Come fu possibile tirar fuori i “Mille cavalli per Garibaldi”

di Kika Bohr

Mi chiedo come mi sia stato possibile partecipare, seppure in ritardo, ai festeggiamenti per il duecentesimo anniversario della nascita di Garibaldi.
Gli eroi, e a maggior ragione i conquistatori, non mi sono mai stati simpatici.
Avevo anche un piccolo conto in sospeso con il Risorgimento: uno spiacevole ricordo della scuola elementare, quando la maestra si scusò con me di dover “parlare male del tuo paese, perché gli austriaci sono proprio stati cattivi!” Io non ero certa di essere austriaca e non invece francese o svizzera o tedesca, (o forse un po’ svedese, o russa…) perché a casa si parlava molto di questi paesi e i miei dicevano sempre che eravamo internazionali. In fondo mi dispiaceva un po’ di non poter essere contemplata tra gli italiani che erano quelli bravi e si liberavano; e poi avevano quelle belle giubbe rosse che si vedevano sul libro. Ma forse ancor più delle giubbe era il cavallo bianco di Garibaldi che mi attirava…

foto di Piero Chiussi


Ma poi è andata così: nel 2007 la mia amica performer di Palmanova, Laura Cristin – che avevo conosciuto l’ anno prima – mi invitò al Museo di Storia di Bergamo dove fece una bellissima performance con il suo fare da sirena. C’era una mostra intitolata al duecentesimo anniversario della nascita dell’”eroe dei due mondi”. Vi erano esposte varie opere contemporanee e ho fraternizzato facilmente con altri artisti e con l’organizzatore. Mi fu chiesto di filmare la performance di Laura e nessuno si informò sulla mia nazionalità. Anzi, mi invitarono a una ulteriore mostra che doveva tenersi l’anno successivo al consolato italiano di Montevideo.[1]
Fu così che mi venne quest’idea delle grucce per abiti in metallo (alcune sono in alluminio altre in ferro zincato) che si prestavano molto a formare delle sagome di cavalli. E visto che avevo un anno di tempo e che, come Tom Sawyer, mi piacciono le cose difficili, decisi subito di lanciarmi in una grande produzione per fabbricare il più gran numero possibile di cavalli. Le grucce che avevo in casa, anche se erano abbastanza numerose rapidamente non mi bastarono e allora lanciai un appello per e-mail a tutti i miei amici e conoscenti:

foto inserita nell’appello


APPELLO!

Cari amici tutti, Portatemi le vostre grucce di metallo della tintoria!
Saranno trasformate in cavalli per un’operazione gratuita in ricordo del bicentenario di Giuseppe Garibaldi che tanto faticava a trovare cavalli per le sue battaglie.
Parteciperete così anche voi a un’atto di puro idealismo e sarete iscritti nella lista dei donatori!

Kika Bohr

Milano, 30 gennaio 2008 (raccolta fino al 25 febbraio)

Come per un’impresa risorgimentale e cospirativa la preparazione e l’entusiasmo collettivo furono fondamentali. Negli incontri personali le grucce diventavano improvvisamente preziose. Centinaia di grucce furono da me trasformate! I cavalli fantasma presero vita lentamente perché non riuscivo a farne più di due o tre al giorno ma finalmente dopo un anno eccoli pronti per le loro battaglie (non troppo sanguinose): le nostre chimere. Le grucce sono poi anche dei punti interrogativi. E’ bello lavorare sentendo che uno slancio utopico e giocoso può essere condiviso: alle mostre c’era sempre un foglio in bella vista con i nomi dei donatori.[2]


Nota [1]: La prima mostra a cui questa installazione di dimensioni variabili ha partecipato è stata quella di “Garibaldi200years” organizzata da Enzo Marino a Montevideo/Uruguay per il bicentenario di Garibaldi. I cavalli sono poi arrivati a Napoli e a Lecce e a Gaeta per altre mostre.

Nota [2]: Questi i primi donatori: Gloria Giobbi, Silvia di Ciacco, Sara Gramaccini, Antonina Di Ciaccio, Andrea Musumeci, Marilisa Buccione, Maria Teresa Paladini, Edoardo Epis, Amedeo Jacovella, Franca Bozzetti, Mercedes Cuman, Rossella Roli, Laura Cristin, Elisabeth Bohr, Josephine Capanna, Roberto Capanna, Christiane Ecoffey, Damiano Alberti, Adele D’Arcangelo, Roberto Menin, Elisabeth Menin, Michelle Gagliardi, Daniela Sacco, Maria Bax, Gloria Piana, Luisa Taliento, Alberta Girardi, Maria Grazia Recrosio, Marie Ange Jourdain-Guyer, Nicola Voso, Elena Zaccheroni, Lucia Scaldapane, Camilla Mariani, Maria Giulia Longhi Ratti, Leonardo Servadio…

foto di Piero Chiussi

foto di Piero Chiussi

2 pensieri su “Come fu possibile tirar fuori i “Mille cavalli per Garibaldi”

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