Una poesia di Lidia Calzolari

Si arrabattano gli uomini
ad appoggiare coperchi alle pentole 
a rattoppare strappi al lenzuolo
ad amoreggiare sotto la luna
a stornare debiti  nascosti
come polvere svelta sotto al tappeto.
Si svelano gli uomini
nelle cose piccole e brevi
nel temporeggiare in bagno 
nello scaldarsi le mani nelle tasche 
nel rompere le uova anche fuori dal paniere
come bestie mansuete e irriverenti. 
Si intrappolano gli uomini 
negli occhi degli altri 
a pescare qua e là nell’iride umida
un riflesso d’infinito.
Inciampo nei dettagli della vita
come una sottana lunga
fino ai piedi.
Inciampo sì, ma rido.

[Lidia Calzolari, 20 luglio 2020 / Photo by Manuela Toselli]

Vicino

Gesù vuole che accorciamo la distanza fra il cielo e la terra, attraverso l’amicizia con i santi o la lettura del Vangelo. Il Suo esempio è sufficiente per farci sentire in sintonia con Dio. La preghiera, i sacrifici, il coraggio, il Suo esserci sempre e comunque, ce lo rendono vicino.

Andrea legge nel tubo: “La spalla, la bandoliera, il fazzoletto”, da “I Tre Moschettieri”, di Alexandre Dumas.

Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura dal titolo La spalla, la bandoliera, il fazzoletto da I Tre Moschettieri di Alexandre Dumas.

La lettura, uscita nel maggio del 2020, è a mio parere ancora di grande attualità, per i temi in essa contenuti e per la maniera – come sempre originale e approfondita – in cui Andrea ha deciso di svilupparli.

Buon ascolto!

Vivrò, di Giorgio Stella

                    Al terzo terno.

[Alla] magistrale corte della rosa dei venti[…]

Io [vivrò] i punti cardinali

Dei [seppelliti] vivi che pregherò –

Onde sepolte nelle conchiglie,

[io] [vivrò] nei [cimiteri] loro,

le foto ormai sbiadite […]

qualche fiore come radice – della felce maschio –

i [cimiteri] nei cantieri dove i manovali

coi caschi blu dell’ONU 

ritrovano ossa e le rosicchiano

fino all’anima della vena dei vermi

che strisciano sulle pareti

delle prigioni dei [seppelliti vivi] –

[Vivrò] al cuore del cancro, nel nido

Delle maschere a carne levare fino a quando 

La grondaia avrà impiccato l’ultima

Goccia alla prima lacrima.

Ogni religione è “sacra” per chi la professa

di Antonio Sparzani

A quel che risulta agli antropologi tutti i popoli al mondo hanno sviluppato un qualche insieme di credenze cui siamo disposti a dare il nome di religione; di alcuni sappiamo davvero molto poco, forse i più misteriosi sono gli abitanti dell’isola di North Sentinel, nell’arcipelago delle Andamane, appartenenti all’India, che ci tengono a stare isolati da tutto il resto e che male accolgono qualsiasi visitatore (tra gli altri, in anni recenti, un povero missionario cattolico, ignaro evidentemente di tutto, ci lasciò la pelle). Ma in tutti i casi più conosciuti si è notata la credenza in qualcosa di “soprannaturale” in un qualche senso della parola. Continua a leggere

Sala d’attesa

Gesù dice a Gabrielle di essere come in sala d’attesa: aspetta che lo avviciniamo. E aggiunge: se fosse un poeta, un letterato, non lo avvicineresti con maggior attenzione e maggior cura? Lui è un Dio, il nostro Dio! La esorta a cercarlo, a parlargli, perché è così che si apre la porta a Lui che bussa.

Prisco De Vivo, L’inutilità dello specchio

Riflessioni su un percorso spirituale e misericordioso nel tempo della pandemia

Nel nostro tempo difficilmente aumenterà la nostra capacità di elevazione al sublime. Nella maggior parte di noi c’è una continua interazione all’ovvio, alle dinamiche più sconcertanti della banalità (modello imprescindibile del nostro tempo); così, drammaticamente, ognuno di noi all’ombra delle proprie pene è consapevole di questa triste realtà.

