Tidbeats, la poesia della colonna sonora.

di Guido Michelone

Prima di parlare di una splendida antologia dal nome Tidbeats (sottotitolo Lost of forgotten surplus audio tracks from the vauls of Cinevox Records) occorre ricordare che ‘c’era una volta’ il cinema italiano, tra gli anni Cinquanta e Ottanta, dopo il neorealismo e prima di Berlusconi: bello o brutto che sia, si tratta di una mole di film noti dappertutto, che creano fin da subito un Made in Italy, mai più ripetuto. Cinecittà, presa d’assalto anche dagli americani, che la trovano più gradevole e meno onerosa degli studios di Hollywood, può vantare artisti e maestranze di assoluto rilievo, dagli attori ai registi, dagli scenografi agli architetti, dai costumisti ai produttori, dalle comparse ai parrucchieri, dai fotografi di scena agli scrittori impegnati in soggetti e sceneggiature. Tra tutti quelli che concorrono a fare grande (o almeno a ricordare) sia il cinema italiano sia un singolo film, vi sono anche i musicisti: quale controprova basterebbe guardarsi una qualsiasi pellicola senza commento musicale per rendersi conto di come il sonoro arricchisca spesso notevolissimamente il ruolo delle immagini proiettate su grande schermo.

Ora nel 2020, accade che Alessio Santoni effettui un’impresa culturale ‘grandiosa’: ha curato Tidbeats, quattro LP (o due CD) per Cinevox Records, trascorrendo mesi negli archivi della casa discografica per selezionare e rimasterizzata 161 brani di varia durata – dai 12 secondi ai tre minuti, ma la media effettiva s’aggira fra i 30’’ e i 60’’ – di colonne sonore di film italiani girati tra il 1960 e il 1977, ovvero l’età aurea sia del cinema d’autore sia dei generi di cassetta: in entrambi i casi vi erano coinvolti, per score e soundtrack, i migliori compositori di estrazione colta, popolare, jazz. Le due ore d’ascolto – con pezzi inediti o scartati – presenta frammenti di capolavoro per ‘geniacci’ come, in ordine alfabetico , Bixio, Cipriani, Ferrio, Gaslini, Lavagnino, Martelli, Morricone, Ortolani, Piccioni, Rusticheli, Simonetti, Trovajoli, Umiliani e tanti altri. Immensa resta la capacità dei musicisti di adattarsi alle immagini e di scrivere in ogni stile: è un compendio di storia del ‘900: blues, soul, funk, rock, twist, bossanova, folk, swing, ma anche dodecafonia ed elettronica, a dimostrazione di una versatilità unica al mondo, per raffinatezza ed estroversione.

Dai 18 secondi de La stanza del vescovo (con cui si apre Tidbeats) a Fontana di Trevi (con la quale si conclude l’antologia), passando attraverso I quattro dell’Ave Maria, Nell’anno del Signore, Quelle strane occasioni, Febbre da cavallo, Satyricon, Appassionata, eccetera, eccetera, quando la musica è persino più bella del film stesso (e qui spesso non risulta nemmeno adoperata) non si può fare altro che parlare di autentica poesia della colonna sonora.

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