Ogni religione è “sacra” per chi la professa

di Antonio Sparzani

A quel che risulta agli antropologi tutti i popoli al mondo hanno sviluppato un qualche insieme di credenze cui siamo disposti a dare il nome di religione; di alcuni sappiamo davvero molto poco, forse i più misteriosi sono gli abitanti dell’isola di North Sentinel, nell’arcipelago delle Andamane, appartenenti all’India, che ci tengono a stare isolati da tutto il resto e che male accolgono qualsiasi visitatore (tra gli altri, in anni recenti, un povero missionario cattolico, ignaro evidentemente di tutto, ci lasciò la pelle). Ma in tutti i casi più conosciuti si è notata la credenza in qualcosa di “soprannaturale” in un qualche senso della parola.

Alcuni gruppi religiosi, ad esempio i cattolici, ritengono doveroso inviare in giro per il mondo delle persone di loro fiducia, particolarmente formate, dette “missionari”, per convincere altri popoli della superiorità della propria religione e dunque, come si dice “convertirli”, e fin qui nulla da eccepire, purché naturalmente per queste conversioni non vengano usati – come invece purtroppo talvolta è accaduto – strumenti non rispettosi della persona.
Influenzato come sono dalle opinioni del grande filosofo della scienza Paul K. Feyerabend (1924-1994), soprattutto da quelle manifestate negli ultimi anni della sua vita, ritengo che le tradizioni delle popolazioni che vivono sul nostro pianeta vadano in linea di principio rispettate; il che non esclude che si possa portare aiuto a queste popolazioni, nel caso ne abbiano bisogno, ma senza portar loro la nostra stupenda “civiltà”, bensì aiutandole per quanto possibile nel loro specifico contesto, cioè nel pieno rispetto della loro tradizione. Questo fa ad esempio la “PKFeyerabend Foundation”,fondata, qualche anno dopo la morte di lui, dalla vedova Grazia Borrini Feyerabend.
Parlando ora di quelle specifiche tradizioni che sono le credenze religiose, quello che trovo davvero intollerabile è che qualcuno – un singolo o una comunità – con le sue credenze e idiosincrasie, si permetta di deridere, prendere in giro, mettere in ridicolo, la religione di un qualsiasi altro popolo. Questa mi pare una di quelle leggi non scritte ma di validità assoluta, universale, del genere di quella di cui era certa Antigone nella tragedia sofoclea a lei dedicata – in quel caso si trattava di dare degna sepoltura ad amici o nemici, non importa – e alla quale ogni essere umano dovrebbe “naturalmente” conformarsi e attenersi.
L’esempio più noto ultimamente è quello della triste vicenda di Charlie-Hebdo. Credo non ci sia bisogno di dire che nessuna giustificazione esiste, neppure vaga, per le violenze intollerabili perpetrate nei confronti dei redattori della rivista. Ma, una volta chiarito bene questo, posso dire che la mia opinione è che quella pubblicazione, e soprattutto poi, la recente ripetizione della preso in giro di Maometto è sbagliata, stupida e dannosa (oltre al rischio di provocare reazioni scellerate). Non c’è invocazione alla libertà di stampa che tenga, come tutti sappiamo ci sono cose che nessun giornale potrebbe permettersi di pubblicare. Non si prende in giro un’altra religione, quale che sia perché si tratta di gettare il ridicolo su modi di essere molto profondi di centinaia, o migliaia, o più, non importa, di altri esseri umani. Un atteggiamento che mette in risalto il peggio di noi, la mancanza di rispetto per tanti nostri simili, che avrebbero chissà quante ragioni per mettere in ridicolo noi, poveri civili occidentali.

4 pensieri su “Ogni religione è “sacra” per chi la professa

  1. Rispetto per ogni Religione e per ogni forma di religiosità, anche non istituzionalizzata, certo un valore da auspicare e perseguire (come afferma anche la nostra Costituzione), ma che non può in alcun modo essere condizionato da fenomeni di intolleranza estrema o di integralismo speculare. Occorre far conoscere e negoziare di continuo valori e regole con le diverse culture presenti tra noi, in un dialogo che richiede umiltà, ma anche il coraggio di sostenere come fondamentali la libertà di coscienza e di espressione, basi del nostro vivere civile. Il grido “Siamo tutti Charlie Hebdo” non si dimentica. Siamo noi quelli, con la nostra civiltà e i suoi valori democratici, pronti a dialogare sì, ma senza rinunciare a conquiste (quella della laicità ad es.) che tanto ci sono costate (soprattutto a chi non c’è più, o ci ha preceduto).

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  2. Sparz ci dà una lezione di rigore e buon senso: ritenersi “superiori” in materia religiosa conduce alla guerra. Se i musulmani si considerano “superiori” non potremo certo farli ravvedere con le vignette di Charly (che non sono neanche divertenti). L’unico atteggiamento produttivo è il dialogo, anche se ciò significa proiettare la speranza di una concordia in un futuro lontanissimo.

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