Frammenti di Cinema # 32

Black lives matter. La vita dei neri conta. Races lives matter. La vita delle razze conta. Può essere riscritto così lo slogan del più recente movimento a difesa dei “neri” negli Usa, e non solo. Sì, perché la lotta per i diritti delle minoranze è sensibilmente mutata, come gli studi più recenti hanno rivelato. Le rivendicazioni razziali post-moderne, infatti, invocano più differenza che uguaglianza, più identità che integrazione. Le implicazioni sono notevoli, nel bene e nel male. Ancor prima della sociologia è stato il cinema, come spesso accade con l’arte, a cogliere questo cambiamento di prospettiva. Il primo esempio, forse, è un film, addirittura, del 1970, L’uomo caffellatte (Watermelon man) di Melvin Van Peebles, il padre della blaxploitation, un genere di film popolari destinati principalmente ad un pubblico di colore. Invertendo la tradizione della black face degli anni ’20, in cui un attore bianco si tingeva di nero il volto, l’attore afroamericano Godfrey Cambridge interpreta Jeff, un borghese bianco che un mattino si sveglia e scopre con orrore allo specchio di essere diventato nero. 

Diciannove anni dopo, nel 1989, con Fa’ la cosa giusta, Spike Lee dirige quello che può essere considerato il film-manifesto dell’orgoglio razziale, non solo nero, ma anche italiano, ispanico, cinese, e oltre, sostenendo, primo in assoluto, che la soluzione non è l’integrazione ma la convivenza pacifica. Dalla coesistenza, poi, in questi ultimi anni si è passati ad un vero e proprio ribaltamento dei ruoli razziali o ad un melting pot letterale, un vero e proprio crogiolo, un mucchio selvaggio nel quale le razze si intrecciano senza mai mischiarsi. In Green Book (2018 e premio Oscar nel 2019) di Peter Farrelly, a confrontarsi sono un pianista classico afroamericano, affermato e molto snob, Don Shirley, e il suo autista, Tony Lip, un ex buttafuori italoamericano, di quelli che venivano chiamati con disprezzo white niggers, negri bianchi. In un altro biopic, Migliori nemici (2019) di Robin Bissell, un’assemblea pubblica di duro scontro democratico tra opposte tesi (oggi lo chiameremmo “focus group”, nell’America degli anni ’70, la chiamavano “charrette”) diventa l’occasione per l’attivista nera Ann Atwater di diventare grande amica di C. P. Ellis, uno dei leader del Ku Klux Klan, imbastendo questa relazione sulla differenza e non sull’integrazione. Ed ancora Spike Lee con Blackkklansman (2018) ritorna sul tema divertendosi a infiltrare con un espediente telefonico e uno scambio d’identità un agente nero ed un bianco ebreo nella direzione del KKK.

Dentro questo nuovo sguardo anche l’identità bianca alza la testa e rivendica una protezione che sente a rischio in un mondo dove non è più maggioranza. Emblematico è il film di Martin McDonagh del 2017, Tre manifesti a Ebbing Missouri con una splendida Frances McDormand che invocando giustizia per la figlia assassinata, diventa paladina di una periferia che, abbandonata da “ben pensanti” dei diritti civili, rischia di essere conquistata dalle rassicurazioni del suprematismo bianco. E le istanze razziali rischiano di scontrarsi con le altre, sociali e di genere in testa. “Fosse per me farei un database nel quale ci sarebbe ogni individuo maschile e se qualcuno fa qualcosa di male, si fa una verifica, e si ammazza.”, sostiene Mildred. E lo sceriffo le risponde: “Non guardarmi così, se cacciassimo quelli con tendenze vagamente razziste rimarremmo con tre poliziotti che comunque odiano i froci!” Diritti femminili e razziali si confrontano anche nel film di Steve McQueen del 2018 Widows – Eredità criminale in cui quattro vedove di criminali organizzano un colpo per pagare il debito dei mariti.

Infine, in Europa, curiosamente il tema non sembra particolarmente sentito. Con l’eccezione della Francia che ha sfornato, tuttavia, un capolavoro, benché si tratti di un’opera prima. Con I Miserabili (2019) il regista Ladj Ly ci racconta un’altra idea della Francia. Il quartiere è quello del grande romanzo di Victor Hugo, che spiega il titolo. Viene ripresa una Francia svuotata dei francesi, quelli rimasti hanno la “faccia cattiva” dei poliziotti, per difendersi, e i ragazzini che pure, a loro volta, devono difendersi, devono farsi la “faccia cattiva” dei francesi. Il regista sancisce la tesi iniziale. La nuova frontiera della cittadinanza, la nuova Corte dei Miracoli brulicante di Miserabili che rivendicano il diritto di stare al mondo, è l’identità razziale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.