Pensieri a spasso ( loro possono) di Alessandro Di Bari ( Italia, 2002)

È ormai passato più di un mese dalla chiusura delle scuole, un periodo che in qualche maniera ha cambiato il modo di vivere di tutte le persone e che continuerà a farlo per le settimane a venire.
Ci siamo ritrovati di colpo chiusi nelle nostre case, vivendo quello che sarebbe stato un sogno nella normalità: niente lezioni, niente compiti, niente interrogazioni o pressioni, possibilità di riposarsi e fare quello che si vuole.
Le prime settimane sono state viste da tutti gli studenti come qualcosa di incredibile, ma non ci è voluto molto tempo per capire che in realtà sotto tutto questo si nascondeva qualcosa di inaspettato e cioè la consapevolezza dell’importanza della scuola.
Non pensavo l’avrei mai detto e invece mi trovo a ripeterlo ogni volta che qualcuno mi chiede cosa ne penso di questa situazione.
Ho passato i primi dieci giorni nel letto, alzandomi solo per mangiare e lavarmi e mi sono accorto di star sprecando il mio tempo. Tempo che per un ragazzo di 18 anni può sembrare infinito, ma che in realtà non lo è, ed è in occasioni come questa che triplica la sua velocità e tutto quello che si vive passa in un batter d’occhio.

Ci ho messo giorni per capire di dover reagire, approfittando della quarantena per concentrarmi su quello che mi piace e per recuperare il tempo perso, non solo in queste settimane, ma in tutta la mia vita fino ad ora: ho ricominciato a leggere di mia spontanea volontà, senza avere obblighi da parte dei professori; ho deciso di approfondire la mia conoscenza delle lingue, attraverso film e serie tv che adesso non sono più solo “tempo perso”, bensì un modo per imparare qualcosa di nuovo; ho iniziato a pianificare il mio futuro, i miei viaggi, i miei sogni.
Purtroppo però, mentre io ho trovato il mio equilibrio in questa quarantena, molti miei coetanei (e non solo) ancora vagano nelle loro case senza una minima idea di come occupare questo tempo e soprattutto senza voglia di cercare qualcosa da fare, sperando solo di poter tornare alla normalità il prima possibile.
Ci sono miei amici che hanno sempre odiato la scuola e invece adesso non vedono l’ora di tornarci, non solo perché le lezioni online non possono sostituire quelle normali o perché non ci si riesce a organizzare da soli, ma soprattutto perché si è capito il vero senso di essa e cioè che il tempo che passiamo nelle aule non è sprecato, bensì ci aiuta a costruire il nostro futuro e ci porta a conoscere persone che diventeranno fondamentali per la nostra vita.
Io sono il primo ad odiare il sistema scolastico italiano, basato troppo sull’imparare in modo forzato piuttosto che sul seguire le proprie passioni e conoscere ciò che si ama, ma in queste settimane mi sono accorto che il tempo che passo in classe mi serve, ci serve.
Quindi cosa cambierà dopo questa quarantena, oltre al fatto che la gente si laverà più di prima?
Io mi auguro la mentalità delle persone, dai ragazzi agli adulti, perché quello che ha portato questo periodo di isolamento è visibile agli occhi di tutti: l’aria è più pulita, la natura ha ripreso i luoghi che le erano stati portati via e soprattutto tutti noi ci siamo concentrati sulle piccole cose quotidiane, che ormai da troppo tempo non venivano nemmeno considerate.
Anziché uscire sul balcone e cantare, andiamoci invece a respirare l’aria a pieni polmoni, poiché proprio ora che è meno inquinata siamo costretti a indossare le mascherine e se ci pensiamo su, forse, oltre a tanto dolore questa quarantena qualcosa di positivo lo ha anche portato.

Un pensiero su “Pensieri a spasso ( loro possono) di Alessandro Di Bari ( Italia, 2002)

  1. Grazie, Stefanie! Mi fa piacere questa testimonianza, che coglie un sentimento generale: adesso che non c’è, la scuola manca a (quasi) tutti. Lo si ricordasse anche dopo l’emergenza!

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