3 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Mario Luzi. 4

  1. Mario Luzi
    Epifania
    da: Onore del vero (1957)
    Introduzione di Marcello Comitini

    Lettura di Luigi Maria Corsanico

    Arvo Pärt – Fratres
    Gil Shaham, violin
    Roger Carlsson, percussion
    Gothenburg Symphony Orchestra
    Neeme Järvi

    Autun, Cattedrale di Saint Lazare, “Il sogno dei Re Magi”
    Gislebertus, 1130

    ~~~~~~

    […] a te che vai
    persona semiviva tra due gorghi
    tra passato e avvenire giunge al cuore
    la freccia dell’anno… e all’improvviso
    la fiamma della vita vacilla nella mente.
    Luzi, Epifania.

    “Vedi, io vivo. Di che? Non l’infanzia e neppure il futuro
    diminuiscono… Esorbitante esistenza
    mi scaturisce dal cuore.”
    Rilke, Nona Elegia Duinese

    Due modi di descrivere il cammino umano, due modi di definire l’epifania, tra dubbi e sofferenze. Ma verso dove? Verso Dio o semplicemente, e nel vuoto, verso la morte? Come i tre Magi, evocati da un Luzi quarantenne, comparsi dal nulla, che dopo aver reso omaggio al bambino Gesù, “tra molto popolo”, svaniscono nel nulla,? O resistono soltanto nel ricordo caparbio della tradizione, “non più tardi di ieri, ancora oggi”?
    Sono dubbi che ciascun poeta tenta di fugare. Ma Luzi non può fare a meno di evocare la polvere, “una gran polvere”, che attanaglia l’anima.
    E come lui, noi sentiamo ogni giorno quella polvere alzarsi intorno alla nostra esistenza.
    E ogni giorno temiamo di non appartenere alla schiera di coloro che tendono “le mani ferme sulla fiamma”.
    Le nostre mani sono ferme?
    La nostra anima sa ancora stupirsi?
    Riusciamo ancora a vedere tra la polvere “i fuochi in lontananza dei bivacchi”?
    Nessuna risposta può giungerci da loro. Solo il loro grido ci giunge.
    È anche nostro?

    Marcello Comitini

    ~~~~~~~

    Notte, la notte d’ansia e di vertigine
    quando nel vento a fiotti interstellare,
    acre, il tempo finito sgrana i germi
    del nuovo, dell’intatto, e a te che vai
    persona semiviva tra due gorghi
    tra passato e avvenire giunge al cuore
    la freccia dell’anno… e all’improvviso
    la fiamma della vita vacilla nella mente.
    Chi spinge muli su per la montagna
    tra le schegge di pietra e le cataste
    si turba per un fremito che sente
    ch’è un fremito di morte e di speranza.
    In una notte come questa,
    in una notte come questa l’anima,
    mia compagna fedele inavvertita
    nelle ore medie
    nei giorni interni grigi delle annate,
    levatasi fiutò la notte tumida
    di semi che morivano, di grani
    che scoppiavano, ravvisò stupita
    i fuochi in lontananza dei bivacchi
    più vividi che astri. Disse: è l’ora.
    Ci mettemmo in cammino a passo rapido,
    per via ci unimmo a gente strana. Ed ecco
    il convoglio sulle dune dei Magi
    muovere al passo dei cammelli verso
    la Cuna. Ci fu una ressa di fiaccole, di voci.
    Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa.
    E tutto passò via tra molto popolo
    e gran polvere. Gran polvere.
    Chi andò, a chi recò doni
    o riposa o se vigila non teme
    questo vento di mutazione:
    tende le mani ferme sulla fiamma,
    sorride dal sicuro
    d’una razza di longevi.
    Non più tardi di ieri, ancora oggi.

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  2. “Due modi”, verso la vita o verso la morte.
    Quello di essere “persona semiviva tra due gorghi” credo sia una dinamica imprescindibile dell’esistenza terrena che solo a tratti sa cogliere l’eterno seppure sia stata generata dall’infinito per l’infinito.

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