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La poesia della settimana. Patrizia Valduga

da Requiem

Oh padre padre che conosco ora,

soltanto ora dopo tanta vita,

ti prego parlami, parlami ancora:

io fallita come figlia, fuggita

lontano un giorno, e lontana da allora,

non so niente di te, della tua vita,

niente delle tue gioie e degli affanni,

e ho quarant’anni, padre, quarant’anni!

***

Per otto giorni, otto notti nere,

immobile, schiacciato sulla schiena…

Più giù, ancora più devi cadere,

non ci sono più limiti alla pena…

Tu non potevi più nemmeno bere

e chiedevi come era la mia cena,

quel po’ di vita ancora di doveri

era per noi, per noi i tuoi pensieri.

da Poeti italiani del secondo Novecento, Milano, Mondadori 1996, p. 967.

Poesia italiana del XXI secolo

Anita Piscazzi, nata ad Acquaviva delle Fonti nel 1973, poeta, pianista e dottore di ricerca si occupa di studi etnomusicologici e didattico-musicali. Ha pubblicato le raccolte poetiche: Amal (Palomar, Bari 2007), Maremàje (Campanotto, Udine 2012), Alba che non so (CartaCanta, Forlì 2018). Sue poesie sono presenti in “Ossigeno Nascente” (Atlante dei poeti contemporanei italiani a cura del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica Alma Mater Studiorum – Università di Bologna), in diverse antologie e in numerosi blog letterari. Tradotta in diverse lingue, ha collaborato ai progetti poetico-musicali : “Alda e il soldato rock” con Eugenio Finardi e Cosimo Damiano Damato, “Ferma l’Ali” con Michel Godard e al progetto teatrale: “Miss Kilimangiaro” in Kenya per “Avis for Children” con Lidia Pentassuglia.

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Ciò che è Dio

Siamo sicuri di ricevere da Dio? A volte non osiamo sperare. Eppure dovremmo avere un barlume della Sua generosità impensabile, inaudita, capace di salvare anime per una sola preghiera fatta col cuore. Immaginiamo l’impossibile, perché sarà poco rispetto a ciò che è Dio.

Sergio Calzone. Racconto 3

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Muscat

Per una strada tra le dune e gli stagni arrivai a Frontignan. Dovetti fiancheggiare una grande raffineria della Mobil, sui cui serbatoi i gabbiani stavano appollaiati in cerchio, mentre, più in là, la fiamma azzurra delle scorie sembrava il tripode di un fantasma di olimpiade da Fahrenheit 451.

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Ad ogni naufragio sarò con te

Max Ponte, Ad ogni naufragio sarò con te, La strada per Babilonia 2020, 88 pp. Con una nota di Luigi Cannillo. In libreria da settembre

Introduzione dell’autore

Questa raccolta riunisce poesie d’amore e poesie “civili”, il naufragio del titolo è quello dell’umanità di questi anni, partendo dai migranti arrivando sino alla pandemia, passando attraverso le nostre vite personali. Umani prima chiusi sulle navi, col divieto di sbarcare, e poi chiusi in casa con un raggio di 200 metri. Una limitazione quest’ultima rivolta anche alle passeggiate dei singoli nella natura che ha amplificato, nel susseguirsi di decreti spesso nebulosi, l’innegabile tragedia del virus. Continua a leggere

Di Lui

Dobbiamo imparare le emozioni di Gesù: il Suo portare il peso delle nostre vite, dei nostri peccati. Contemplarlo nella passione, dove è chiaro questo lato d’ombra, sofferente. Imprimere i Suoi tratti come fece la Veronica, e trasmetterli agli altri: così il Suo volto diventerà gioioso. Essere in sintonia con i Suoi sentimenti, vivere di Lui.