3 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge César Vallejo

  1. Clown: opinioni

    Versi davvero sublimi, profondi almeno quanto la mia ignoranza o la lacunosità dei programmi scolastici italiani, nei quali non si rinviene traccia di un poeta definito tra i migliori al mondo del novecento.
    Notevoli interpretazione e traduzione, ma devo dire che la bellezza dei versi, questa volta, pone in secondo piano ogni altra considerazione.

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  2. Luigi Maria Corsanico

    César Vallejo, 16.3.1892 (Santiago de Chuco, Perù) – 15.4.1938 (Parigi)
    Obra poética completa
    preparada por Georgette de Vallejo
    FRANCISCO MONCLOA EDITORES S.A. LIMA, 1968

    Traduzione di Marcello Comitini

    HERALDOS NEGROS
    1918

    Gli araldi neri

    TRUENOS
    Agape
    La cena miserabile
    I dadi eterni

    Arvo Pärt, Lamentate
    Olga Scheps, piano
    Estonian National Orchestra / Bas Wiegers

    GLI ARALDI NERI
    Ci sono colpi nella vita, talmente forti … Non so!
    Colpi come l’odio di Dio; come se di fronte ad essi,
    la risacca di tutto il sofferto
    ristagnasse nell’anima … Non so!

    Sono pochi; però sono … Aprono solchi oscuri
    nel volto più fiero e nella schiena più forte.
    Saranno forse i corsieri di barbari Attila;
    o gli araldi neri che ci invia la Morte.

    Sono le cadute profonde dei Cristi dell’anima,
    di qualche fede adorabile che il Destino bestemmia.
    Questi colpi sanguinosi sono i crepitii
    di qualche pane nostro che sulla porta del forno si brucia.

    E l’uomo … Povero … povero! Gira gli occhi, come
    quando una pacca sulla spalla ci chiama;
    gira gli occhi folli, e tutto il vissuto
    ristagna, come pozzanghera di colpa, nello sguardo.

    Ci sono colpi nella vita, talmente forti … Non so!

    ***

    AGAPE
    Oggi nessuno mi ha fatto domande;
    né mi hanno chiesto nulla questa sera.

    Non ho visto neanche un fiore di cimitero
    in tanto allegro corteo di luci.
    Perdonami, Signore: del mio poco essere morto!

    In questa sera tutti, tutti passano
    senza chiedermi, né mi domandano nulla.

    E non so cosa scordano e mi resta
    malamente in mano, come cosa estranea.

    Sono andato alla porta,
    e mi vien voglia di gridare a tutti:
    Se vi manca qualcosa, qui è rimasto!

    Perché tutte le sere di questa vita,
    non so che porte sbattono su un viso,
    e qualcosa di estraneo prende la mia anima.

    Oggi non è venuto nessuno;
    e oggi sono morto talmente poco in questa sera!

    ***

    LA CENA MISERABILE
    Fino a quando staremo sperando qualcosa
    che non ci spetta?… E con che angolo stenderemo
    le povere ginocchia per sempre! Fino a quando
    la croce che c’incoraggia non fermerà i suoi remi?

    Fino a quando il Dubbio ci insignirà di medaglie
    per aver sofferto?…
    Siamo stati seduti
    già molto a tavola, con l’amarezza del bimbo
    che sveglio a mezzanotte piange di fame …

    Quando c’incontreremo con gli altri, sulla soglia
    di una mattina eterna, dopo aver cenato tutti?
    Fino a quando questa valle di lacrime, dove
    non ho mai detto di portarmi.

    Sui gomiti,
    molle di pianto, ripeto sconfitto e a testa bassa:
    fino a quando la cena durerà?

    C’è qualcuno che ha molto bevuto, e prende in giro,
    e si avvicina e si scosta da noi, come un cucchiaio nero
    d’amara essenza umana, la tomba …
    E sa ancor meno
    l’oscura fino a quando la cena durerà!

    ***

    I DADI ETERNI
    Para Manuel González Prada
    esta emoción bravía y selecta,
    una de las que, con más entusiasmo,
    me ha aplaudido el gran maestro.

    Dio mio, sto piangendo l’essere che vivo;
    mi dispiace aver preso il tuo pane;
    però questo povero fango pensante
    non è crosta fermentata nel tuo costato:
    tu non hai Marie che se ne vanno!

    Dio mio, se fossi stato un uomo
    oggi sapresti essere Dio;
    però tu, che sei stato sempre senza mali,
    non senti nulla della tua creazione.
    E l’uomo soffre per te: il Dio è lui!

    Oggi che nei miei occhi stregati ci sono ceri
    come intorno a un condannato,
    Dio mio, accenderai tutte le tue candele,
    e giocheremo con il vecchio dado.
    Forse, oh giocatore, tirando a sorte
    dell’intero l’universo,
    sorgeranno le occhiaie della Morte
    come due assi funebri di fango.

    Dio mio, e in questa notte sorda, oscura,
    non potrai più giocare, perché la Terra
    è un dado roso e già arrotondato
    che a forza di ruotare all’avventura,
    non può fermarsi che in una buca,
    nella cavità di un’immensa sepoltura.

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