Archivio mensile:giugno 2020

Cominciamo

A forza di portare la propria croce, è lei che ci porta. Sono parole del Cristo alla Bossis. La sofferenza non è la peste da evitare, come spesso insegnano. Il dolore accettato ha una forza che ignoriamo, se vissuto per amore. Per l’amore che è Cristo. Allora, finalmente, si apre una porta: usciamo, e cominciamo a vivere. 

Battaglioni

Il Cristo dice alla Bossis: cerca la Mia gloria nella tua vita, e morirai per la Mia gloria. Glorificarlo quaggiù è anticipare il cielo. Le raccomanda di unirsi ai santi per esaltarlo, alle anime del purgatorio per purificarsi, e ai santi della terra per combattere e salire. Le ricorda che siamo i soldati di Dio, la Sua milizia, la Chiesa militante. Le anime avanzino verso il cielo in battaglioni schierati. 

Andrea legge nel tubo: “Sarudda” di Giovanni Meli.

Un nuovo ciclo di letture, con Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura dal titolo “Sarudda” di Giovanni Meli

Poesia italiana del XXI secolo. Cristina Annino

di Rosa Salvia

La peculiarità più energica e costante nell’ampia produzione letteraria di Cristina Annino è una lingua “in tensione”, che non si ripete mai, ma che si rinnova come attraverso mutazioni genetiche: sarcastica, irriverente, camaleontica, affabulatoria. L’estro inventivo che anima la nostra poetessa la porta a produrre una sorta di lingua autosufficiente nella sua legislazione anomala. Cristina Annino va tradotta, anche se non sempre i suoi enigmi sono decifrabili appieno. Rintracciare il percorso di certe parole è come scavare cunicoli nelle stratificazioni delle sue letture: le più varie, curiose e smisurate che si possano immaginare. Succede così che i virtuosismi e le preziosità del linguaggio servano a velare, con la dignità di una mediazione coltissima, le pulsioni più oscure e le situazioni più crude; la realtà esterna è sempre messa in rapporto con quella interna, attraverso una istintiva ma consapevole ribellione nei confronti della mimesi, cioè dell’imitazione della natura e del mondo esterno. Una vis poetica che si rapprende in grumi che oscillano fra prosa e verso in una modulazione aforistico-proverbiale che non sfocia però in autoreferenzialità perché sempre permeata di humour e di sottile ironia. 

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Così poco

Ringraziamo Gesù: ci fa battere il cuore, respirare, vivere. Interviene mille volte al giorno per aiutarci, salvarci, incoraggiarci. Ha bisogno di noi più di quanto ne abbiamo di Lui, perché è amore, e l’amore desidera, anela, soffre, finché l’altro non diventi felice. Quando lo vedremo, rimpiangeremo di non averlo ringraziato abbastanza, di averlo amato così poco. Così poco. 

Antonio Fiori, “I Poeti del sogno”

di Giovanna Menegùscover

È da oggi in libreria I Poeti del sogno, un’intrigante “piccola antologia” curata da Antonio Fiori. La pubblica l’editore Inschibboleth, nella collana Margini diretta da Filippo La Porta. L’antologia comprende 12 voci poetiche, per un arco temporale che iniziando nella Roma augustea passa dalla Spagna cinquecentesca alla Francia dei conflitti di religione a una Napoli catacombale ed eterna, per giungere fin quasi ai giorni nostri. Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 28

“Hiroshima è il tuo nome”, le sussurra lei. “Sì, e il tuo nome è Nevers, Nevers en France”, gli risponde il suo amante. Lei è, appunto, francese. Lui è un ingegnere giapponese. Sono i protagonisti di Hiroshima mon amour (1959) di Alain Resnais, scritto da Marguerite Duras. E’ considerato il film d’esordio della Nouvelle Vague. I corpi abbracciati dei due amanti occasionali sono ripresi in primo piano, si fa fatica a distinguere l’uno dall’altro. Le loro forme sembrano delineare dei paesaggi lunari. I corpi sono dei luoghi. Comprendiamo così il reciproco riconoscersi con il nome delle loro rispettive città. Ecco, dunque, il corpo non è solo l’oggetto dell’amore e dell’erotismo. Può esserne un medium, un luogo di transizione da un mondo ad un altro.

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Il segreto

Siamo chiamati a una vita a due: Lui e io. È la divinità che dà una direzione, un senso alla nostra avventura sulla terra. Per questo il segreto è quello che ha insegnato don Mario: io credo, io spero, io amo. È il modo per attaccarsi a Dio, come il tralcio alla vite. È l’unico modo per vivere davvero. 

