Libri e librerie al tempo del corona virus

Stefan Cunha Ujvarinel

di Guido Michelone

Avrei voluto pubblicare queste mie riflessioni già a metà aprile con quella bella notizia – bella almeno per me e spero per tantissimi altri – che ha fatto il giro dell’Italia, dopo l’annuncio della riapertura delle librerie in tutt’Italia! Purtroppo so che alcune resteranno chiuse, come moltissime altre differenti attività, a causa dei risultati sulla pandemia, meno rosei del previsto, benché per alcuni versi incoraggianti. 

Quando è stata decretata la quarantena, il 3 marzo scorso, mi sono subito organizzato: pur lavorando di mattina come insegnante (video-didattica e affini) e al pomeriggio come giornalista, soprattutto musicale, ma sospendendo momentaneamente l’attività di scrittore di libri, non sapendo come e quando l’editoria si riorganizzerà, sto cercando di leggere il più possibile, anche grazie a condizioni pratiche favorevoli (il generale silenzio circostante) quei testi che non devo necessariamente recensire e che magari mi sono ‘lasciato indietro’ da mesi (talvolta da anni). 

Credo che capiti a tutti di ‘lasciare indietro’ un libro: io, come tanti, ho la mia pila di volumi, volumoni e volumetti sul comodino, che vorrei leggere tutti e subito; ma chissà per quali leggi del destino, succede che un testo resti lì, per transitare poi in uno scaffale remoto della libreria, in studio o in salotto.

Ritengo però che, talvolta, abbandonare per qualche tempo le novità conclamate e non farsi sedurre dalla pubblicità dei nuovi testi sia anche un bene, perché a me, ad esempio, offre maggiori possibilità di scegliere con pacatezza e razionalità. Tuttavia, non sono qui per consigliare libri rari o introvabili, anzi mi verrebbe voglia di indicare quei classici che ora, frettolosamente, i quotidiani si dispongono a offrire nelle edicole (a prezzi talvolta nemmeno concorrenziali), oppure sarei tentato di proporre la lettura di un libro al giorno, ma poi mi chiedo: c’è davvero tempo? Molti che hanno il negozio chiuso o hanno perso il lavoro, si trovano nelle condizioni psicologiche per farlo? Per noi insegnanti, alle prese con una elettronica sofisticata, il carico risulta persino maggiore di tre mesi fa.

Cosa fare dunque con libri e librerie ai tempi del Coronavirus? Sono domande a cui sinceramente non saprei rispondere in maniera esauriente, ma per iniziare a leggere libri, prima dei miei consigli (in un prossimo articolo), proporrei un gioco: digitare in rete una frase tipo ‘novità libri 2018, 2019 o 2020’ (ossia i testi pubblicati all’incirca negli ultimi 24-30 mesi) e quindi facilmente reperibili nei cataloghi on line, e ordinarli a una delle librerie che avete sotto casa o nelle vicinanze (o di cui è proprietario o gestore un amico o un conoscente); già da fine marzo molti si sono attrezzati e stanno facendo consegne a domicilio: l’ho sperimentato io stesso, ai primi di aprile, con 16 testi, di cui ben 13 sono arrivati in due soli giorni: libri assenti al momento della mia telefonata sugli scaffali della librerietta di due giovani amici, ma libri accessibili sull’intero catalogo nazionale e che il gentile libraio mi ha portato di persona. E lì ho sentito, come del resto le rare volte che mi avventuro a fare la spesa, con guanti e mascherina, che il mondo, nonostante tutto, continua ad andare avanti.

Mentre scrivo, ricevo una telefonata da un ex collega che non sentivo da mesi e che mi chiede cosa stia leggendo, cosa ho letto e cosa leggerò in questi tempi di coronavirus; la fortuna o meglio la tecnologia vuole che, con il cellulare, si possa conversare camminando, in questo caso spostandosi da una stanza all’altra. Ho preso in mano la pila di 10 libri che avrei intenzione di leggere prima o poi e gliel’ho elencata, provocando subito un dibattito. Li leggerà o li comprerà? In rete o da amici librai? Non gliel’ho chiesto, ma intanto voglio farvi semplicemente partecipi delle mie scelte.

Prima, però, vorrei parlarvi di un libro importante che ho letto molto lentamente (cioè attentamente) e che sto per terminare: si tratta della Storia delle epidemie, scritta dal medico Stefan Cunha Ujvarinel nel ‘lontano’ 2003, pubblicata in Italia da Odoya nel 2010 e a marzo prontamente ristampata, con nuove prefazioni di Eugenio Paci e Moacyr Scliar, che purtroppo contraddicono le ottimistiche conclusioni del volume stesso, quando nel 2003 Ujvari sosteneva che non potesse mai più verificarsi una pandemia come la spagnola del 1918, l’ultima di una lunghissima serie di catastrofi documentate fin dal 430 avanti Cristo, dalla peste di Atene.

