Archivio mensile:luglio 2020

Poesia italiana del XXI secolo. Pasquale Di Palmo

Propongo all’attenzione dei lettori la raccolta poetica Trittico del distacco (Passigli, 2015).

Non sento in Pasquale Di Palmo quella navigata perizia che mi infastidisce, lo sfoggio di prodigio linguistico, ma la bravura sì, la capacità artigianale sì, la conoscenza approfondita della storia della poesia sì. Nella sua scrittura Di Palmo attiva un doppio e speculare processo, dall’alto e dal basso: 

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Fiducia

Gesù ci rassicura: se non troviamo le parole, Lui le troverà, se il pensiero si allontana, torneremo col Suo aiuto. È più intimo a noi di chiunque, conosce ogni moto del cuore, ogni minuscola particella di vita. Penserà a tutto, se gli diamo fiducia. 

Tito Sannìo. Unanima. Romanzo

 

 

Ci sono romanzi che sanno intrattenere e avvincere piacevolmente il lettore, e null’altro, e romanzi, invece, che nutrono lasciando un segno forte. Il romanzo di Tito Sannìo, scrittore sardo alla prima esperienza editoriale in campo narrativo, mi sembra che faccia parte di questa seconda categoria. E’ un libro che commuove, nel senso che muove indubbiamente qualcosa in chi lo legge. Non solo perché parla di anima, in modo colto e originale senza mai cadere nei luoghi comuni sul tema, ma perché la storia e l’intreccio di vicende umane tocca la carne viva delle nostre stesse esistenze e coscienze, in modo profondo, sensibile e con acume introspettivo. Continua a leggere

Sbirciare

Fare tutto per Gesù: può cambiare le cose? Ciò che cambia è la vita, non più centrata nell’io – la fonte dei problemi -, ma nel nucleo autentico dell’essere. Da lì si gode di un’altra prospettiva, si prova l’ebrezza di sbirciare il mondo dal punto di vista di Dio. 

Gli aprono

L’amor proprio ci nasconde il Cristo: scegli l’amore-Dio, Egli dice alla Bossis. Il peccato è la tristezza, l’amore è leggerezza, è infinito, ciò per cui siamo fatti da sempre. Se Gesù vive in noi, finirà quel senso di vuoto che perseguita e tormenta, comincia una vita che pochi sperimentano, perché pochi gli aprono la porta. 

La poesia della settimana. Elio Filippo Accrocca

Ho dormito l’ultima notte
nella casa di mio padre
al quartiere proletario.
La guerra, aborto d’uomini
dementi, è passata sulla
mia casa di San Lorenzo.
Il cuore ha le sue distruzioni
come le macerie di spettri,
eppure il cuore ancora grida,
geme, dispera, ma vive
come la madonna di Raffaello
salvata tra i sassi della mia casa
e un paio di calzoni grigioverdi.

3 aprile 1945

Da Portonaccio, in Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Milano, Garzanti 1980, p. 888.

Sulla soglia

Così com’è, intera, declinata 

in forme preordinate, in tagli uguali, 

dentro rade radure, o boschi oscuri, 

trillando fra i trapassi di migranti 

stormi, curvi di sogni che trapelano

dai possibili ultimi passanti, 

come canti risorti dalla ferma

voglia, no, dalla doglia, l’urlo, l’alto

ricorso alla preghiera, sulla soglia. 

Incontro

Gesù dice a Gabrielle di mettersi davanti al Suo volto, di aprire l’anima e stenderla come un tessuto spiegato, ricordando i suoi peccati, senza dir nulla. Quest’atto di umiltà diventa comunione, rivela che tutto è motivo di unità. Anche gli scarti ci avvicinano a Lui, diventano amore di riparazione, contrizione del cuore. Tutto conduce all’amore che ci viene incontro. 

Poesia italiana del XXI secolo. Marco Bellini

 Propongo all’attenzione dei lettori la silloge La complicità del plurale (LietoColle, 2020)

              

 […] “Ti guardavo la pelle scabra per capire: / si comincia dalle unghie; tutti / iniziamo a morire dalle unghie / subito vecchie, troppo dure / per essere nutrite”. Così leggiamo in questa silloge La complicità del plurale da poco edita da LietoColle, in cui Marco Bellini cela, con pudore, il suo lato più intimo e dolente. E non possiamo non ascoltare partecipi quella voce che ci spiega la malattia del padre: Ho visto come fa il cancro a prenderti / padrone, quando decide / di strapparti ai gesti. // Ho visto come riesce ad allungare la mano / e con due dita umide / farsi vento sulla fiamma.

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La prova

Gesù vuole che siamo disposti a fare e disfare, perché ciò che conta è Lui. L’amore mette alla prova, perché è nella prova che si rinforza e cresce. Siamo ancora sulla terra, a imparare che la nostra grandezza non è nelle nostre povere risorse, ma solo nel Suo aiuto. 

Buona lettura 21: “Caribe”, di Fernando Velázquez Medina

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.  Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Vicende sconvolgenti, episodi affascinanti, personaggi coraggiosi, irrequieti e ingegnosi che non sempre riescono a smascherare il loro lato più oscuro: ecco Caribe di Fernando Velázquez Medina, nella limpida traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi (Arkadia edizioni).

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L’esito

Trasmettere Gesù, sempre e comunque. Non sappiamo come e quando funzioni questa trasmissione, non conosciamo l’anima dell’altro, ma possiamo essere certi che lo Spirito lavora, plasma, converte, come e quando vuole. La vita è una fiamma che si chiama fiducia, un gettito continuo di speranza, fino allo sbocco, all’esito anelato. 

Frammenti di Cinema # 29

Prima dei numerosi e vari masterchef televisivi, già il cinema ha scoperto la fascinazione del cibo. Non solo mangiato. Anche guardato. Memorabile è la scena di Tom Jones (1963) di Tony Richardson in cui Albert Finney e Joan Greenwood sono seduti in una osteria l’uno di fronte all’altra e divorano un pasto di selvaggina con sguardi che alludono ad una voracità sessuale senza alcuna timidezza. Benché i corpi siano distanti, questa scena compete per erotismo con quella più recente e famosa di Nove settimane e ½ (1986) di Adrian Lyne, in cui Mickey Rourke imbocca Kim Basinger prendendo dal frigo, come fosse un pozzo dei desideri, ogni tipo di alimento.  Un anno dopo con Il pranzo di Babette (1987), Gabriel Axel prova a dimostrare che attraverso il cibo non si appaga solo il corpo, ma anche l’anima. La prova è affidata ad una cuoca, sfuggita alla repressione dopo la caduta della Comune di Parigi, Babette Hersant. Troverà ospitalità come governante di due austere sorelle puritane, Martina e Filippa, chiamate così in onore appunto di Lutero e Melantone. Per loro e per i loro ospiti, Babette preparerà un pranzo grazie al quale, come dichiara uno degli ospiti in un brindisi, “rettitudine e felicità si sono baciate.”  

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