Il condominio S.I.M. di Alessandro Canzian

di Lucianna Argentino

Ogni essere umano ha una storia, o meglio è una storia degna di essere raccontata, anche quella apparentemente senza nulla di particolarmente rilevante, quella che non entrerà nella Storia con la s maiuscola, ma della quale fa comunque parte. Ogni vita ha un suo significato, direi un suo ruolo, un suo compito che sfugge al nostro imperfetto sentire.

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Lo sguardo

Fare le cose semplici del giorno per giorno lasciandole toccare da Gesù: è semplice, come il consiglio dato a Naaman, il funzionario lebbroso che voleva tornarsene a casa per la banalità del consiglio del profeta. Il Cristo dice alla Bossis che è proprio questa la via per incontrarlo, per scoprire uno sguardo nuovo sul mondo e sulle cose. Lo sguardo dei santi. 

Intervista a Giovanna Amato

Intervista a Giovanna Amato

“Sapere che non si scrive per l’altro, sapere che le cose che sto per scrivere non mi faranno mai amare da chi io amo, sapere che la scrittura non compensa niente, non sublima niente, che è precisamente là dove tu non sei: è l’inizio della scrittura”. Questa citazione di R. Barthes da “Frammenti di un discorso amoroso” è messa ad esergo del tuo libro “L’inizio della scrittura” (Fusibilia Libri, 2018), che è una raccolta di poesie d’amore. Si tratta di un’affermazione forte, che ha il coraggio di metterci di fronte alla tensione tra vita e scrittura. Una tensione che tu riprendi chiedendoti: “Eppure perché il verso più perfetto non vale/ l’occhiata che ci siamo date sul fondo delle scale?”. Prima di entrare nel merito della raccolta, vorrei che tu rispondessi a questa domanda: perché, secondo te, si scrive?

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Vuole

Gesù vuole agire attraverso di noi: mangiare, dormire, amare, come quando è passato sulla terra. Perché accada, è necessaria l’umiltà: pensare che è Lui che scrive quella cosa, che avvia quel discorso, che mette quella mano sulla spalla. Lui è in noi: è il centro, è accanto, è dappertutto. Vuole che lo lasciamo vivere. 

“Oltre la linea gialla”, di Marisa Papa Ruggiero

Recensione di Francesco Improta

Marisa Papa Ruggiero, Oltre la linea gialla (Edizioni Divinafollia)

Rovistando tra gli scaffali della mia biblioteca, nella calura di questa estate bislacca, che si snoda tra paure non ancora rimosse e incerta voglia di ricominciare, mi è capitato tra le mani Oltre la linea gialla di Marisa Papa Ruggiero (Edizioni Divinafollia, 15 €). Il libro in questione, non più lungo di un centinaio di pagine, è stato per me una piacevolissima sorpresa e ha evidenziato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, come nel terzo millennio, per la sopravvivenza stessa della letteratura, vadano riscritti modelli, forme e tecniche dei generi letterari. Continua a leggere

Divinoumanità

Il paradosso della vita cristiana è che siamo nulla, se contiamo su noi stessi, ma siamo tutto, se contiamo su Dio. E su Lui possiamo fare affidamento, perché è Amore senza limiti. Dunque: coscienti della nostra inconsistenza, passiamo dall’occasionale al necessario, dal relativo all’assoluto. Diventiamo ciò che siamo, divinoumanità.

Grazia attuale

Gesù parla a Gabrielle della grazia attuale. Dunque non è relegata nei manuali classici di teologia. È la grazia del momento, quella con cui il Cristo si concede per restare unito ad ogni nostra azione, e che un orecchio attento sa percepire, magari a cose fatte. È bello pensare che Dio si dia continuamente, che ecceda nell’amore, e che questa abbondanza sarà moltiplicata nella vita eterna. 

La poesia della settimana. Vittorio Sereni

Quei bambini che giocano

un giorno perdoneranno
se presto ci togliamo di mezzo.
Perdoneranno. Un giorno.
Ma la distorsione del tempo
il corso della vita deviato su false piste
l’emorragia dei giorni
dal varco del corrotto intendimento:
questo no, non lo perdoneranno.
Non si perdona a una donna un amore bugiardo,
l’ameno paesaggio d’acque e foglie
che si squarcia svelando
radici putrefatte, melma nera.
“D’amore non esistono peccati,
s’infuriava un poeta ai tardi anni,
esistono soltanto peccati contro l’amore”.
E questi no, non li perdoneranno.

Quei bambini che giocano, in Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Milano, Garzanti, 1980, p. 654.

Desideri

Gesù vuole che gli manifestiamo il nostro amore: che lo guardiamo negli occhi, pronunciamo il Suo nome, riconosciamo la Sua forza onnipotente, presente anche nella Sua dolcezza. Desidera che neanche un giorno trascorra senza dedicarsi a Lui, lodandolo per qualche qualità, continuando la Sua opera su questa terra. 

Soprattutto

Era bello vedere come in Cristo,
da lì, da quella vetta di parole,
lo strepito del mondo accusatore,
nel sale e nella luce, da quel vivere
inoltrato nel nulla, e solo allora
il conto della serva, la pressione
dal basso, l’attenzione all’ipostatico
momento, il turbinare delle piaghe,
l’amore che vinceva sopra tutto,
e soprattutto il cuore.

Suo

Gesù fa di tutto per conquistare i cuori. Nel Vangelo mostra la gloria e la pietà, l’austerità e l’amore per i peccatori, la sofferenza e i miracoli. Per questo raccomanda a Gabrielle di prendere, al mattino, una pagina evangelica, portandola dentro la giornata. Giorno dopo giorno, diventerà come Lui, sarà un altro Gesù. Allora sarà Sua, e Lui sarà suo. 

Bartolomeo Theo Di Giovanni su “Il lume della follia” di Prisco De Vivo

Il Lume della follia: versi come colpi di martello su un rovente vissuto

Cosa sia la follia per De Vivo?  L’autore introduce l’argomento trattato con i versi “fammi abbracciare dalla tua santa follia”, prolegomeno che descrive l’atto di un momento da cui si viene salvati e che diverrà celebrazione eu-caristica.

Ogni verso di Prisco De Vivo è un colpo di martello sul rovente vissuto dell’artista-poeta, dove l’incudine-carne nel suo essere memoria di sofferenza lascia traccia della forgiatura del martello-carnefice. La presenza di vocaboli fortemente espressivi, quali sputo, piscio, cisti, verruche, ulcerata, che potrebbe deturpare la finzione pudica del mondo, è in realtà lo scalino primo della scala della trascendenza verso il divino. Sono squarci del quotidiano e prosaico vivere, e qualcuno potrebbe chiedersi a riguardo cosa ci sia di metapsichico in quest’operazione di scrittura., All’ipotetico quesito possiamo rispondere che la natura dell’essere umano nasce da un’emissione materica, ed è appunto lì che si imprime l’anima di ciò che nel suo divenire è compimento di un’escatologia materico-trascendente.

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Per gli altri

Dio non ha bisogno della nostra forza, ma del nostro abbandono. Se volessimo davvero continuare la Sua opera, basterebbe chiederglielo. Il nostro respiro, il battito del cuore si trasformerebbero, tutto diverrebbe amore. È meglio vivere per gli altri che non per sé stessi. Chi lo comprende, comincia a conoscere la gioia.