi

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Avevamo freddo e fame, eravamo i partigiani più disarmati del Piemonte, e probabilmente anche i più sprovveduti. Ci credevamo al sicuro, perché non ci eravamo ancora mossi dal nostro rifugio, sepolto da un metro di neve: ma qualcuno ci tradì, ed all’alba del 13 dicembre 1943 ci svegliammo circondati dalla repubblica: loro erano trecento, e noi undici, con un mitra senza colpi e qualche pistola. Otto riuscirono a fuggire, e si dispersero per la montagna: noi non riuscimmo. I militi catturarono noi tre, Aldo, Guido e me, ancora tutti insonnoliti. […]
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Macchie

Gesù dice a Gabrielle di guardarsi dalle macchie del peccato, quelle volontarie. Se, passeggiando in campagna, l’erba le lasciasse tracce sulla gonna bianca, sarebbe poca cosa; ma se la tagliasse con le forbici o vi gettasse dell’inchiostro, sarebbe uno sfregio alla bellezza. Voi, le ricorda, siete immagine di Dio, dunque la macchia fatta all’anima è più grave. 

Rosa Salvia legge Fabrizio Bregoli

                                  Rosa Salvia legge Notizie da Patmos 

                                            di Fabrizio Bregoli

                                                 La Vita Felice – Milano 2019              

Fabrizio Bregoli, laureato in ingegneria nonché ingegnere di professione, appassionato di matematica (soprattutto l’algebra) e di fisica, si muove sulla scia di quello che potremmo definire una sorta di nuovo umanesimo che pone insieme le due passioni: la scienza e la poesia, con esiti particolarissimi e originali. 

La più recente raccolta Notizie da Patmos si snoda in nove sezioni fra cui “Digressione quantistica” che per chi ha poca familiarità con il linguaggio scientifico, può riuscire di difficile lettura e interpretazione, ma in perfetta coerenza con un’intera parte della ricerca poetica contemporanea che vede nelle parole della scienza una possibilità di rinnovamento della poesia stessa.

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L’esercizio spirituale

L’esercizio spirituale della mia vita è questo: far passare tutta l’esperienza, fisica, psichica e pneumatica attraverso l’amore. In paradiso, infatti, lo Spirito Santo ci mostrerà tutto quello che di noi è passato per l’amore. Per questo bisogna amare il peccato perdonato, la sofferenza purificatrice, i nemici che ci hanno messo alla prova: tutto verrà trasfigurato dall’amore eterno di Dio, resterà avvolto nella Sua luce intramontabile.