Poesia italiana del XXI secolo. Pasquale Di Palmo

Propongo all’attenzione dei lettori la raccolta poetica Trittico del distacco (Passigli, 2015).

Non sento in Pasquale Di Palmo quella navigata perizia che mi infastidisce, lo sfoggio di prodigio linguistico, ma la bravura sì, la capacità artigianale sì, la conoscenza approfondita della storia della poesia sì. Nella sua scrittura Di Palmo attiva un doppio e speculare processo, dall’alto e dal basso: 

la riduzione della lingua aulica per contatto con la prosa e, al contempo, l’elevamento di tono del lessico quotidiano, a cui talora è data la forma del dialetto veneziano, sempre sostenuto da una straordinaria naturalezza nella scansione del tempo, da una grande limpidezza ed agilità ritmica.

E sia nei versi dedicati al padre morente, fulcro della raccolta, sia in altri componimenti, avverto l’eco del grande poeta friulano Pierluigi Cappello e delle sue Parole povere. 

“Fin dal titolo, Trittico del distacco ci immette nella materia più oscura e paurosa della vita di un uomo: il tempo in cui dobbiamo lasciare le cose del mondo, discendere “in un gorgo / che sempre più ti attira / verso il fondo / verso il fondo / verso il fondo”, come leggiamo nell’undicesima stazione della seconda sezione (Centro Alzheimer) interamente dedicata al padre del poeta. […] “…il prologo in dialetto – la lingua paterna – introduce il tema chiave della sezione, forse del libro stesso: in quel desmentegar non è solo il destino del padre, e di tanti come lui rinchiusi nel Centro Alzheimer del titolo, ma è anche il ritmo della natura stessa. In quel padre che diviene albero, “uno de quei alberi /che non gà più bisogno de niente”, in quella perdita di nome e di parole intellegibili, in quella inconsapevolezza (XII, 7-8) della vita che si abbatte su di lui come sui suoi compagni, è come se si affermasse una legge di natura di cui l’uomo è solo una patologica – provvisoria – eccezione”.

                                               Dalla prefazione di Giancarlo Pontiggia

da Centro Alzheimer

*

La notte prima della tua scomparsa

ho rischiato di investire una volpe

con la mia Opel, in via Ca’ Pagliaga.

È apparsa come un lampo

bianco e cremisi, la stessa

improvvisa evanescenza di un fuoco

fatuo nell’oscurità.

È apparsa all’improvviso 

come una stigmate su un palmo,

lo sfregio di una lama su un bel volto.

E proprio quell’animale estraneo,

a suo modo araldico,

doveva annunciarmi,

ebbro di sventura, che saresti

l’indomani soffocato

nel bozzolo stesso del tuo fiato.

Chissà se, nel tuo letto d’ospedale,

la notte prima della tua scomparsa,

sempre più piccolo e indifeso,

hai sognato una volpe

che mi attraversava la strada.

**

Io, diventato padre di mio padre.

Tu, diventato figlio di tuo figlio.

Ti lavo ti sfamo

ti accudisco.

Mangi, come un cane,

dalla mia mano.

Non articoli che poche

parole intelligibili

scandite in corone

di frasi senza senso.

Parole che somigliano al silenzio.

Mi guardi e ti guardi.

Con quegli occhi

sempre più piccoli e smarriti

mentre la tua voce di nebbia

mi esorta febbricitante a portarti

  • andemo dài andemo” –

laddove non esistono che nuvole

ignare di ogni nostra parentela.

***

Ora che non ci sei più

tocca a te, papà,

assistermi dall’alto.

Indirizzare i miei passi

come quand’ero bimbo,

insegnarmi sull’erba a camminare.

Ricominciamo, tienimi

per mano, fa’ che ti sia,

in un’altra vita,

di nuovo figlio.

da I panneggi della pietà

Chissà se esiste ancora quella minuscola bottega di

ciabattino incassata in una viuzza di Marghera di cui

non ricordo il nome. Via Scarsellini forse, via Ca’

Zorzi… Palazzi come falansteri. E chissà dove sarà fi-

nito quel ragazzo ritardato che, dietro montagne di

scarpe sfondate, scartò con gioia il suo panino imbot-

tito con gli avanzi della cena del giorno precedente,

traboccante di spaghetti attorcigliati al pomodoro.

I panneggi della pietà è il titolo dell’ultima sezione del libro la quale, scrive Maurizio Casagrande nella postfazione, “ricorre con insistenza agli strumenti visionari, molto cari a Di Palmo, dello sdoppiamento dell’io, del gioco di specchi, dello scambio d’identità, dello scarto temporale straniante, attraverso un mannello di prose liriche di varia provenienza, ma legate (fra loro e con il resto dell’opera) in un disegno coerente e di chiara leggibilità. Il titolo stesso mette infatti l’accento sulla compassione intesa quale virtù della sofferenza condivisa, dell’annullamento di sé e della apertura all’altro, soprattutto ai più fragili, con una ripresa circolare delle tematiche sviluppate nelle precedenti sezioni […]”.

Aggiungo che la raccolta successiva La carità (Passigli, 2018), prefazione di Paolo Lagazzi, segue questa linea di poetica.

A chi volesse approfondire suggerisco di leggere una mia recensione al libro uscita su succedeoggi 

poesia, http://www.succedeoggi.it/2019/04/dignità-per-gli-ultimi/

______

Pasquale Di Palmo (Lido di Venezia 1958), ha pubblicato le raccolte di poesie Quaderno del vento 

(Stamperia dell’Arancio, 1996), Horror Lucis (Edizioni dell’Erba, 1997), Ritorno a Sovana (Edizioni l’Obliquo, 2003), Marine e altri sortilegi (Il Ponte del Sale, 2006) e varie plaquettes tra cui Addio a Mirko con illustrazioni di Pablo Echaurren (Il Ponte del Sale, 2013). Sue poesie sono apparse in numerose riviste fra cui “Nuovi Argomenti”, “Paragone” e “Poesia”. Ha stampato i saggi I libri e le furie (Joker, 2007) e Lei delira, signor Artaud. Un sillabario della crudeltà (Stampa Alternativa, 2011). Ha curato e tradotto opere di Artaud, Corbière, Daumal, d’Houville, Gilbert, Lecomte, Michaux e Radiguet. Ha inoltre curato I surrealisti francesi. Poesia e delirio (Stampa Alternativa, 2004), I begli occhi del ladro di Beppe Salvia (Il Ponte del Sale, 2004), Neri Pozza. La vita, Le immagini (Neri Pozza, 2005), Saranno idee d’arte e di poesia. Carteggi con Buzzati, Adda, Montale e Parise di Neri Pozza (Neri Pozza, 2006), Album Antonin Artaud (Il Ponte del Sale, 2010). Ha altresì curato Beppe Salvia, I pescatori di perle e due prose inedite (Edizioni Via del Vento, 2018) e, freschi di stampa, Robert Desnos, La colomba dell’arca, (Medusa, 2020), Pasquale Di Palmo, Le bonjour di Robert Desnos. Dalla scrittura medianica al lager (MC Edizioni, 2020).

A chi può interessare il 18 dicembre 2018 su Blanc de ta nuque (blog di poesia e critica letteraria a cura di Stefano Guglielmin), è uscita una mia recensione al libro sopra citato: Beppe Salvia, I pescatori di perle e due prose inedite.

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