Ode a Ezio Bosso, di Augusto Benemeglio

Per mia moglie Enza

Sì, anch’io l’ho visto il genio
che arriva sul palco in carrozzina,  
quell’angelo della musica vera 
trascinato dalla sua chioma nera 
il volto pallido, e tuttavia acceso,  
nella  luce che arde nei suoi sguardi  
L’ho visto con la sua gioia umana  
che esplode tra le labbra  delle galassie 
e nell’avvenire dei contrabbassi 
che chiudono le fila degli strumenti. 


L’ho visto nei suo archi d’oro
nei clarini d’argento e negli oboi 
dei pastori dell’antica Grecia
Era lì con la bacchetta in mano 
gli occhi chiusi, le palpebre d’aria, 
e dentro la tempesta della passione
e sopra di lui c’erano  nuvole bianche 
che versavano il sangue delle rose
trafitte dalle loro stesse spine. 
Sì, era sempre lui,  Ezio Bosso, 
– l’incapace, l’indifeso, il disabile,  
il dileggiato, l’oltraggiato, il diverso – 
seduto sul palco  di Busseto 
con l’orologio  del tempo 
nei suoi polsi sottili, tic tac tic tac 
a parlare della storia della musica 
che non ha storia e non ha inizio né fine
e la sua voce alta lenta che s’ingolfa 
di pathos , di voglia di baci e abbracci,
e tutta la sua vita dolorosa 
così luminosa e infinita 
avvinghiata ai lacci puerili 
del corpo disfatto
Ho visto il suo cuore nobile, il suo amore
vero , sincero, per il mondo, per la vita, 
per i suoi orchestrali, per i suoi amici, 
per il pubblico e gli sconosciuti, 
ho visto il suo essere unico , 
il suo suono, la sua onda, il ritmo, diverso
Nessuno ha la gentilezza 
della sua grande anima.
Tutto in lui è  amore, vita, e morte.

E lo vedo ancora oggi che vibra  
come corda tesa negli abissi stellari
con il suo sangue che va e viene 
e scorre come fiume mare oceano 
nel battito tic tac tic tac che si fa eterno 
lo rivedo rinascere nella  carne 
lucente e vergine 
e  nelle  lacrime che scendono copiose
sull’altare dell’offerta sublime  all’arte 
e all’umanità: sono contento 
di questo mio soffrire, della mia malattia.
Sono i grandi malati della storia 
che hanno rifatto l’umanità. 
Nella notte, al di là della notte 
mutati gli orizzonti finali , tu ed io, 
amico mio, mutati noi stessi , 
arresi alla sua lezione  
alla grande verità finale 
guardiamo a lui piangendo 
come un dono  Immenso 
che il cielo ci ha prima dato
e ora che abbiamo fatto in tempo
appena ad  accorgercene 
ce lo  toglie, con un sorriso, 
in un conteggio  misterioso ,
tutto suo, diverso, unico, nuovo.
Ciao, Ezio, diverso in tutto, da noi
vittima delle tue ali invisibili d’angelo, 
delle tue palpebre sospese e lievi
dei tuoi occhi sempre in faccia al cielo 
trascinato via  dentro un vortice 
di altra vita, di vita  accresciuta e  nuova, 
ancora fatta di emozioni, di storia, di umanità 
sarai  per sempre splendore, sorriso 
e lontananza.

3 pensieri su “Ode a Ezio Bosso, di Augusto Benemeglio

  1. … sono contento
    di questo mio soffrire, della mia malattia.
    Sono i grandi malati della storia
    che hanno rifatto l’umanità.

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  2. Grazie al mio amico e maestro Fabrizio, che da sempre è portatore sano di spiritualità, e a mia moglie Enza, che ha insistito affinché vedessi quel magnifico spettacolo che è stato Che storia è la musica….in cui Ezio Bosso ci fa piangere con la sua arte e la sua immensa umanità.

    "Mi piace"

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