Farla crescere

Amiamo confidarci con qualcuno, senza grande profitto. Se parlassimo cuore a cuore con Gesù, la nostra giornata cambierebbe: saremmo protetti, accompagnati, sarebbe Lui a costruirla, colmando le falle sempre aperte della nostra miseria. Abbiamo poca fede: riversiamola in Lui, così com’è, e sarà Dio stesso a farla crescere. 

La poesia della settimana. Antonio Machado

E ti potrai conoscere, riandando

E ti potrai conoscere, riandando 

l’oscura tela di quanto sognasti,

in questo giorno triste che cammini

ormai con gli occhi aperti.

Di tutta la memoria, quel che vale

è solo il dono di evocare i sogni.

Antonio Machado, Poesie, Milano, Fabbri Editori, p. 57.

Da sempre

L’azione nasce dall’amore. Solo se ci diamo totalmente a Dio sboccia l’opera vera, quella che è frutto di un’unione. Più ci abbandoniamo, più Gesù può trasformarci dal di dentro, invadendo ogni spazio, facendo di noi il capolavoro che ha pensato da sempre.

Sotto ciò che mi disseta – Paolo Pera

Come una lanterna in mezzo al buio:
Traspare nel guado, si presenta e illumina
Per sé la via d’una luce…
Vuol solo vedere
Il suo scintillio nell’acqua.

Acqua come vergine disposta
Ad accogliere la chiacchiera
Durante il dialogo sulle potenzialità,
Sulla maturità individuale.

Io desidero vedermi i piedi
Sotto ciò che mi disseta,
E dire tutto in un tempo
Che non merita una sillaba…
E in mille tempi che meritano un poema.

Per essere come il fiore palustre,
Al quale brilla la testa
Come il corpo d’una lucciola.

[Paolo Pera, dal libro, “La falce della decima musa”
Achille e la Tartaruga, Torino 2020]

Paolo Pera

Alla ricerca del mondo nuovo. Menabò, quadrimestrale internazionale di cultura poetica e letteraria

Menabò, quadrimestrale internazionale di cultura poetica e letteraria pubblicato dalla casa editrice Terra d’ulivi, è nato all’inizio dell’anno scorso accogliendo idealmente l’eredità di Elio Vittorini e Italo Calvino. L’intento della redazione è infatti quello di accogliere l’opportunità della parola intesa come azione che possa imprimere note di cambiamento nel contesto culturale non solo italiano. Ricordo che nel novero dei redattori e collaboratori della rivista figurano infatti studiosi che scrivono, oltre che dall’Italia, da Grecia, Polonia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Spagna.

È inevitabile che il pensiero corra a Il Menabò di letteratura che vide la luce nel 1959: un periodico che andava alla ricerca di un senso politico della prosa e della poesia, nonché della funzione dell’intellettuale. Obiettivo dei redattori della storica rivista era quello di scoprire cosa di nuovo avessero da offrire l’arte della scrittura e la ricerca letteraria nella convinzione che il mondo cambia e quindi va guardato ed espresso con mezzi linguistici anch’essi sempre in evoluzione.

Il fondamento dell’impresa avviata da Terra d’ulivi è quindi quello di cogliere l’attualità dell’invito suggerito da Vittorini e Calvino a scovare il nuovo che fiorisce qui e ora e che, responsabilmente, comporta per la redazione il piacere e la necessità assieme di avventurarsi in un percorso di valorizzazione della creatività poetica, narrativa, saggistica, artistica. Guardando al passato per cogliere il presente e immaginare il futuro prossimo. Con piena libertà di pensiero.

Il nodo, anzi lo snodo, sta proprio nel pensiero che ambisce a comprendere la letteratura in modo aperto, analizzandola e mettendola a confronto con filosofia, scienza, arti visive, sicché ne viene una tensione allargata, inclusiva, profonda, che guida l’operato della redazione. I canoni sono quelli dello studio, della riflessione e della ricerca.

Vorrei definire l’intento di Menabò come un’alchimia innovativa che estende i propri (non) limiti all’invenzione. L’obiettivo è quello di giungere al segreto della parola stessa, al suo mistero, tramite processi che si espandano, così come fa l’anima dell’Universo che sempre è in movimento, in noi e attorno a noi.

Oggi viviamo l’indomani di una pandemia storica e ci aspettiamo che qualcosa accada a rimodellare il nostro mondo. Avvertiamo un impulso potente che invoca una ventata di novità. Aleggia sempre un senso di tragedia nei segnali che leggiamo ovunque, eppure vogliamo trovare elementi aurorali a popolare il nostro orizzonte instabile e liquido, foss’anche fossero sogni diversi o illusioni. Intendendo tale aspirazione come voglia di cambiamento ecco che non possiamo che riflettere e poi agire lungo una strada di ricerca intellettuale e culturale. Sempre incerta, ovviamente, poiché per ogni determinatezza, per ogni definizione, si accumulano anche le indeterminazioni, le quali evidenziano non l’irrealtà, le infondatezze o le idee vuote, ma la coesistenza di due movimenti inseparabili eppure distinti. È un sentiero stretto e difficile, peraltro imbrigliato fra le maglie di un meccanismo mondiale ancora farraginoso e culturalmente opprimente, un dispositivo mastodontico che farebbe desistere molti dall’intento di scrivere per mutare le cose. Eppure è questa l’unica possibilità di interagire con la realtà nel tentativo di contribuire alla sua trasformazione. Una sfida ardua, certamente, ma giocare con l’ignoto è ruvida danza.

Questo è il Menabò che, a ogni uscita, vogliamo regalare al lettore, nell’ottica non solo di cercare o trovare il buono e il nuovo, ma anche di fare in modo che questi germogli esistano, ovvero che prendano corpo, favorendone la crescita.

Per ulteriori informazioni: http://www.edizioniterradulivi.it

Stefano Iori
Direttore responsabile di Menabò

Intervista a Fabrizio Bregoli

Per farti parlare della tua idea di poesia, ho scelto alcuni versi contenuti nell’ultima raccolta che hai pubblicato, “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019). Mi piacerebbe che tu partissi da questi, tratti da tre poesie del libro: “Io invece preferisco la poesia,/ la scienza bellicosa del disarmo./ Quel suo sparare a salve/ per non fallire un colpo”. E ancora: “Sovvertire gli assiomi, curvare/ e avvicinare i mondi: in fondo, a questo/ serve la poesia”. Infine: “La poesia non cambia nulla/ è il nulla che la cambia. La fa possibile”.

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Pensarci

Pensare all’amore di Gesù, alla Sua passione per noi, dimostrata nell’altra passione, quella sgranata lungo la via crucis; lasciarsi sconvolgere dalla incontrovertibile certezza: sono amato, sono amata. Pensarci così spesso da cominciare a vivere già qui l’unione, l’unità. 

Poesia italiana del XXI secolo. Mariangela Gualtieri

di Rosa Salvia

Mariangela Gualtieri

Una lingua secca, incisiva quella di Mariangela Gualtieri, pochissimo bisognosa di appoggi,

che si muove nell’ambito di un lessico apparentemente elementare e comune, la cui raffinata letterarietà scaturisce dall’attenta disposizione sintattica e ritmica del discorso e dalle figure di ripetizione (arricchite talora da slittamenti semantici).

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Il più amante

È sempre l’intimità che Gesù vuole da noi. Lui è il più sensibile, il più amante di tutti. Un sorriso gli riempie il cuore. Gli negheremo una parola dolce, un bacio, uno sguardo? Non credete al cristianesimo soltanto orizzontale. Gesù ci ama come nemmeno immaginiamo. Non facciamolo aspettare.