“Il primo amore” ritorna in libreria

Da oggi 14 ottobre la rivista Il primo amore (Effigie Editore) torna in libreria, con un numero dedicato all’emergenza del pianeta e della specie, tema leopardiano e quanto mai attuale, al di là della pandemia in corso. Propongo l’indice della rivista, alla quale auguro di cuore buona navigazione.

Il primo amore n. 10 – Siamo tutti terrestri

Terrestri
Carla Benedetti Quello che siamo prima di ogni altra cosa
Carla Benedetti e Bruno Latour in dialogo Siamo terrestri
Stefano Caserini I terrestri e l’impensabile del riscaldamento globale
Maria Pace Ottieri Dopo l’eruzione
Davide e Luca Faranda Eventi climatici estremi
Amitav Ghosh e Antonio Moresco in dialogo La cecità e il grido
Flaminia Cruciani La Terra custode della memoria
Giovanni Gugg Irresponsabili o prometeici?

Antenati
Davide Luglio “Multitudinem esse in humano genere”
Jonny Costantino Il sublime vulcanico
Giordano Bruno Proemiale epistola di De infinito universo e mondi Giacomo Leopardi La ginestra, il nostro canto di specie
Camilla Maria Cederna Giuseppe Antonio Borgese
Antonio Cederna Questa è l’Italia
Patrizia Posillipo La terra sotto i piedi
Antonio Moresco e Gaetano Panariello Siamo Terrestri

Emergenza di specie
Antonella Moscati Paura di specie
Tiziano Scarpa Poesie pandemiche
Silvio Bernelli Io sono Mondo
Antonio Moresco L’altro, noi stessi
Ade Zeno Un funerale ogni dieci minuti
Gaudino, Gerace, Senaldi Il virus, la scuola e l’Università

Orbite
Tobia Wilson Iacconi Gabbriellini La carogna
Vito Teti Cavallerizzo, San Giorgio, il drago e la talpa

La fascia di Kuiper
Alessandra Pugnetti Moltitudini
Paolo Ferloni Aria, inquinanti, virus
Silvio Bernelli Il caso Spillover
Giulia Mazzone e Giuseppe Spina Dal quaderno di un film in lavorazione
Serena Gaudino La repubblica dei terrestri

*

“Riconoscerci come terrestri vuol dire ripensare radicalmente la grammatica della nostra comprensione del mondo, correggere i limiti di visione che ci hanno condotto a questa emergenza, riaprire l’orizzonte chiuso della nostra avventura di specie, prefigurare possibilità ancora impensate per lo sviluppo della civiltà umana, su nuove basi”. Stiamo vivendo qualcosa che è assolutamente nuovo, mai vissuta prima da nessun uomo, in nessun’altra epoca storica. Nessun filosofo, nessuno scienziato, nessun artista, poeta, romanziere, nessun antropologo, si era mai trovato prima di noi a fronteggiare un simile rischio, non solo negli ultimi decenni o secoli, ma nell’intero corso della storia dell’umanità. Siamo noi i primi a sbattere il naso contro i nostri stessi limiti di specie. E questo ci dà la misura assoluta della fine di un ciclo storico, di quella cosa chiamata modernità, e dell’inizio di un altro tempo, incerto, che ancora non si sa a cosa preluda: se a una catastrofe oppure a una metamorfosi, a un cambiamento radicale del nostro rapporto con il mondo.

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