Come volevasi dimostrare

di Serena Fioris

Le cosiddette “teorie complottiste” hanno un destino strano, direi paradossale: quanto più vengono tacciate di essere fake news, tanto più le evidenze presenti nella realtà le confermano.
La notizia che ha catturato la mia attenzione, è stata data da un canale televisivo d’informazione piuttosto noto, euronews, ed è questa:
Eric Larsen, che guida Biohax Italia, è in attesa dell’approvazione delle autorità sanitarie e del Ministero della Salute. Prevede di poter impiantare i chip sottocutanei in circa 2.500 soggetti a Milano e Roma nei primi sei-otto mesi.

In un post di non molto tempo fa, su questo stesso blog, accennavo alla realtà del microchip in Svezia, prospettando la concreta possibilità che -prima o poi- si potesse presentare anche nel nostro paese. Non avrei mai immaginato, però, una tempistica così fulminea!

Come negare che tutto sta andando nella direzione di un controllo sempre più serrato della nostra privacy? E davvero la sicurezza, che riguardi la salute o l’aspetto sociale, vale più della libertà?
La nostra società sta andando incontro ad una trasformazione radicale, e le nostre vite con essa.
Farsi qualche domanda può contribuire, se non altro, a vivere con più consapevolezza, per non arrivare alla fine della corsa e, guardandosi indietro, rendersi conto di non aver vissuto, ma di essersi lasciti viverre.

6 pensieri su “Come volevasi dimostrare

  1. Si corre il rischio di generare un eccesso di problema, se non addirittura un falso, con uno schermo ideologico che impedisce di vedere aspetti fondamentali della realtà, dell’etica.
    Un malinteso senso della libertà individuale, portata all’estremo, quella da cui siamo stati tutti irretiti e invischiati, soprattutto le generazioni più giovani. L’idea di un progresso, di un benessere e di una libertà personale senza limiti, ci ha attratto e condotto sin qui. Ma già ben prima del Covid, il modello ha cominciato a scricchiolare, mostrando segni di crisi profonda. Meglio distaccarsi dall’idea che tutto sarà possibile, nel nostro mondo. Non sarà più così. Lo abbiamo ben compreso in questo periodo. Non ci sarà vera libertà personale, se il mondo soffre. ( Lo abbiamo dovuto provare sulla nostra pelle – molti lo hanno vissuto!) Se non sono assicurati la dignità del lavoro, il diritto alla salute, a un’abitazione decente, a una famiglia, a generare, mantenere e ad educare dei figli. Varrà la pena di fare qualche rinuncia, in uno stato democratico da difendere, per un bene più grande da conseguire per tutti, non solo per una parte.

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  2. Concordo su diversi punti dell’analisi, ma non sulla conclusione: essere controllati h24, e manovrati per fini molto poco chiari, è la negazione della più elementare forma di libertà.

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  3. Ci si ritrova a riflettere sul senso della libertà. Libertà dal bisogno indotto, libertà minacciata alla radice dalla mancanza dei diritti fondamentali, che si intrecciano sempre tra loro. Un corporativismo esasperato che s’impone quotidianamente, rischia di marginalizzare chi non ha voce in capitolo e forza di far valere i propri diritti. Le voci dominanti e vincenti (vecchie e nuove) scalpitano e prevalgono, restie come sono a ogni forma di regola che possa porre limiti al loro potere e interesse. Per questi motivi, lo Stato democratico che tenta di esercitare un controllo dei comportamenti nella direzione di una maggiore responsabilità individuale e sociale, viene mal tollerato. Ci si rende conto quanta strada ci sia da percorrere, ripensare tutto quanto nelle scelte, piccole e grandi di ogni giorno. Non è facile neanche per chi ha di più.

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  4. Dalla Leggenda del Grande Inquisitore, di Fëdor Dostoevskij:

    “Oh, noi li persuaderemo che allora soltanto essi saranno liberi, quando rinunzieranno alla libertà loro in favore nostro e si sottometteranno a noi…”

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  5. La nostra situazione non è certo quella di uno Stato totalitario. Confuso, forse indebolito da pressioni interne ed esterne, sì. La nostra democrazia, pur fra le debolezze, la corruzione, i tentativi di destabilizzazione a cui è stata sottoposta fin dalla nascita, sopravvive… vive, mostrando a volte segni di una vitalità impensata e inattesa.
    La politica deve dire la sua attraverso le forme costituzionali, immaginare attivamente una società più giusta (dove si pagano le tasse) dove la libertà non sia un privilegio di qualcuno, ma esercizio dei molti. Libertà di pensare, di partecipare alle decisioni, di lavorare per migliorare il mondo. Non si rinuncia a tutto questo, per paura, per disillusione… perché tanto ormai, non c’è più nulla da fare. I persuasori occulti e i violenti al soldo di qualcuno, avranno meno terreno.

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