Lettera di una studentessa al suo professore

di Serena Gerli

Caro professore,

ho trovato queste parole su internet. Ci tengo a precisare che, ovviamente, è un discorso generico che, però, esprime ciò che molti studenti provano in questo periodo così particolare. Certo, ci sono dei professori come Lei che hanno a cuore l’individualità dello studente. Ma purtroppo non è così per tutti.
Con queste parole (ripeto, non mie) non vorrei puntare il dito, ma invitare i professori a riflettere, in particolare coloro che non si interessano a nient’altro se non all’aspetto didattico.
In quarantena siamo privati di una cosa molto importante, considerando la nostra giovane età. Va compreso che vita privata e scolastica non sono due comparti stagni indipendenti, ma sono strettamente interconnessi, come ogni aspetto della vita di una persona, fa tutto parte della stessa realtà dell’individuo.
Ci sono ragazzi con parenti malati, con parenti lontani, con situazioni familiari complesse, con problemi di gestione di situazioni a volte molto difficili…
Io stessa sono tutt’altro che esente da queste problematiche.
Situazioni che influiscono sulla concentrazione e sulla serenità, e che non permettono ad uno studente di adempiere ai suoi obblighi scolastici come richiesto normalmente.

So che molti docenti vedrebbero queste parole come una scusa per sottrarci all’impegno scolastico. Ma non è così.
È una richiesta di aiuto a quelli che, dopo la famiglia, sono i nostri punti di riferimento in questa fase della nostra vita, ovvero voi docenti.
Noi come studenti ci ritroviamo con carichi di compiti non indifferenti, verifiche e interrogazioni come se ci trovassimo in una situazione del tutto normale. Quando non lo è. Quando la psiche di un ragazzo non si trova affatto in condizioni normali.
Con ciò, come già detto, non asseriamo che ci piacerebbe non aver proseguito il percorso scolastico regolarmente, anzi! Vorremmo che però fosse mirato alla crescita, al supporto e all’insegnamento ai ragazzi, in quanto individui, e non in quanto dei contenitori a riempire. Che non fosse mirato a valutarci, ma a riuscire a farci apprendere, in serenità, nonostante il periodo difficile. Che è difficile per tutti.
Sperando che il messaggio passi per ciò che davvero intendo, ci tengo a ringraziarla personalmente per la sua costante disponibilità, gentilezza e attenzione nei nostri confronti.

Un pensiero su “Lettera di una studentessa al suo professore

  1. ” Ci sono ragazzi con parenti malati, con parenti lontani, con situazioni familiari complesse, con problemi di gestione di situazioni a volte molto difficili…
    Io stessa sono tutt’altro che esente da queste problematiche.
    Situazioni che influiscono sulla concentrazione e sulla serenità, e che non permettono ad uno studente di adempiere ai suoi obblighi scolastici come richiesto normalmente”.

    Un’occasione in cui ripensarsi e ripensare la scuola in altri termini, che non siano quelli della prestazione e della efficienza, per ratificare quello che già si possiede, o che manca.
    Gli insegnanti sono da sempre in prima linea (più che mai lo sono ora) sul fronte educativo e sociale, ma non vanno lasciati soli. La scuola saprà reinventarsi e ricostruire su basi antiche e nuove. Gli esempi non mancano, basti pensare a Don Milani, a Maria Montessori.

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