Io sono Natasha.

di Stefanie Golisch

La badante della mia vicina di casa si chiama Natasha, la prima si chiamava Mirela, la seconda Nina, la terza Olga, lei è la quarta, Mirela era sparita a un certo punto, Nina aveva trovato un impiego migliore e Olga un uomo in internet, Natasha, che ai tempi dell’Unione Sovietica ha fatto l’ingegnere chimico e dopo il crollo della stessa la venditrice ambulante in Polonia, ancora non sa quali saranno le sue sorti, per il momento dorme sul divano in sala e accudisce la sua padrona come può, incontro Natasha sulla balconata di casa dove va a fumare, vizio che non ha alcuna intenzione di smettere, è nata a Baku, capitale dell’Azerbaigian, sua madre era di San Pietroburgo quando questa ancora si chiamava Leningrado, le piace la Russia che secondo lei, dovrebbe riprendersi l’Ucraina, dove è vissuta per quasi tutta la vita, in gioventù ha studiato il pianoforte e ha letto tutti i classici, quel che ha imparato della vita è che bisogna prenderla così com’è, finita la pandemia, se ne andrà sicuramente, a casa o da un’altra parte, ancora non lo sa, ha settantadue anni, suo marito che è stato un bel uomo è morto giovane e anche il suo primo amore, recuperato dopo la morte del marito, pure lei stessa deve essere stata una donna attraente dai tratti decisi, nel comunismo, in un certo senso, aveva creduto, ora non sa più in cosa credere, ma non importa, ognuno ha la propria croce da portare, la sua, in questi mesi monzesi, si chiama Rosetta, donna di vedute molto limitate alla quale inutilmente ha cercato di spiegare chi è lei

3 pensieri su “Io sono Natasha.

  1. carlamaria

    Stefanie, il tuo scritto è bellissimo; la badante di mia mamma si chiama Mary peruviana, prima c’era Tamara ucraina, Maria ucraina, Katiuscia bulgara….
    che dire?

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  2. pinuccia gianotti

    Stefanie, grazie! Parole asciutte e tenerissime, insegnando italiano alle badanti ho conosciuto e amato persone come Natasha, e ,un poco, rendi loro giustizia…

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  3. mimma

    Ogni essere umano avrebbe il diritto di essere riconosciuto nella sua unicità, invece molto spesso lo si identifica con i ruoli che svolge, e ciò è terribile. Grazie Stefanie per questo testo che senza voler descrivere né spiegare rimanda ad una complessità interiore che è in Natasha e in ogni vivente.

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