La Pizia ti legge il futuro

di Kika Bohr

Giugno 2002: condivido uno spazio alla “Casa degli Artisti” di Milano, una bellissima struttura dell’inizio del Novecento costruita apposta per gli artisti della città. Però abbiamo problemi di infiltrazioni di acqua dal soffitto. Il tetto è piatto e per ovviare al problema dobbiamo ricoprirlo con una guaina catramata di protezione. Il materiale costa e abbiamo anche bisogno di un professionista capace di saldare a caldo la guaina di cui servono molti metri quadri. Come fare a finanziare tutto ciò?

In tutta la città si sta diffondendo la moda degli aperitivi come modo di socializzazione e allora, visto che siamo nella bella stagione e la Casa possiede un grande cortile con pergola in stile art déco, un gigantesco glicine in fiore e stupende ortensie bianche e verdi, decidiamo di invitare amici e amici degli amici servendo bibite e stuzzichini a pagamento e allietando queste serate con interventi artistici e musicali.
Giugno 2002: sul piano internazionale siamo negli anni della guerra in Afghanistan, siamo abbastanza allegri in Europa in queste serate, ma sappiamo anche che la seconda Guerra del golfo si sta preparando e questo futuro incerto ci preoccupa un poco.

Con la partecipazione di Danilo e Kevin immaginiamo un’installazione con del materiale che abbiamo già lì e una performance-giocosa per superare il terrore del futuro. Si dovrebbe svolgere sotto la detta pergola e la durata sarebbe di circa 10 minuti a persona. L’amico Marco si occuperebbe della musica.

20 giugno: Il gioco si svolge all’interno di un “antro” formato da grandi gabbie di legno cinesi contenenti fili neri di rafia. Nelle gabbie troviamo oggetti che richiamano sia la classicità (busto umano, colonna, incensi) sia la modernità (elementi di policarbonato); esse sono poi rivestite di pellicola trasparente che dà un alone di lucido mistero agli oggetti sospesi all’interno. Forme da cappellaio dotate di occhi orientali posate a terra qui e là richiamano vagamente teschi. Un carrettino di legno, con manubrio e ruote di ferro probabilmente usato per trasportare i blocchi di marmo, servirà da sedile per i postulanti. Giganteschi tubi di plastica zigrinata, di quelli che si usano per i cavi elettrici stradali, e tubi più piccoli e lunghi, invadono lo spazio dell’”antro” richiamando i serpenti pitici.

Le tre “Pizie” sono vestite di bianco con una divisa che ricorda il corpo medico o scientifico
Una tela di fondo rappresenta un’astronave su cielo stellato
L’accompagnamento sonoro campionato è ispirato all’Orfeo di Monteverdi ed è realizzato da Marco Salotti e dà il giusto tono infernale assieme all’incenso fatto bruciare su di una carbonella anch’essa fumosa.

La Pizia-fotografo (il fotografo Danilo Borrelli in equilibrio su di un altissimo sgabello tipo tripode) assieme alla Pizia-Segretaria (Kika Bohr alla macchina da scrivere e ad una delle estremità del tubo nero) e alla Pizia-del-Destino (il liutaio e informatico Kevin O’Neill col suo boccale di vetro pieno di destini già scritti) aspettano gli scettici postulanti preparando foglietti colorati. Le Regole del Gioco sono affisse un po’ dovunque sulle colonne del pergolato.

I coraggiosi giocatori inseriscono nel tubo rosso come in un juke-box un grosso bottone -tipo da cappotto- che comprano al banchetto dei rinfreschi e che serve a coprire le spese della foto Polaroid. e si siedono sul carrettino. Inizia una conversazione serrata attraverso l’enorme tubo nero -lungo 3 m- che trasmette benissimo il suono (come il gioco del telefono) ma distorce un po’ le voci.

Le domande si contrappongono ad altre domande e la Pizia-segretaria raccoglie le curiosità circa il futuro ampliandole con una serie di interventi personalizzati nei quali compaiono molte metafore alimentari). Alcune derivazioni del tubo (tubi più piccoli) permettono ad altri spettatori particolarmente curiosi di ascoltare). La “Segretaria”-Kika non scrive a macchina anche perché deve tenere le conversazioni con i postulanti; e poi tutto (il destino) è già scritto su fogli di carta velina colorata – ricordo dei baracconi negli anni sessanta in cui si trovavano pappagallini che sceglievano col becco i foglietti colorati dell’oroscopo.

La “Pizia-del-Destino”-Kevin invece taglia con grandi forbici (come le Parche) una risposta dai fogli colorati che fuoriescono dalla Lettera 32 ma poi la mescola alla moltitudine di foglietti già presenti nel grande boccale di vetro. Cosa verrà fuori?
Mentre viene formulata la domanda sul futuro, la “Pizia-fotografo”-Danilo (che da vero fotografo qual è, tiene per tutto il tempo la macchina in mano) punta la sua Polaroid SX70 e scatta la foto del postulante con gesto teatrale. Lo sviluppo della Polaroid ricorderà un po’ lo scuotimento delle fave divinatorie dei miti greci. La foto (più suggestiva se un po’ mossa) viene passata alla “Segretaria” che trascrive sulla Polaroid parole o disegni ispirate dalla velina venuta fuori e vi appone un timbro-talismano-astratto. La velina viene appallottolata e la foto arrotolata e fermata con un elastico colorato.
Il doppio responso viene ritrasmesso alla “Pizia-del-Destino”-Kevin che lo manda al questuante attraverso l’altro grosso tubo rosso.
Il commiato della “Pizia-Segretaria” avviene mediante l’invito o ad una lettura pubblica del responso o mediante l’esigenza di massima segretezza, secondo i casi e le persone.
Data l’ambiguità dei responsi tratti dalle fonti più disparate (si pensa anche al racconto di La morte della Pizia di Friedrich Dürrenmatt ) tocca personalmente ad ognuno, se ne ha esigenza, interpretare il proprio futuro.


E così la guaina fu comprata e non piovve più dentro.

Un pensiero su “La Pizia ti legge il futuro

  1. filorossoArt

    Kika, mi si stringe il cuore leggerti. Stai parlando della Casa dell’ Arte di Corso Garibaldi .
    – Milano vero? Mi stai dicendo che dai tempi della prima nostra occupazione della Casa di Picasso (suo ex studio) già abbandonato e fatiscente da un trentennio le cose sono rimaste precarie, invariate? Ricordo che con Luciano Fabro, /scultore) subito dopo l’occupazione cominciammo la manutenzione delle porte e della scale di legno rimaste senza parapetto. La professoressa Jole de Sanna (Brera) non mi volle tra loro perché suo allievo disobbediente ed anche comunista , rivoluzionario e filocinese, Fabro per riparare la prima anta ci impiegò sei mesi e non voleva che ci mettessimo sopra le mani perché doveva diventare il museo di Picasso sotto tutela alle belle arti. Voleva quelle porte e infissi simili ad un capolavoro concettuale. Li capii che Picasso era anche il proprietario della palazzina e da buon tirchione qual’era, non si fece mai sentire neanche per avere il permesso di restare. Era sua abitudine avere tutto e non mollare mai nulla di suo. Ora mi stai dicendo che siete punto a capo? Di artisti chiacchieroni e borghesi ne sono passati a centinaia ma tutti fannulloni e inconcludenti. Tutti quelli che pernottarono finirono nella nullità Vattene, non perdere tempo, quella Casa è maledetta perché Picasso in quella casa profanò l’Arte. Fuggì anche lui.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.