Archivio mensile:luglio 2020

Andrea legge nel tubo: “Pasqua di Resurrezione”, da “Torce nella notte”, di Virgilia D’Andrea.

Un nuovo ciclo di letture, con Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura uscita sotto Pasqua, in pieno lockdown, dal titolo “Pasqua di Resurrezione” di Virgilia D’Andrea.

La poesia della settimana. Bartolo Cattafi

Il resto manca

“Mancavano pagine
il marmo dell’epigrafe
era scheggiato
due sole parole
cetera desunt
il resto mancante
mancanti la testa e i piedi
e tutto il resto mancante
che testa e piedi divide
cetera desunt…cetera desunt…
parole sul frontone d’un tempio vuoto
vorticanti col vento come per dirci
solo noi ci siamo
tutto il resto manca
era questo che non sapevate.

Bartolo Cattafi, Il resto manca, in Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Milano, Garzanti, 1980, p. 828.

Un sorso d’eterno

Gesù è umiltà, dolcezza e misericordia. Lo ricorda a Gabrielle, in partenza da Lourdes. Lei teme di perderla, tornando a casa, ma Lui le raccomanda di pesare quelle tre parole, di accorgersi che la cura dello Sposo non viene mai meno. Lui e lei: la formula per fare di ogni attimo un sorso d’eterno. 

Con due piedi in paradiso. Barbara Pesaresi legge il Piccolo manuale di santità


Non ho conosciuto don Mario Torregrossa personalmente, bensì grazie ai libri di don Fabrizio Centofanti, dove il sacerdote è sempre presenza ispiratrice e guida, anche quando non dichiarato.

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DEMI MONDE, di SILVIA RIGHI


DEMI-MONDE è la nuova raccolta poetica, assai interessante ed originale, di Silvia Righi, uscita da qualche mese (con l’attenta e coinvolgente prefazione di Tommaso Di Dio), per i tipi della NEM editrice di VARESE , storica editrice, filiazione e continuazione dell’esperienza della Nuova Editrice Magenta, grazie al poeta/editore Dino Azzalin (una casa editrice  locale di quelle che contribuiscono a una letteratura di qualità e prestigio, con un catalogo ricchissimo di nomi e autorevolezza, da Morselli, Raboni, Zanzotto, Sanesi ai più giovani Pugno, Mozzi, Scotto, Di Maro, Adernò).

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Una proposta

È giunto il tempo di parlare di don Mario Torregrossa. È stato un santo, e ha lasciato un’eredità spirituale che non può rimanere sconosciuta. Ha testimoniato che la vita del cristiano non è qualcosa di meno, ma qualcosa di più: più bella, più viva, più profonda.

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Col cuore

Facciamo programmi su programmi, ma c’è un solo progetto, quello di Dio. I programmi affondano nella precarietà, il progetto originario non fallisce, perché è la verità che splende oltre, la metafisica, tanto disprezzata. Dobbiamo ricuperare l’essenziale. Come sappiamo, non si vede bene che col cuore. 

Poesia italiana del XXI secolo. Silvia Bre

 

di Rosa Salvia

“Tutta la poesia di Silvia Bre, fin dagli esordi col mitico editore Rotundo (editore tra gli altri di Salvia, Scartaghiande, Goroni, Del Colle, etc.), e per poi proseguire con le raccolte targate Einaudi (Le barricate misteriose, Marmo e La fine di quest’arte) e Nottetempo (Sempre perdendosi), pare avere una costante nella tenacia chirurgica del linguaggio, concedendosi ai ritmi interni, rimando col giusto peso in una lingua scavata per difetto, mai per eccesso. E’ una poesia della (pre)visione ma anche del dolore, o meglio, della “ricognizione del dolore” quasi parafrasando Gadda.

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Mal d’estate

Sul Ponte dei Leoni

Sul Ponte dei Leoni che in altre città si potrebbe chiamare delle Tigri o addirittura della Vittoria è seduto un uomo non giovane e non vecchio che espone le sue ferite alla gente che passa, chiede ad alta voce la carità e in compenso fa brillare grandi macchie sanguinanti nella luce del luglio impietosa, non ho mai visto prima questo uomo venuto da chissà dove per fare ogni giorno più schifo e per morire finalmente sotto gli occhi di tutti nel giorno più caldo dell’estate come se il morire nel giorno più caldo dell’estate fosse il modo più naturale di prepararsi all’inevitabile inverno

Quello che non è

Possiamo vedere Dio nel prossimo, anzi dobbiamo. La carità non toglie nulla all’amore per Gesù: piuttosto aggiunge la concretezza e la forza dell’Incarnazione. Confidiamo nella Sua presenza ogni momento, altrimenti la preghiera diventa forma sterile, cioè quello che non è. 

Sulla terra

Tutto quello che l’amore tocca abbellisce, dice il Cristo alla Bossis. Lui è ricco per noi, è felice se i Suoi meriti ci fanno crescere. Riusciamo anche noi a vivere solo per Gesù, a cercare il Suo sguardo come l’unico riferimento della nostra vita? Se così fosse, faremmo esperienza del cielo sulla terra. 

“Il portiere di Astrachan’. Voli e cadute di Rinat Dasaev”, di Romano Lupi

Pubblichiamo qui un estratto de Il portiere di Astrachan’. Voli e cadute di Rinat Dasaev, di Romano Lupi (ed. Fila 37)

“Il portiere della Repubblica”

Contrariamente a quanto molti possano immaginare, i primi passi nel mondo del calcio Dasaev cominciò a muoverli sì in Unione Sovietica, ma non in una di quelle metropoli in cui il futból si era da tempo consolidato. Iniziò, infatti, ad Astrachan’, città adagiata sul ciglio del fiume Volga dove un tempo transitava la Via della Seta. Luogo dagli inverni rigidi e dalle estati torride, in passato capitale del Khanato di Astrachan’, stato feudale tartaro fondato nel 1466 in seguito alla frammentazione del Khanato dell’Orda d’Oro. Un posto lontano (non solo geograficamente) dai potentati calcistici delle capitali delle repubbliche sovietiche ma storicamente molto vicino al legame che la cultura russa ha stretto da qualche decennio con la figura del portiere. Continua a leggere

Eleonora RIMOLO. La terra originale. Tre poesie, con una nota di Antonio Fiori

Scrivo sulla poesia di Eleonora Rimolo quando già in molti si sono pronunciati (tra gli altri, Mario Formularo, che si distingue per lo spazio e l’approfondimento dedicato a questo libro). Continua a leggere

La poesia della settimana. Camillo Sbarbaro

Sonno, dolce fratello della Morte,
che dalla Vita per un po’ ci affranchi
ma ci rilasci tosto in sua balìa
come gatto che gioca col gomitolo;
di te, finché la mia vita giustifichi
la vita della mia sorella e un segno
che son vissuto anch’io finché non lasci,
io mi contenterò e del tuo inganno.

Vieni, consolatore degli afflitti.
Abolisci per me lo spazio e il tempo
e nel nulla dissolvi questo io.
Nessun bambino mai cosi fidente
s’abbandonò sul seno della madre
com’io nelle tue mani m’abbandono.
Quando si dorme non si sa più nulla.

Da Camillo Sbarbaro, L’opera in versi e in prosa, Milano, Garzanti 1985, p. 28.