Lettera ai miei studenti

di Stefanie Golisch

Cari ragazzi,

parliamo di una situazione kafkiana quando, improvvisamente, ci sfugge il senso, quando ci troviamo in circostanze poco chiare, paradossali che non siamo più in grado né di comprendere né di controllare. Apparentemente tutto sembra come prima, la nostra casa è la nostra casa, i nostri familiari sono i nostri famigliari, noi siamo noi, eppure qualcosa è cambiato radicalmente: l’ordine conosciuto nel quale ci muoviamo e che, oltre magari alla noia, ci trasmette comunque un senso di sicurezza e di prevedibilità, non c’è più.

Il disorientamento esistenziale dell’uomo moderno in un mondo che non comprende più e che non può assolutamente dominare è IL tema di Franz Kafka, un autore che, come sanno molti di voi, mi è particolarmente caro e che cerco ogni anno di trasmettervi senza mai essere veramente soddisfatta, perché ogni volta mi sembra di averlo in qualche modo ridotto ad un autore che “si deve conoscere” perché fa parte della Weltliteratur, o, peggio ancora, perché potrebbe essere tema di una verifica!

Vi scrivo questa lettera perché la situazione nella quale ci troviamo attualmente ci fa leggere Kafka e, ovviamente molti altri autori, con un interesse o addirittura una urgenza nuova: le stesse nostre domande, alle quali in questo momento nessuno ha una risposta (anche se molti, troppi, pretendono di averla!) le troviamo già tra le righe della grande letteratura di tutti i tempi. Dico a proposito: le nostre domande, non le risposte perché credo che quello che alla fine conta è il flusso continuo delle domande e non certo il facile accontentarsi di risposte più o meno convenienti.

In questo senso, con occhi nuovi, più attenti, che stanno vivendo sulla propria pelle un’esperienza senza precedenti, leggere di un uomo di nome Gregor Samsa che una mattina si sveglia trasformato in uno scarafaggio, potrebbe farci capire, o meglio sentire, che letteratura e vita non appartengono a sfere separate, ma sono la stessa cosa. Che noi abbiamo bisogno dei libri così come loro hanno bisogno di noi lettori per essere vivificati di volta in volta.
Così come nella vita, soltanto nel dialogo con l’altro possiamo riconoscere noi stessi in profondità. E solo chi riconosce se stesso può trasformarsi e, eventualmente, trasformare il mondo intorno a sé.

Credo che in questo momento davvero così particolare quello che conta di più è rimanere vigili: osservare se stesso e gli altro intorno, prendere nulla per scontato e non farsi togliere il diritto di riflettere con la propria testa. Non per farsi una opinione da difendere, ma per rimanere il soggetto delle proprie idee. In periodi di crisi, l’essere non pensante è una facile vittima per ogni forma di manipolazione.
State attenti: sono, sono stati e saranno sempre più credibili quelli che pongono delle domande che non quelli che vi offrono delle facili risposte.

Nessuno ha il diritto di ubbidire, diceva la filosofa Hannah Arendt e questa frase mi sembra una ottima massima di vita che ci mette in guardia davanti ad ogni forma di possibile strumentalizzazione e ci traccia la via della libertà interiore che rimane sempre la conquista più preziosa dell’uomo.

Ho iniziato a pubblicare su un grande blog letterario italiano
(www.lapoesiaelospirito.wordpress.com) alcuni scritti dei miei studenti che, come vedo, sono stati accolti con interesse sincero dai lettori del blog.
Quindi, chi di voi fosse interessato ad esprimere i propri pensieri o anche di raccontare semplicemente come vive questa situazione, non esiti a contattarmi!

Vi auguro di cuore che questo sicuramente sofferto periodo di reclusione forzata possa, nel futuro, diventare un vostro tesoro.
Credo che, fino a un certo punto, dipenda da noi…

Bleibt gesund und hoffentlich bis bald!

Stefanie Golisch

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