La presenza e l’assenza, di Franz Krauspenhaar

di Riccardo Ferrazzi

Franz Krauspenhaar torna in libreria e sul luogo del delitto. La sua antica passione per il “noir”, che già aveva prodotto “Cattivo sangue”, il suo terzo romanzo, risorge per ispirargli questo riuscito mix di classicismo e novità.

Nei dialoghi che il protagonista, l’investigatore privato Guido Cravat, intesse con se stesso ho ritrovato la disincantata tristezza di Raven, il killer che Graham Greene ha raccontato in “Una pistola in vendita”. Cravat ha lasciato la Polizia perché, schifato dalle abitudini dei suoi colleghi, ha deciso di far soldi come libero professionista. Onestamente, così pensava. Ma la realtà lo farà ricredere.

Intendiamoci: Cravat sa bene che dovrà mettere le mani nelle private porcherie dell’umanità (in fin dei conti, non l’ha già fatto per tanti anni in Polizia?), però è convinto di sapersi muovere, di riuscire a scoprire i guai dei clienti, anche quelli inconfessabili, aggiustarli e tacere in cambio di un giusto compenso. Ma la realtà stupisce sempre al ribasso: i clienti latitano, qualcuno ha storie di una meschinità infinita, qualcun altro non paga e gli ride in faccia. Per racimolare soldi Cravat deve ridursi a ricattare le coppie clandestine. E quando capita l’incarico “giusto”, la ricerca di una persona scomparsa, il cliente prima lesina le informazioni e poi gli dà il benservito dopo due giorni. È la goccia che fa traboccare il vaso: Cravat vuole sapere il perché di quello strano comportamento, vuole scoprire cosa c’è sotto. E per riuscirci dovrà razzolare nella pattumiera di Milano.

Non si può andare oltre nel dar conto della vicenda senza spoilerare, cosa che per un noir è assolutamente proibita. Ma si può rivelare che Franz racconta l’intreccio infrangendo volutamente tutte le regole narrative. Non è soltanto Cravat a raccontarsi in prima persona: anche Tommei, il cliente, narra direttamente la sua verità. E mentre Cravat si sdoppia dialogando con se stesso, Tommei si mostra uno, semplice, compatto, elencando fatti in grande quantità. Certo, non tutti: i fatti gravi, quelli che stanno alla radice del dramma, verranno fuori alla fine, quando la tragedia avrà il suo finale luttuoso, alla maniera di Izzo e di Hammett, e l’investigatore si ritroverà solo con i suoi demoni, presenti e assenti.    

Ciò che manca a Tommei è la cinica, sincera, sconfortata autoironia di Cravat, perfettamente dipinta nei suoi ricorrenti calembours (“…la primavera si dà delle arie. Aria pesante, aria milanese, metropolitana, metropaperopolitana”). Una autoironia che è il suo unico antidoto alla pazzia, alla presenza-assenza della donna che aveva amato; ed è anche il suo modo di sfiorare il suicidio senza arrivare a commetterlo (a differenza di altri personaggi del dramma), il filo che lo tiene unito a una vita che non è quella che aveva sognato, ma è l’unica che ha. Guido Cravat può soltanto tirare avanti sperando negli occhi più o meno sinceri di una donna che gli ha insinuato nel cuore un’altra illusione. 

Franz Krauspenhaar – La presenza e l’assenza 

Arkadia Editore – Collana Sidecar          

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