Divismo

di Giorgio Stella

Questa parte la chiamo ‘rosa’, […]

Emanuel Carnevali

Ad ADRIANO SPATOLA L’AUTORE DEDICA [All’EBREO NEGRO*]

1 – Le doglie di Confucio abolirono
La muraglia cinese nel corso duro
Del cantiere a catena di cera –
L’ora più dura [l’ora] d’aria,
quando la merenda
era il pranzo della cena;
così le ore del niente
erano scandite dal nulla dei pasti
e un rosario annodato alle sbarre della croce

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Il caso

Niente avviene a caso. Quando la sofferenza si affaccia, nella vita, dobbiamo sapere, sentire, che Gesù l’ha voluta per noi: sì, proprio quella, perché fossimo più uniti a Lui, perché insieme con Lui portassimo la croce. Il cuore impara a distinguere il passo dell’amato: quanto è più dolce, meno freddo del caso! Il grande Amico dirige la tua vita, la mia vita. Stringiamo la croce con amore e l’amore crescerà. 

La poesia della settimana. Robindronath Tagore. 2

Vita pura


False sono le rosa,
falso è il flauto,
falsa questa giovinezza,
falso il gioco
del vedere e del toccare.
Osserva, la vita
dell’uomo è pura:
chi senza pietà
la disprezza?
Portato via dalla grande
corrente dell’universo,
chissà da dove è venuta,
da dove ha portato
I lumi dell’amore,
attraverso quali tenebre
è venuta alla luce.
Questo non è un tesoro di gioco,
Speranza di giovinezza.
Non dire al suo orecchio
parole ossessionanti.
Essa non è, non è schiava
dei tuoi desideri:
non tirarla dentro la tua sete.
Essa è assicurazione di bene
del tuo Dio;
luce del cielo.


Vita pura, in Robindronath Tagore, Duro e tenero, Milano, Fabbri Editori, p. 103.


La crescita

Vivere di ardori, di fiamme, di desiderio di Gesù. Invocare continuamente il Suo soccorso: amare il chiedere, come Lui ama il donare. E ritrovarsi a disagio per aver perso tempo vivendo con un cuore tiepido, mediocre: questa è la crescita, il salto di qualità nella vita dello Spirito.

Suoi

Gesù dice a Gabrielle che una vita si può riparare, insieme a Lui. Perdendosi in Lui, vivendo del Suo amore, si ricapitola tutto nel perdono, si trasforma in qualcosa di eterno. Non bisogna pensare: se potessi ricominciare da capo… Con Cristo, tutto è nuovo, non appena siamo Suoi. 

Hai eretto difese con in testa una favilla

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Hai eretto difese
Finite nelle campagne
Degli anni coltivate
Ad oblio sepolte
Con le armi hai
Scavato gallerie
Per fuggire sotto
Ai campi hai eretto
Sfide sbrecciate
Nei limes imperiali
Fortezze stellate per
Far giocare gli ufficiali
Hai inciso la terra
Fertile in mezzo al
Nulla difeso i figli
I santi in una bolla
Hai alzato bandiere
Diurne all’arrivo
Del terrore hai
Cambiato troppe
Volte la faccia del
Nemico hai imparato
A non fidarti di persona
Come un mantra antico
Hai fatto tutto questo
Con i piedi nell’argilla
Come un Golem muratore
Con in testa una favilla

Max Ponte
13 febbraio 2020

Poesia inedita dedicata alle due torri dette “Bisòche”, resti della fortezza cinquecentesca di Villanova d’Asti, vota le torri Luoghi del Cuore del Fai cliccando qui > https://fondoambiente.it/luoghi/torri-della-bisocca?ldc

Questo è l’amore

Gesù raccomanda a Gabrielle di preparare l’aldilà con la preghiera di lode. È come predisporre una festa: le ghirlande sono le buone azioni di ogni giorno, le luci le fiamme della tenerezza. Bisogna lottare duramente coi pensieri di egoismo, che è fare di sé stessi dio. Il Cristo, che era Dio, non ha pensato che al Padre e a noi. Questo è il distacco da sé per amore degli altri. Questo è l’amore. 

Poesia italiana del XXI secolo. Eleonora Rimolo

di Rosa Salvia

Desidero in primo luogo ringraziare Fabrizio Centofanti che mi ha proposto di curare questa rubrica di poesia contemporanea a cadenza settimanale. Non mi nascondo la difficoltà di ricondurre la selezione a un criterio oggettivo, del tutto illusorio a mio avviso, perché la poesia non è né uno stato d’animo a priori né una nicchia per pochi eletti né una realtà a parte né una realtà migliore.

 Essa è una lingua aperta e plurale che, come scrive Andrea Cortellessa (nella premessa al saggio “Giovanni Raboni – La poesia che si fa – Cronaca e storia del Novecento poetico italiano (1959-2004)”, Garzanti, Milano 2005), “in sé non esiste – esiste soltanto, di volta in volta, e ogni volta inaudita, ogni volta irrepetibile e irrecusabile, ogni volta identica solo a se stessa, nelle parole dei poeti”.

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