Archivio mensile:giugno 2020

“Le amiche imperfette” di Maria Pia Romano

Recensione di Francesco Improta

Maria Pia Romano, Le amiche imperfette (ed. Besa muci)

Ho letto, affascinato come sempre dalla magia e dalla grazia della sua scrittura, l’ultimo romanzo di Maria Pia Romano, dal titolo fin troppo eloquente, Le amiche imperfette (Besa Muci 15€), quasi a voler sottolineare quanto sia difficile instaurare e coltivare un’amicizia sincera e disinteressata in un mondo in cui prevalgono l’egoismo, l’ipocrisia e il proprio esclusivo tornaconto.

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rimmel del lete

di Giorgio Stella

[DEDICO a me*]

Rimmel del Lete

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[ – 1 Acque camminate nel deserto – 

Spariscono le impronte

Nella polvere del mare 

– 2 – Qui giace l’uomo del sogno

Attaccato al filo spinato

Su […] cui TAO-BENETAO – 

L’ora ombra

Santa-Luce

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Intervista a Saverio Bafaro: l’ “ermeneutica del terrore”

Testo introduttivo e intervista di Pietro Romano

Saverio Bafaro (foto di Dino Ignani)

Una lingua criptica e oscura, che con meticolosa esattezza si inabissa nelle zone più remote dell’essere, introducendo il lettore «a un’ermeneutica del terrore». Un poeta, Saverio Bafaro, che fa del canto un nesso con tutte quelle forme archetipiche evase dal nostro immaginario per dare luogo a una rete di connessioni eterogenee.

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La poesia della settimana. Arthur Rimbaud

Vocali

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,

Dirò un giorno le vostre origini latenti:

A, nero busto irsuto delle mosche lucenti

Che ronzano vicino a fetori crudeli,

Golfi bui; E, candori di vapori e di tende,

Lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d’umbelle;

I, sangue e sputi, porpore, riso di labbra belle

Nella collera o nelle ebbrezze penitenti;

U, fremiti divini di verdi mari, cicli, 

Pace di bestie al pascolo, pace di quelle rughe

Che imprime alchìmia all’ampia fronte dello studioso;

O, la Superba Tromba piena di strani stridi, 

Silenzi visitati dagli Angeli e dai Mondi:

O l’Omega, violetto raggio di quei Suoi Occhi!

[da Arthur Rimbaud, Il sublime visionario, Milano, Corriere della sera, 2012, p. 39.]

Un sospiro

Cercare Gesù nella giornata, negli eventi. Certo, raccogliersi in preghiera, ma anche nel mondo, nella via, sapere che Lui c’è, che si fa desiderare, perché vuole accrescere il nostro desiderio. In paradiso non ci sarà bisogno di chiamarlo, ma ora sì, con un sospiro instancabile, continuo. 

Raffaela Fazio, tre poesie da “Midbar”

Ricorda

“…anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri in terra d’Egitto” (Es 23,9).

Nella fatica

il riscatto, la luce

del nascere che si ripete.

Io ti prometto

che godrai

del frutto del tuo sudore.

Ma ancora più se saprai

vedere il vuoto

che ti sazia, il compenso

nello spazio

da cui liberi la mano.

Non mieterai fino ai margini

del campo. Sarà dolce

la tua gloria

come acino

caduto non raccolto

lasciato al forestiero.

***

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Ci insegue

Gesù ci insegue, vorrebbe essere presente ogni momento: nei nostri pensieri, nei nostri sacrifici quotidiani, nell’offerta di noi stessi che significa apertura confidente, fiducia senza limiti. Questo è il rapporto fra il Creatore e la creatura, tra il Dio Trinità e i figliolini che umilmente lo abbracciano, con gioia.

La presenza e l’assenza, di Franz Krauspenhaar

di Riccardo Ferrazzi

Franz Krauspenhaar torna in libreria e sul luogo del delitto. La sua antica passione per il “noir”, che già aveva prodotto “Cattivo sangue”, il suo terzo romanzo, risorge per ispirargli questo riuscito mix di classicismo e novità.

Nei dialoghi che il protagonista, l’investigatore privato Guido Cravat, intesse con se stesso ho ritrovato la disincantata tristezza di Raven, il killer che Graham Greene ha raccontato in “Una pistola in vendita”. Cravat ha lasciato la Polizia perché, schifato dalle abitudini dei suoi colleghi, ha deciso di far soldi come libero professionista. Onestamente, così pensava. Ma la realtà lo farà ricredere.

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La Sua gioia

Gesù raccomanda a Gabrielle di pensare spesso al cielo. Ciò che c’è di più bello, in questa terra, non può paragonarsi a quello che ci aspetta di là. E Lui è felice al pensiero di donarci una felicità pagata a caro prezzo. Ma è come se fossimo noi a offrirgliela, tanto la nostra gioia fa la Sua gioia. 