Leggere Ujvari mi ha fatto però capire che, nel passato, l’igiene, l’alimentazione, la quarantena, la distanza sociale e ovviamente la scienza medica erano fondamentali per superare gli ostacoli.

I dieci libri sul comodino

David Hepworth, 1971 L’anno d’oro del rock (Big Sur)

Uscito nel 2018, ho iniziato a leggerlo subito, in parallelo ad altri, un capitolo al mese perché il testo parte da gennaio. Abbandonato in estate, mi riprometto di finirlo prima del 2021, quando si festeggerà il mezzo secolo di My Sweet Lord, American Pie, Imagine, Black Dog e tante altre struggenti canzoni.

Jacques Attali, Breve storia del futuro (Fazi)

Scritto nel 2006 – e poi riscritto nel 2016 a causa della crisi – immagina il mondo come sarà dal 2020 al 2120, ammettendo di non essere in grado di prevedere gli imprevisti. Adesso, toccherà riscriverlo per colpa del coronavirus. L’ho lasciato da tempo a metà, mentre tratta del 2050, ma vorrei rileggerlo per curiosità, come si guarda un vecchio film fantascientifico ambientato ai giorni nostri.

Antoine de Saint- Exupéry, Ël Cit Prinsi (Regione Piemonte)

Pubblicato nel 2000 è almeno dal 2015 che lo tengo sul comodino, leggendo e rileggendo qualche pagina: è Il Piccolo Principe tradotto in dialetto torinese. Vorrei tradurlo in vercellese (dialetto piemontese con molti influssi lombardi), ma non so se farlo dall’italiano (la lingua a me più vicina), dal francese (l’originale) o dal vernacolo di Torino, che però come suoni e lessico è molto diverso dal mio.

Renzo Cresti, Musica presente (LIM)

A parte il bellissimo saggio introduttivo, non è un libro da leggersi dall’inizio alla fine, perché è un dizionario tematico di tutti (ma proprio tutti) i compositori italiani viventi, dai settantenni fino ai giovani: la documentazione storico-critica e il giudizio estetico-valoriale costituiscono davvero un unicum nel panorama musicologico mondiale.

Giulio Mozzi, Oracolo manuale per scrittrici e scrittori (Sonzogno)

Uscito da un anno esatto (Aprile 2019), anche questa non è un’opera narrativa o saggistica, ma una raccolta di precetti in forma di regole, aforismi, illuminazioni, che vale la pena di rileggere in maniera anarchica e disordinata, perché in fondo la scrittura non può essere normativa o normalizzata.

Cristina Rava, I segreti del professore (Rizzoli)

Con questa narratrice ho un carteggio personale e uno scambio reciproco di presentazioni librarie, approfittando del fatto che è nativa del luogo di villeggiatura da me frequentato da oltre 40 anni. Ho letto quasi tutti i suoi noir liguri e non vedo l’ora di gustarmi anche questo nuovissima uscita.

Tullio Avoledo, Nero come la notte, (Marsilio)

Ho assistito al suo debutto come romanziere perché collaboravo, da saggista e consulente, alla stessa casa editrice milanese. Un esordio folgorante, confermato da altri 13 lavori narrativi di alto livello. Questo, recentissimo, è il suo primo noir, un genere che ritengo nobile e colto, ragion per cui lo leggerò con piacere, subito dopo la Rava.

Nicola Campogrande, Capire la musica classica ragionando da compositori, Ponte alle Grazie.

Avendo letto e recensito le due uscite precedenti e (con una lunga intervista all’autore) non potevo esimermi dal leggere il terzo volume di una sorta di trilogia ideale, in cui il compositore tenta di far amare a tutti la musica classica, benché il limite di questo tipo di libri (che ho scritto anch’io, sul rock o sul jazz) sia quello di rivolgersi a chi ha già voglia di capire. E gli altri?

Gianluca Barbera, Il viaggio dei viaggi (Solferino)

Ho conosciuto l’autore una decina di anni fa quando dirigeva una casa editrice che ancora dirige, mentre come romanziere era ancora indeciso se lanciarsi o meno, preferendo la saggistica. Dopo tre romanzi ‘elitari’, ha sfondato con le storie di Marco Polo e Magellano, in solo un anno e mezzo. E ora una grande sfida con un nuovo editore, una sfida di cui riferirò ampiamente.

Kim Stanley Robinson, I Marziani (Fanucci)

Questo romanzone (350 pagine) scritto nel 1999 e solo ora tradotto, mi è arrivato a febbraio, quando ancora non era scoppiato il Coronavirus in Italia. Non prefigura gli scenari attuali – anche perché tratta di Marte -, ma una frase in copertina (Sognavamo d’incontrare alieni favolosi e invece abbiamo trovato noi stessi) mi intriga e mi inquieta al tempo stesso. Riferirò a lettura finita, dopo Rava, Barbera, Avoledo… 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.