Buona lettura 23: “Il sogno babilonese”, di Enzo Barnabà

“Buona lettura” è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.   Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Buona Lettura 22: Enzo Barnabà, Il sogno babilonese (Infinito Edizioni)

Ci sono luoghi carichi di stupore, dove i muri parlano di personaggi spesso stralunati e storie dilatate nel tempo.

Luoghi sfumati nella misura del racconto e del mistero, capaci di ospitare tanto il reale quanto, appunto, l’inatteso.

Tra questi si colloca una villa divenuta poi chateau sul confine tra Italia e Francia, il cosiddetto “Chateau Grimaldi“, protagonista de Il sogno babilonese di Enzo Barnabà (infinito Edizioni).

L’autore ripercorre le trasformazioni della primitiva torre anti-barbaresca nella sobria casa mediterranea del medico inglese James Henry Bennet che, nel 1895, dopo aver acquistato alcune fasce a Grimaldi, nell’estremo ponente di Liguria, trasforma le “rocce spoglie” e “la vecchia torre in rovina” in luoghi verdeggianti, dando vita ad un primo esperimento di acclimatizzazione di piante esotiche, tripudio di fiori e alberi di ogni specie e colore.

Da qui Barnabà procede spedito a raccontare la sontuosa dimora a quattro piani della nuova proprietaria, l’americana Ella Waterman Goddard, la “regina folle” a cui si deve la costruzione della villa dall’atmosfera crepuscolare che ancora oggi possiamo vedere.

Nella storia di Ella, che lì vive con i tre figli, spesso le carte vengono mescolate tra lusso, dolori, misteri ed esoterismo: una vicenda composta di frammenti di esistenze, dove non tutte le parti riescono a combaciare, creando nel lettore reazioni di stupore.

E così, orma dopo orma, fatto dopo fatto, attraversiamo la vie lussuosa e gradevole della Belle Epoque per arrivare allo scoppio della prima Guerra Mondiale, ovviamente sempre attraverso le vicissitudini del chateau Grimaldi che ora diventa il “castello bianco” del medico austriaco Benjamin Salomon Sigmund Appenzeller – a cui si deve la realizzazione, alle spalle di Mentone, di uno dei primi sanatori della zona -, ora si trasforma nella dimora del celeberrimo chirurgo Serge Voronoff e del suo sogno dell’eterna giovinezza (a cui Barnabà ha già dedicato un lavoro sempre per i tipi di “infinito edizioni”), sino a passare nelle mani di una società romana che ristruttura la villa per ricavarne una trentina di appartamenti.

L’autore si muove su e giù tra letteratura di confine (a lui ben congeniale) e storia, calpestando la polvere della cronaca con passo pieno e deciso e restituendoci le diverse anime di quello straordinario chateau anche attraverso un affascinante apparato iconografico.

Ma la voce narrante che si traduce in una prosa sciolta e spesso ironica rivela un aspetto non secondario di questa storia: la curiosità di Barnabà capisce che quei luoghi racchiudono un valore estetico e il paesaggio di Grimaldi può guarire il fisico e l’animo.

La natura profuma di vita e fa vibrare al sole ambienti gremiti di personaggi e di vicende e il racconto, nonostante l’evidenza incisa del narrare, appare pervaso da un sentore di favola.

Mara Pardini

Enzo Barnabà

Nato nel 1944, ha studiato lingua e letteratura francese a Napoli e a Montpellier e storia a Venezia e Genova. Ha insegnato lingua e letteratura francese in vari licei del Veneto e della Liguria e ha svolto la funzione di aggiornatore dei docenti di lingua francese della provincia di Imperia. A Ventimiglia ha fondato il Circolo “Pier Paolo Pasolini”. Ha svolto la funzione di lettore di lingua e letteratura italiana presso le Università di Aix-en-Provence e di insegnante-addetto culturale ad Abidjan (Costa d’Avorio), Scutari (Albania) e Niksic (Montenegro). Vive a Grimaldi di Ventimiglia. Tra i suoi libri: Fasci siciliani a Valguarnera, (Teti, 1981); Contextes. Grammaire française à l’usage des Italiens (Loescher, 1994); Le ventre du python (Editions de l’Aube, 2007); Sortilegi (Bollati-Boringhieri, 2008) con Serge Latouche. Con Infinito edizioni ha pubblicato Morte agli Italiani (2009), Il Partigiano di piazza dei Martiri (2013), Il Sogno dell’eterna giovinezza (2014), Aigues Mortes, Il massacro degli Italiani (2015) e Il passo della Morte (2019) con Viviana Trentin.

 

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