Frammenti di Cinema # 34

Vedi alla voce Teflon. Dai carrarmati (per refrigerarli) alle padelle (per non far aderire il cibo). Guardate Cattive acque (2019) di Todd Haynes e butterete tutte le padelle di casa. Racconta la (vera) battaglia legale di un avvocato contro il colosso chimico DuPont, colpevole dell’inquinamento delle acque della cittadina di Parkersburg. Mi domando come mai il cinema italiano non abbia voluto o saputo fare film “civili” su questi temi, per esempio su Seveso per la diossina, su Casal Monferrato sull’Eternit, o su Taranto. Il cinema americano ne è ricchissimo. Noi italiani ci siamo riusciti solo per raccontare la mafia o i Casalesi. Con un terribile sospetto: che raccontare la criminalità porti successo per un effetto emulativo, mentre l’ecologia è noiosa perché mette in gioco le nostre responsabilità.

Anzi no. Qualche film c’è, ci è sfuggito. Per esempio, nel 2015 è uscito Un posto sicuro di Francesco Ghiaccio, ambientato proprio a Casale Monferrato, dove vive un giovane precario il cui padre, ex operaio della Eternit, sta morendo di mesotelioma. Del 2017 è Veleno di Diego Olivares, che racconta il dramma ecologico della Terra dei Fuochi e di una coppia di contadini che lottano per difendere il loro bestiame dall’inquinamento dei rifiuti tossici. Di Seveso e del disastro della diossina non restano tracce, se si esclude una citazione di Battisti ne Una giornata uggiosa, e Una lepre con la faccia di bambina, un miniserie televisiva in due puntate, interpretata da Franca Rame e girata da Gianni Serra, andata in onda sulla Rai nel 1989. Taranto, invece, la troviamo come ambientazione ne Il grande spirito (2019) di Sergio Rubini, con Rocco Papaleo. Uno si aspetterebbe un film “campy” sul disastro dell’Italisider, tipo, per intenderci, La donna elettrica (2018) di Benedikt Erlingsson, ed invece si trova a vedere un apologo sugli ultimi indiani metropolitani (l’industria resta una metafora, molto lontana). Il film islandese, invece, ci fa simpatizzare, addirittura, con Halla, un’eco-terrorista che organizza il sabotaggio delle linee elettrice di un grande impianto siderurgico.

Come abbiamo visto, ben altri risultati ha prodotto, ahimè,  il cinema americano, ci piaccia o no. Prendiamo qualche altro film. Molto bello è Insider – Dietro la verità del 1999, diretto da un veterano come Michael Mann e interpretato da Russell Crowe e Al Pacino sulla denuncia dei danni del fumo per anni negati dalle multinazionali del tabacco. Un piccolo cult è Erin Brockovich – Forte come la verità (2000) di Steven Soderbergh in cui Julia Roberts interpreta il personaggio reale impegnato nel 1993 a difesa delle acque (ancora) di una cittadina californiana inquinate dagli scarichi industriali di cromo. Più di recente, le anime ecologiste non possono perdersi quel vero e proprio manifesto “new age” che è Captain Fantastic (2016) diretto da Matt Ross con un inconsueto Viggo Mortensen che nella natura selvaggia educa i figli secondo gli insegnamenti di Noam Chomsky. Per tornare al nostro cinema, solo Renzo Martinelli nel 2001 è riuscito a dare peso a film “civili” che non trattassero solo di mafia o terrorismo, con Vajont – La diga del disonore. I suoi esordi sono stati davvero all’altezza del miglior cinema, ma poi si è del tutto perso inseguendo le sovrastrutture del sovranismo. Peccato che, a parte lui, tutti i film italiani citati non hanno lasciato alcun segno, quando sono riusciti almeno ad arrivare sullo schermo. Questo conferma il sospetto iniziale. E’ più pop scimmiottare i boss, che realizzare un autentico cinema di denuncia, seppure spettacolare.

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