Frammenti di Cinema # 27

Il cinema ha messo spesso eros e sesso al centro delle proprie visioni. Per sedurre lo spettatore, per raccontare un’epoca, oppure per esprimere un’esperienza personale rispetto alla realtà e al vissuto. Anzi, queste motivazioni quasi sempre si sono intrecciate indissolubilmente. Il cinema stesso è un’esperienza unica, personale e collettiva allo stesso tempo. E’ anche un’esperienza, a suo modo, erotica. “Sono John Wilmot, il secondo conte di Rochester, e non ho alcuna intenzione di piacervi!” Si presenta così il personaggio storico interpretato da Johnny Depp ne The Libertine (2004) di Laurence Dunmore. Siamo nel XVIII secolo, l’esistenza erotica del conte finisce per essere un’avventura di dissipazione. Egli viene letteralmente consumato dalla sua stessa avidità fisica. Siamo lontani dal sentimento di alienazione che la modernità ha prodotto sugli individui. Qui la crisi si trova al polo opposto, della presa di possesso del proprio corpo dopo l’eclissi medievale. E’ quasi una scoperta infantile, stupita, ingorda, senza regole, né pensiero. L’illuminismo è agli albori. Spetterà a Casanova mettere ordine in questo campo, inaugurare una dottrina, scrivere un canone.

Il Casanova di Federico Fellini (1976) coglie perfettamente questo passaggio. Rispetto a ciò che lo ha preceduto, ma anche rispetto a quello che verrà. L’attività erotica diventa un puro gesto di gioia e di affermazione. Soprattutto, viene pensato, prima che agito, come una musica scritta sullo spartito del corpo della donna. Infatti, Casanova, accompagna le proprie prestazioni con un metronomo che gli dà il ritmo. Qui il pericolo non è che il corpo si dissipi ma che perda vigore, come per un atleta. Per il duca le donne erano cibo. Per Casanova sono attrezzi. Al tramonto della propria vita egli si accomiata ballando con un automa dalle sembianze femminili. Il peggio, però, deve ancora venire.

Arriverà con l’Ottocento, pieno di lugubri finanziare e luttuosi mantelline, il corpo viene nuovamente eclissato. Non c’è la religione in mezzo, ma, paradossalmente, il sentimento. L’erotismo a questo punto è solo pensato, ma rimane inespresso. Prima ancora degli individui, come avverrà in seguito, esso stesso viene alienato. Prende altre strade. Quasi sempre si tratta di dissimulazione. Talvolta, di vere e proprie perversioni. Come avviene per ogni rimozione. Per rendersene conto alla perfezione, bisogna riscoprire un film singolare, Angeli e insetti (1995) di Philip Haas. Nell’Ottocento il corpo non viene né consumato, né usato, ma viene studiato con spirito positivista come fa un entomologo. Il romanticismo si strugge d’amore ma si appassiona ai corpi delle cavallette. Come Shohei Imamura che nel 1963 gira La donna insetto.


Poi arriva Monsieur Verdoux (1947) e la prospettiva cambia nuovamente. Per tutto il film non si vede alcuna scena che alluda al sesso, eppure è pregno di erotismo. Non represso, semplicemente sottinteso. Questa sospensione, però, nasconde anche altro. Charlie Chaplin è un seduttore moderno, un libertino a modo suo, è quello che oggi chiameremmo un serial-killer. E’ un cacciatore di dote, e anche qui letteralmente. Le ricche donne che individua e sposa, diventano le sue prede. Questa è la novità del ‘900. Entra in scena la violenza, non collaterale o involontaria, bensì premeditata e programmata. Il corpo torna essere strumento, non di piacere, però, di appagamento di altre pulsioni materiali. Il corpo è tornato in scena, come oggetto di produzione.

Da qui alla pornografia il passo è breve, senza moralismi. Per Woody Allen la pornografia è il sesso fatto dagli altri. Paul T. Anderson applica proprio questa idea per raccontare il mondo del cinema pornografico con Boogy Nights, l’altra Hollywood (1997). Il protagonista diventa un divo grazie ai suoi mezzi fisici, ma lui resta ingenuamente legato all’ idea libertina del sesso, legata alla gioia, anche sfrenata, naturale, e non alla (ri)produzione seriale di emozioni false. L’estremo opposto di questa esperienza è quella che fa Jordan Belfort, altro personaggio storico, in The Wolf of New York (2013) di Martin Scorsese. Qui siamo nel caos più completo, la dissipazione è completa, non c’è distinzione alcuna tra oggetto e soggetto del piacere, ogni canone è saltato, persino la pornografia non ha più senso perché tutto è diventato inguardabile.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.