Archivio mensile:novembre 2020

Lirico terapia. Else Lasker Schüler, Preghiera.

Else Lasker-Schüler

Preghiera

Cerco per ogni dove una città,

che ha un angelo davanti alla sua porta.

Alla scapola porto

spezzata la sua grande ala pesante –

come sigillo, in fronte, la sua stella.

E sempre nella notte vado errando…

L’amore ho portato nel mondo, che azzurro ogni cuore

faccia fiorire,

e su me stanca ho vegliato una vita,

in Dio ravvolto il cupo battito del respiro.

Chiudimi attorno, o Dio, il tuo saldo manto;

so d’essere il residuo nel bicchiere rotondo,

e se l’ultimo uomo vuota il mondo

più non mi cacci dall’onnipotenza

e intorno mi si chiude un nuovo globo terrestre.

***

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Federico Pagliai, “La torrenta”

Recensione di Marisa Salabelle

Federico Pagliai, La torrenta, Tarka Edizioni

La torrenta, di Federico Pagliai, è un singolare racconto che si aggiunge alla collana Appenninica della casa editrice Tarka. Singolare perché si configura come un percorso che l’autore fa lungo il cammino del torrente Lima, da lui ribattezzato appunto “la torrenta”, dal suo primo sgorgare in forma di esile ruscello dalle pendici del Libro Aperto, nei pressi dell’Abetone, fino al suo confluire nella diga che ne imprigiona le acque, all’altezza dell’omonimo paese, La Lima.

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Come fu possibile tirar fuori i “Mille cavalli per Garibaldi”

di Kika Bohr

Mi chiedo come mi sia stato possibile partecipare, seppure in ritardo, ai festeggiamenti per il duecentesimo anniversario della nascita di Garibaldi.
Gli eroi, e a maggior ragione i conquistatori, non mi sono mai stati simpatici.
Avevo anche un piccolo conto in sospeso con il Risorgimento: uno spiacevole ricordo della scuola elementare, quando la maestra si scusò con me di dover “parlare male del tuo paese, perché gli austriaci sono proprio stati cattivi!” Io non ero certa di essere austriaca e non invece francese o svizzera o tedesca, (o forse un po’ svedese, o russa…) perché a casa si parlava molto di questi paesi e i miei dicevano sempre che eravamo internazionali. In fondo mi dispiaceva un po’ di non poter essere contemplata tra gli italiani che erano quelli bravi e si liberavano; e poi avevano quelle belle giubbe rosse che si vedevano sul libro. Ma forse ancor più delle giubbe era il cavallo bianco di Garibaldi che mi attirava… Continua a leggere

Giorgio Stella, Potere della cosa

A chi non oso pensare

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Il segno la descrive

[Giacomo B e r g a m i n i]

Potere della cosa,

piange la rosa sul petto della medaglia

appuntata al viso del carnevale carne-levare

levare la carne – un sasso rotola l’altro sasso

Ginevra porta addosso i segni dei fiori

Che profumano di Spirito Santo

Raccolti in Paradiso – Ginevra sa bene

Che il Figlio non è Suo ma ha il cuore di latte

‘io e tu padre eravamo disperati, dove ti nascondevi?’

“madre, sono ad insegnare Dio

quello che da Lui ho imparato: il Padre il Figlio e Lo Spirito Santo”

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Lirico terapia, Giovanni Quessep, Qualcuno si salva ascoltando l’usignolo.

Qualcuno si salva ascoltando l’usignolo

Diciamo che una sera

l’usignolo cantò 

su questa pietra

perché nel toccarla

il tempo non ci nuoce 

Non tutto è tuo oblio

Qualcosa ci rimane

tra i ruderi credo

che non sarà mai polvere

colui che ne ha visto il volo

e ne ha ascoltato il canto

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Incontri

Toccheremo mai il fondo della nostra miseria? L’Ombra che ci portiamo dentro, tanto più la perlustriamo quanto più si dilata. Ciò non dev’essere motivo di scoraggiamento: il Cristo è sceso agli inferi proprio per raggiungerci, ed è lì che lo incontriamo.

Monica Pezzella, “Binari”

Recensione di Francesco Improta

Monica Pezzella, Binari, TerraRossa Edizioni, 2020

Si tratta dell’esordio narrativo di Monica Pezzella, traduttrice e editor, originaria del salernitano e trapiantata a Roma, dove, dopo diverse collaborazioni a case editrici e riviste on line, nel 2019 ha fondato la rivista di scrittura verticale, Sulla quarta corda. Ed è su questa rivista che, a mio avviso, occorre soffermarsi per capire qualcosa di più dell’autrice e del suo racconto estremamente originale. Cosa intende la Pezzella per scrittura verticale? La capacità di superare il limite, di andare oltre e mettersi a nudo completamente, senza remore e senza infingimenti, di violentarsi e di violentare il lettore e, più in generale, la mercificazione culturale dei nostri giorni e l’atrofia intellettuale che connota buona parte dei nostri scrittori o presunti tali. Non è un caso che su questa rivista abbia trovato spazio e cittadinanza un’opera rivoluzionaria come Galleggiamento di Luca Perrone. Non meraviglia, quindi, l’incontro predestinato e proficuo con TerraRossa, una giovane casa editrice, che si propone di pubblicare, nella collana Sperimentali, solo quegli autori che non considerano la narrazione come semplice intrattenimento, e non mirano a compiacere il lettore medio ma pre­feriscono sfidarlo o quanto meno provocarlo, attraverso uno stile decisamente personale e originale.

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Poesia italiana del XXI secolo

Massimo Sannelli è nato ad Albenga (SV) nel 1973. è stato allievo di Edoardo Sanguineti. Agisce come performer, musicista, grafico, autore. Dal 2013 diffonde il suo lavoro metrico, in versi o in prosa, con il marchio indipendente Lotta di Classico (www.massimosannelli.net/2017/04/e-books.html). È parte del duo AnimaeNoctis con Silvia Marcantoni Taddei (www.animaenoctis.net): l’ultimo lavoro musicale è Elul 3830, un concept album dedicato alla caduta di Gerusalemme nel 70 d.C.

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Il Tutto

C’è qualcosa che rischia di fermarci: il dolore estremo, la paura, l’agonia che priva di ogni cosa. È il momento di offrire l’istante sapendo che c’è Lui, anche nell’assoluta povertà; anzi, proprio se vediamo il nostro nulla, il Tutto può prenderne possesso.

Lirico terapia. Fina García Marruz, Il tramonto

Quando eravamo piccoli

scoprimmo una sera sulla nostra terrazza avanera 

il tramonto splendido del sole.

E tutte le sere correvamo a vederlo.

Correvamo su per la scala a chiocciola, buia,

tiravamo per il braccio gli adulti:

“Correte, correte, il tramonto,

il tramonto!”.

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Danza

La vita come danza, non contava il pallone, ma la danza, la danza, l’essere certi di volare, di sorprendere se stessi, prima degli altri, la testa, i piedi, come note e strumenti, come un ballo infinito, senza colpe o pentimenti, anche nel tunnel della vita, dentro il buio, la roba, sempre troppa, proprio come il tocco, la mira, la stoccata, l’enorme, l’insolito, il passaggio, da una nota all’altra, lo spartito, mai la partita, le note strepitose, il volo, basso e continuo, la luce unica dell’immediato, come se tutto fosse tacco, tiro, giravolta, l’unica gioia, come se tutto fosse solo, in mezzo alle traverse del letto, sofferenza, respiro ormai affannoso, il grido, come se tutto fosse solo, fosse solo, danza.