Antonio Fiori, “I Poeti del sogno”

di Giovanna Menegùscover

È da oggi in libreria I Poeti del sogno, un’intrigante “piccola antologia” curata da Antonio Fiori. La pubblica l’editore Inschibboleth, nella collana Margini diretta da Filippo La Porta. L’antologia comprende 12 voci poetiche, per un arco temporale che iniziando nella Roma augustea passa dalla Spagna cinquecentesca alla Francia dei conflitti di religione a una Napoli catacombale ed eterna, per giungere fin quasi ai giorni nostri. A legare i 12 poeti, il filo interrogante del sogno: un sogno centrato sulla lingua altra e inafferrabile della poesia, che sotto specie diverse ha visitato l’esistenza dei 12 autori sui quali il curatore concentra la propria attenzione, proponendo per ciascuno un intenso ritratto biografico e alcuni, brevi, testi significativi.

Il sottotitolo del libretto – Piccola antologia – corrisponde al titolo originario dell’autoantologia di Fiori stesso (Nel verso ancora da scrivere), che edita nel 2018 dal compianto Piero Manni, nel 2019 gli ha portato il Premio Montano “alla carriera poetica”. Per leggere I Poeti del sogno, al genere antologia pare dunque utile aggiungere il genere autoantologia. E la categoria metapoesia. Nella sezione Metapoesie di Nel verso ancora da scrivere Fiori scriveva: «Non sai nemmeno se tu sia l’autore del testo». E nella sezione Ironie: «Hai dentro la tua calligrafia / sarai scoperto da un perito del virtuale / che riuscirà ad attribuire la poesia». Perché chi è infine l’autore del testo o dei testi, chi (ci) parla attraverso la voce della poesia e del sogno?

Per tentare di rispondere all’eterna domanda – o piuttosto per rilanciarla al lettore, moltiplicata attraverso l’identità di 12 tra autori e autrici e lo specchio di forme liriche remote e vicine – Antonio Fiori ha allestito questa meticolosa opera aperta.
Un palcoscenico virtuale che con voci diverse mira a ricomporne una, sovrapersonale o individuale: ma è altrettanto vero e praticato, praticabile, il processo inverso.
Come nell’autoantologia borgesiana L’altro, lo stesso il poeta (l’io) è un altro, il poeta è lo stesso.

Se si amano il gioco e le necessarie maschere della letteratura, possono venire in mente il Mehmet Gayuk di Ceronetti, gli Omaggi di Alida Airaghi, il Fortini traduttore del Ladro di ciliege e il Lolini traduttore immaginario che si finge Larkin, si finge Goethe, si finge l’autore dell’Ecclesiaste (Fiori è già stato accostato a Lolini, del resto). Possono venire in mente Quasi come di Guido Almansi e Guido Fink (che Gherardo Finzio, il più recente poeta antologizzato da Fiori, involontariamente echeggia nel nome). E Jusep Torres Campalans di Max Aub. E gli eteronimi di Pessoa, poeta fingitore per eccellenza.

In questa vasta e varia costellazione, il libro di Fiori ha sue peculiarità, che il lettore andrà man mano a scoprire. Fino alle riflessioni critiche contenute nella Postfazione, con la teoria del Multiple Author attribuita ad Arthur Balley – che evoca “balla”, “ballista”, nel senso di invenzione, o forse il greco “ballein”: gettare, lanciare (un’esca, un amo, una provocazione: all’immaginazione poetica e creativa del lettore).
A firmare la Postfazione è Donato Angeli, perché forse la poesia è la lingua degli angeli, o un loro dono.

Fiori presenta il libro e ne recita alcune liriche in una videointervista curata da Valentino Ronchi, disponibile qui dal 19 giugno.

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