Poesia italiana del XXI secolo. Andrea Galgano

di Rosa Salvia

Per l’alleanza primigenia di ritmo e pulsazione vitale (codificata da una forte impostazione psicoanalitica), la poesia è per Andrea Galgano naturale impulso umano. Prestare attenzione alle immagini per le immagini, per dirla con Bachelard, al fatto che l’immagine trae il proprio senso unicamente da se stessa è il filo rosso di tale poetica. L’immagine come un guizzo del linguaggio che non ha una storia, ma si brucia interamente nel presente in cui essa appare con la staticità ieratica della fotografia. 

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ultimo primo

di Giorgio Stella

   [A GIUSEPPE PICCOLI 

SI DEDICA QUESTA MEMORIA, QUESTA

FLESSIONE DI MENTE]

[- 1 – Dalla ginestra sale la conca d’avorio verso il mare

D’ottone delle conchiglie avare di suono, di suono loro – 

La ringhiera è stata saldata dalla massa proletaria

Che ha la chiave e ci si chiude dentro –

Porta avanti il monte che non incontra

Il sasso, il ladro del cuore che smette lo stesso girotondo

Mentre quando uno moriva l’altro era in vita

– 2 – Dalla palude il cielo ha una fessura di vetro lunga

Quanto la sfida reciproca nella postura della durata muta –

L’inchino è breve si soffoca la lontananza 

Proprio quando il sangue cattivo era quello buono –

Dormendo su una panchina ricordo,

senza soldi vino sigarette donne ma le foglie

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Per l’altro

La messa non è solo cena, ma anche sacrificio. È Gesù che va incontro ai suoi nemici, in quel Gat shemanin che non a caso si traduce con pressoio per l’olio. L’orto degli ulivi è l’inizio della celebrazione dell’amore sorprendente di Dio, a perpetua memoria che, chi ama, dà la vita per l’altro. 

Croci del Sud, di Padre Elia Spezzano

È il libro della musica quello di Sergio Spezzano – in versione monastica padre Elia, con una sorta di duplice profezia di passione e silenzio, secondo il carisma del profeta di Tishbe. Una musica che arriva dove non arriva il cuore, non per mancanza di coraggio, ma per una sorta di – ancora monastica – umiltà. È una porta del cuore che si deve aprire, per vedere le rose di lorchiana memoria, anch’esse segno di sentimenti così radicati da sbocciare.

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Qualcuno

Abbiamo bisogno di una guida. Non di schemi, di mappe concettuali, di criteri. Sì, certo, tutto può servire. Ma abbiamo bisogno, soprattutto, di Qualcuno a cui chiedere: cosa vuoi che io faccia? Cosa vuoi che dica? Qualcuno che ispiri ogni momento della nostra giornata e che ci porti là, dove è la meta. Che ci porti a Sé, la Meta.

“Caribe” di Fernando Velázquez Medina

Recensione di Francesco Improta

Caribe, di Fernando Velázquez Medina (Arkadia Editore, 2020)

Viviamo in un’epoca in cui si è già detto tutto, non ci meravigliamo quindi se in un romanzo affiorano in maniera esplicita o implicita riferimenti, echi e suggestioni che ci riportano ad altre letture, come succede in Caribe di Fernando Velázquez Medina (Arkadia Editore, 17€), del resto per quanto uno scrittore voglia apparire innovatore o trasgressivo non potrà mai del tutto esimersi o sganciarsi dalla tradizione letteraria e culturale, che attraverso letture ed esperienze dirette o mediate è filtrata e sedimentata in lui.

Dopo questa doverosa premessa, su cui torneremo in seguito con esemplificazioni più chiare ed esatte, va detto che il titolo, Caribe, ci catapulta nel Mar dei Caraibi o dei Cannibali, crogiuolo di razze e di civiltà, in un’epoca, per giunta, la seconda metà del 1500, in cui queste isole e le terre dell’America centro-meridionale, o Indie occidentali come venivano chiamate allora, furono scenario di violenze, saccheggi e uccisioni da parte dei Conquistadores. Continua a leggere

La poesia della settimana. Emily Dickinson

(623)

Era tardi per l’uomo,

Ma ancora presto per Dio,

Il creato impotente ad aiutarci,

Ma la preghiera ci restava al fianco.

Com’è perfetto il cielo

Quando non si può avere questa terra:

Come appare ospitale allora il volto

Del nostro antico vicino, di Dio!

Emily Dickinson, Poesie, Milano, Fabbri Editori, 1997, p. 201.