Narcisa, di Giorgio Stella

                                   A Claudia F r o n d i  

– avanti la giostra a colori

del dramma nelle serpi

l’esaurito grano pende

dalle labbra al perdono –

– coppa assente di vino e

pane colmo rapito di

una volta al mare con

le tiranne esistenze

promesse alla rosa

delle nozze d’uovo – 

– [poi] l’arca bue zitella

premuta malavita con

la zazzera da tuono

In calore alla pioggia –

– sotto la pietra

deserto-regina 

parata di chiome –

– l’alba ha il sole di

una notte – 

– dalla grata di legno

al tallèro di corallo

il basso all’altro

canto del medesimo verso –

– la pattumiera dalla voce

infranta nella porta-valore

estinta in patria dogana – 

[- l’occhio che la madre 

fischia al vagone letto 

é membro-eterno

fagotto nella f a g i n a -] –  

– [Narcisa] un cuore se né

fa un altro al picco della

fronte per […]  sparo pulédra 

sul ginocchio estinto

nella trincea di stop 

poco dopo l’arpa del sud –

– [Ginevra] ha la cattedrale 

aperta dopo dentro

la butterata cerchiata

acne che specchia 

la vetrina del 

bulbo b a m b y bello – 

[………………………]

– l’oppio di stagione

non ha pannocchia

per radica di forma – 

– davanti al carnevale della vacca breve

portata avanti nella mandria sul proprio fiuto

il recinto colma la mappa – la mappa sterile –

–  ritorna alla vicina [triste essenza]

col vaso di creta 

a l [l ’] a n a n t i k a   fiore in loco

sulla vaccina febbre barocca muta –

 – assoluto ritorno del medesimo poligono

chierica la possidente

nel presente che presiede l’arco di c o c ò

supervisione antica 

della breccia di mare per trincea di f i f o –

– cosa era la cosa diceva 

la spinta regina 

del regno al mutilato cieco? –  

– l’asse dève la solitudine 

estrema tra il faro e il colpo 

di stato provvido alla polpa –

 – il funerale [ f ù] breve la marcia

d’ascolto:

‘e com’é?’

“ é che a dirsi a parole

l’alfabeto é muto

e poi registra “ –

_______________________________________________________

NOTA:

Notte profonda della FINEMESE

scritta in una volta, sola. Ore 00.50.

[31 Marzo 2020]

Giorgio Stella

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